Se il giornalismo finisce nel Tamigi…

Se il giornalismo finisce nel Tamigi…

24 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Michela Trada –

Quando nella home del mio profilo  Facebook è apparsa la notifica della notizia di Banfi all’Unesco, ho seriamente pensato si trattasse di una fake news; in fondo, lo sappiamo che sui social gira proprio di tutto, Il signor Distruggere e Mamme Pancine insegnano.

E, invece, no: si trattava, o meglio, si tratta, della nuda e cruda verità. Non solo. Noi in Italia quando facciamo le cose, le facciamo per bene. Così, ecco che, mercoledì, ci pensa Libero a farci collezionare l’ennesima figura di emme agli occhi del mondo: “Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay” si legge in prima pagina a caratteri cubitali. È risaputo, infatti, che i gay siano il male dell’economia del Bel Paese e che ci siano correlazioni tra status economico e orientamento sessuale.

Del resto domenica 27 gennaio festeggiamo i 70 anni dalla fine della Shoah perché non esistono più discriminazioni di questo tipo. Che lo scopo fosse quello di attirare l’attenzione appare scontato (e ben riuscito ahinoi), ma a tutto c’è un limite anche alla cosiddetta libertà di cronaca.

Da giornalista mi chiedo perché debbano essere usati sempre due pesi e due misure a seconda della potenza della testata sui cui si scrive (se si fosse chiamato “Pinco” al posto di Libero probabilmente ora avrebbe già le saracinesche abbassate); da cittadina, sono basita da tanta idiozia e dal fatto che gli italiani nel mondo vengano rappresentati così (prevedo già una bella vignetta da Charlie Hebdo nel merito).

Una motivazione per questa geniale uscita, a ben pensarci, però, potrebbe esserci: forse anche il titolista di Libero è andato a farsi un bagno nel Tamigi dove recentemente sono stati riscontrati i tassi di cocaina più elevati del pianeta. Se le anguille diventano iperattive chissà cosa può succedere al cervello umano. In fondo, io lo spero ancora: andare in edicola oggi e vedere scritto con gli stessi caratteri e con la stessa posizione “Era tutto uno scherzo, di cattivo gusto”.  Un sogno utopico in un mondo dell’informazione che non ha più né capo né coda.