Quello che le donne non dicono

Quello che le donne non dicono

24 Gennaio 2019 1 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

No, non si parla della romantica canzone di Fiorella Mannoia.

Tra tutto quello che le donne non dicono può darsi, certo, che ci siano lettere d’amore e complicate dolcezze, ma c’è anche molto altro. E non si tratta di grandi segreti poetici, ma di incomprensibili cose doverosamente taciute per il bene della sensibilità maschile, che ci vede più simili a una Barbie che a un essere umana: e non per la bellezza (macché, i loro standard non sono poi così alti come fingono), ma per la strana concezione che ci credono un corpo inanimato, i quali organi e ormoni sono rimasti nella scatola del Costruisci il tuo Corpo Umano. Pure quella era più umana.

“Hai le tue cose?”

Innanzitutto, quali cose? Si chiamano mestruazioni, più comunemente si può definire ciclo. E non è una parolaccia da nascondere e da nominare solo in caso di frecciatina: sì, perché “hai il ciclo?” è la domanda che ha in canna la maggior parte degli uomini quando non sono in grado di capire i comportamenti di una donna. Non è che magari le ha fatto girare le ovaie, non è mai colpa sua: è colpa delle “sue cose”.

Ma non è questo il punto. Perché il dettaglio più assurdo che riguarda il tema è che le mestruazioni sono come il Fight Club: vige la stessa prima regola, non se ne parla. Il perché non l’ha ancora capito nessuno.

Ecco, allora, infilare gli assorbenti nel carrello con fare sommesso che neanche un furto, nasconderli sotto il pacco dei grissini e sentirsi addosso gli occhi di tutti quando passano in cassa; ovviamente, neanche a dirlo, impossibile pensare di mandare un uomo ad acquistare gli assorbenti: per qualche strana ragione se ne vergognano, forse è necessario che qualcuno ricordi loro che nessuno penserà che il ciclo ce l’hanno loro. D’altronde sono le “nostre cose”, mica le loro, no?

Addirittura quando c’è bisogno di prendere ferie dal lavoro, tra le motivazioni istituite dal capo leggiamo: “Indisposta”.

Essere indisposta, secondo la Treccani, significa provare avversione verso qualcosa, nutrire antipatia: ecco, l’unica antipatia in quel momento è verso quel termine. Indisposta. O verso il capo, ça va sans dire.

Le donne si depilano

Nonostante la maggior parte del marketing sull’epilazione ha come testimonial donne, sembra che se per un uomo sia normale parlare di peli, per una donna sia – ovviamente – qualcosa da non dire: bisogna fingere che i peli non li si abbiano proprio.

Sveliamo questo segreto: una donna ha i baffetti e se li toglie (se vuole). Ha i peli ovunque come li ha un uomo. E se li toglie (se vuole). Ma, dulcis in fundo, un altro segreto vige sul metodo di depilazione: sembra, infatti, che nonostante circa il 70 per cento delle donne utilizzi il rasoio si senta in obbligo di dire che fa la ceretta, perché il rasoio è ancora considerato un oggetto maschile. È vero, ammettiamolo: le donne che utilizzano il rasoio, usano quello maschile. Le ragioni sono due: non esistono rasoi femminili, in primis; costano di meno, la seconda.

Masturbazione femminile: il segreto di Pulcinella

Tutti sanno, tutti negano. Anzi: tutte. Perché le prime a sostenere di non praticare l’autoerotismo sono le donne: la masturbazione femminile, infatti, porta con sé medievali retaggi storici che inducono le donne a un senso di vergogna e senso di colpa. Non solo: il senso di colpa è anche aumentato dalle eventuali frustrazioni del compagno o marito, perché è nella mentalità maschile pensare che una donna abbia bisogno di masturbarsi solo ed esclusivamente se insoddisfatta dalla sua attività sessuale. Sbagliato: è una necessità fisica che non è legata a un periodo né di astinenza né di insoddisfazione. Quindi, spiacente: la sua esistenza non ruota intorno al mondo maschile. Fatevene una ragione: la masturbazione femminile esiste e chi vi dice che non l’ha mai praticata mente.

Ma soprattutto, accettatelo: nessun uomo saprà conoscere il corpo di una donna meglio di quanto lei stessa lo conosca.