Modigliani: “Mi staccarono la collanina d’oro da consegnare alle SS”

di Alessandro Pignatelli –

Enrico Modigliani è uno dei testimoni della Shoah. Anche se piccolissimo in quel periodo, ricorda molto bene alcuni episodi avvenuti tra il 1938 e il 1945 in Italia e non solo. “Mio papà lavorava per il ministero e, da un giorno all’altro, fu cacciato quando furono emanate le leggi razziali. Io non potevo frequentare prima l’asilo e poi la scuola in quanto ebreo. Ebbi tanti dispiaceri da bambino. Per esempio, il sabato pomeriggio gli altri bambini del mio palazzo mettevano l’uniforme da balilla  e andavano in giro, cosa che io non potevo fare”.

Il peggio deve ancora venire. E ha una data precisa: l’8 settembre 1943, l’armistizio dell’Italia che significa guerra contro gli ex alleati, i tedeschi: “Ci fu l’invasione di Roma. Le SS chiesero agli ebrei di raccogliere 50 chili di oro entro 48 ore, altrimenti avrebbero deportato 200 capi famiglia. Mi sembra ieri che mia mamma e mia nonna si misero a rovistare nei cassetti a caccia di tutti i gioielli d’oro. Mi strapparono la collanina d’oro che portavo al collo. Alla fine, la mia famiglia consegnò 60 grammi d’oro ai tedeschi; fu anche grazie a chi non era ebreo, che in sinagoga furono portati 52 chilogrammi e 725 grammi d’oro nel tempo stabilito. Eravamo al 27 – 28 settembre”.

Quello della consegna dell’oro fu un pretesto per avere nomi e cognomi degli ebrei: “Il 16 ottobre avvenne la deportazione di tutti gli ebrei romani. Fortunatamente, ne furono trovati solo 1.200 perché gli altri nel frattempo erano riusciti a scappare o si erano nascosti”. La famiglia di Enrico Modigliani fu una di quelle che riuscì a scappare: “Ma il fratello di mia nonna e la sua famiglia no. Furono tutti deportati nei campi di concentramento”.

Aggiunge: “Noi avevamo una casa vacanze in affitto a Velletri, dove andavamo d’estate, e per un po’ vivemmo lì. Mio papà arrivava la sera dopo aver lavorato come rappresentante per una fabbrica di impermeabili. A un certo punto, però, non fu più sicuro neanche quel posto e ci disperdemmo per le vigne della zona, prima di tornare a Roma con documenti falsi”. Modigliani diventò Macchia: “Enrico Macchia era il più grande amico di mio papà, dunque per me fu più facile non dimenticare che da allora ero Macchia e non Modigliani”. Anni difficilissimi, con la possibilità di essere scoperti da un momento all’altro. Fino al 4 giugno 1944: “Per me questo è un grande giorno di festa, quando gli americani entrarono a Roma, liberandola. Ricordo che da casa, a Monteverde, vedevo da una parte arrivare questi carri armati luccicanti, con a bordo soldati americani sorridenti che regalavano cioccolata e caramelle a tutti; dall’altra, i tedeschi – che fino a quel momento avevano spadroneggiato – che scappavano”.

Dice Enrico Modigliani: “Oggi che sono vecchio ricordo più quegli anni degli ultimi. Dopo la fine della guerra, per me tornò tutto normale. Andai a scuola, laureandomi in Economia. Gli amici non ebrei, che ci avevano abbandonato durante il periodo nazista, tornarono a essere amici miei. Eravamo di nuovo tutti uguali”.

Oggi, a distanza di tanto tempo, come vede il mondo Modigliani? “C’è un ritorno dell’antisemitismo sia da parte dell’estrema destra sia da parte dell’estrema sinistra. Frutto di pregiudizi, come quello che fummo noi ebrei a uccidere Gesù Cristo, che era ebreo anche lui; che i palestinesi sono le vittime degli israeliani. È un anti-semitismo nuovo, da spiegare ai giovani. Io vado spesso nelle scuole a parlarne”. Prima di essere un testimone di un periodo tanto buio, Enrico si è fatto una vita: “Ho aperto un azienda per la creazione di capi di abbigliamento, che è diventata sempre più grande, fino alla chiusura del 1992. Mi hanno convinto a candidarmi proprio quell’anno e, per un breve periodo, sono stato un deputato del Partito Repubblicano”.

Il cognome Modigliani fa inevitabilmente venire in mente il pittore, con cui non ci sono però parentele: “Ma mio nonno Enrico ha creato l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, che aiuta i bambini abbandonati e che hanno smesso troppo presto di prendere il latte materno. Il fratello di mio padre, Franco Modigliani, è invece colui che nel 1985 ha conquistato il Premio Nobel per l’Economia”. Prima di chiudere, ci dà un suggerimento. Che vale per tutti i media: “Sono preoccupato per l’inflazione del giorno della memoria. Se ne parla troppo, la gente di stufa e non legge più ciò che si dice in merito. E invece quel periodo storico va ricordato nel modo giusto”.

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