Scomparse programmate tra gli atleti: una prassi africana nei grandi eventi

di Deborah Villarboito –

C’è un aneddoto curioso legato alle Olimpiadi di Londra 2012. Durante la kermesse scomparvero degli sportivi africani. Ben undici per essere precisi. Otto atleti e tre tecnici. Sette camerunensi e quattro congolesi. Si pensò subito ad una scomparsa programmata che sicuramente coinvolgeva gli agenti dell’immigrazione.

Tra i camerunensi, Drusille Ngako è stata la prima a sparire, il portiere di riserva della squadra di calcio femminile. Poi è stata la volta del nuotatore Paul Ekane Edingue, infine i pugili eliminati nei turni preliminari, Thomas Essomba, Christian Donfack Adioufack, Abdon Mewoli, Blaise Yepmou Mendouo e Serge Ambomo. Si tratta di una prassi comune degli atleti africani e dei personaggi sportivi. Non era la prima volta che degli atleti sono scomparsi durante una competizione sportiva internazionale. In un’edizione recente dei Giochi della Francofonia e del Commonwealth, nonché nel corso di competizioni di calcio junior, diversi hanno abbandonato la loro delegazione senza un consenso ufficiale. Spesso sono proprio i talent scout proporre questa prassi, alla ricerca di un ambiente sportivo con meno difficoltà. Gareggiano per altri Paesi o scappano alla ricerca di una vita migliore rispetto a quella del luogo di origine.

Anche l’ambasciata del Sudan aveva fatto sapere che tre sui atleti erano spariti nel nulla: uno di questi ha poi chiesto asilo politico. Ancora lo scorso aprile, otto atleti del Camerun sono spariti dal loro alloggio ai Giochi del Commonwealth in Australia. A confermare la scomparsa sono stati gli accompagnatori della squadra. Secondo i responsabili del team, si tratterebbe di diserzione e, infatti, gli atleti scomparsi sono stati denunciati alla polizia australiana. Gli scomparsi erano tre sollevatori di peso e altri cinque pugili: Olivier Matam Matam, Arcangeline Fouodji Sonkbou, Petit Minkoumba, Christian Ndzie Tsoye, Arsene Fokou, Ulrich Rodrigue Yombo, Christelle Aurore Ndiang, e Simplice Fotsala. Nella stessa rassegna si contano 255 tra atleti e i dirigenti, molti di quali africani, rimasti “clandestinamente” nella terra dei canguri.

Tutte persone che in parte hanno poi chiesto asilo al governo, oppure si sono volatilizzate. Di fatto, c’è da dire che alcuni degli atleti in giochi passati non solo hanno ottenuto protezione, ma hanno in seguito gareggiato per l’Australia. Un esempio è stato il pesista Simplice Ribouem, che nel 2006, a Melbourne, ai XVIII Giochi del Commonwealth, dopo aver vinto la medaglia di bronzo per il suo Paese, il Camerun, si nascose per tre giorni e tre notti, dormendo all’aperto e nutrendosi solo di acqua. Poi la sua vita cambiò. Divenne australiano e per il nuovo paese vinse la medaglia d’oro ai XIX Giochi del Commonwealth del 2010, a Nuova Delhi, e quella d’argento nel 2014, a Glasgow.

Altro caso noto di Londra 2012, quella della nazionale del Congo. Il judoka Cedric Mandembo, sconfitto in appena 49 secondi nel primo turno della categoria 100 kg dal russo Alexander Mikhaylin era sparito dopo la cerimonia di chiusura non rispondendo più nemmeno al cellulare, così come il tecnico di judo Ibula Masengo, l’allenatore di pugilato Blaise Bekwa, e il direttore tecnico della nazionale di atletica Guy Nkita. Totale della rassegna: 21 scomparse. Lo stesso era accaduto anche ai Mondiali di Nuoto di Roma nel 2009. Due atleti del Gibuti, Repubblica dell’Africa orientale, erano scomparsi. Il 22enne Ali Houmed Hassan e il 21enne Harbi Hassan Ahmed. Con loro anche atleti della Guinea: quattro nuotatori della squadra. Nel 201, ancora, da un hotel parigino si volatilizzò un’intera squadra calcistica senegalese.

Rispondi