Terzo Settore in Italia: la Riforma che mette ordine e valorizza

di Deborah Villarboito –

La dottoressa Claudia Fiaschi è portavoce di Forum Terzo Settore, attiva dal 1997, è stata riconosciuta dal Ministero del Lavoro nel 2017, come l’associazione di enti del Terzo settore maggiormente rappresentativa sul territorio nazionale, in ragione del numero degli enti aderenti e ci spiega cosa sta succedendo in questo settore in espansione: «Oggi in Italia il terzo settore rappresenta un fenomeno abbastanza imponente con dei numeri grandi. Si parla di 340 mila organizzazioni, più di 5 milioni di volontari e 800 mila persone che ci lavorano all’interno. È anche in crescita perchè gli ultimi dati dell’Istat hanno proprio fatto vedere come questo sia uno dei fenomeni che negli ultimi anni ha avuto un trend di crescita significativo per numeri di associazioni, di volumi di attività svolte e di occupati, anche e soprattutto nelle regioni del Sud. È molto importante che questo fenomeno riesca a mobilitare anche quelle che sono considerate le aree più fragili del Paese, perchè noi sappiamo che costruire reti sociali è principale predittore di una buona possibilità di lancio di processi di sviluppo anche più complessivi a livello occupazionale» spiega la dottoressa Fiaschi.


Non solo questo però lo caratterizza: «Poi è chiaro che la vera importanza del terzo settore non sta ovviamente nel fatto che è un fenomeno diffuso, presente in tutte le comunità e in crescita. È proprio nella sua natura, che è quella di nascere tra le persone per fronteggiare i bisogni che sono considerati prioritari ed esigenza, attraverso l’impegno attivo dei propri cittadini. Si mobilitano insieme ad altri e inventano delle nuove soluzioni, mettendole a disposizione della propria comunità in primis, ma anche poi delle istituzioni. La vera innovazione sociale nasce dal fatto di cercare soluzioni a problemi nuovi e spesso nascono come delle testimonianze. Da queste, la storia del Paese ce lo insegna, sono scaturite delle riflessioni istituzionali che hanno fatto proprie quelle innovazioni. Da testimonianze sono diventate vere e proprie politiche: la sanità pubblica, l’istruzione pubblica, l’assistenza domiciliare. Sono nati non dall’iniziativa pubblica, sono quasi sempre frutto della mobilitazione civica. Siccome era un’innovazione virtuosa, una cosa buona che produceva del bene per le persone, veniva sposata dalle istituzioni e resa universale proprio come investimento. È molto importante il ruolo del terzo settore nelle comunità, non solo per quello che fa, l’impegnarsi in tantissimi fronti, ma anche la capacità di mobilitare la comunità intorno a temi sensibili emergenti, fare innovazione sociale e attraverso un dialogo intelligente con le istituzioni trasformare una soluzione efficace in una politica di lungo o medio periodo che poi viene messa a disposizione in un modo strutturale di tutti i cittadini. È molto importante e la nostra Costituzione protegge l’iniziativa civica in più articoli (2, 3, 118), questa è una caratteristica del sistema Italia. È un bene prezioso perchè cementa anche le relazioni all’interno della comunità».


Cosa sta succedendo in questi giorni? La Riforma del Terzo Settore ha apportato cambiamenti importanti per regolarizzare le organizzazioni:«Con i suoi strumenti incardina un ragionamento che mette al centro l’iniziativa delle persone come strumento di cambiamento sociale. La Riforma non è solo un lavoro che mette ordine in una storia che è lunga secoli nel terzo settore italiano. Chiaramente c’è anche uno sforzo di sistemare una situazione normativa che si è avvicendata in tanti anni di attività. Accanto a questo c’è anche un percorso che porta ad uno sguardo al futuro, in cui il terzo settore in Italia possa e voglia essere un grande ingrediente di cambiamento sociale per obiettivi di progresso complessivi con delle sfide importanti come quella del lavoro, del nuovo welfare, di un miglioramento della qualità della vita in tantissimi ambiti – continua la dottoressa – Introduce anche elementi molto nuovi, apre a tutta una serie di sostegni e incentivi ai soggetti del settore, ne rifà un perimetro, li definisce, dice quali sono. Ai soggetti già noti aggiunge le reti e introduce in modo strutturato ed efficace il peso sociale, quindi la distinzione delle attività del terzo settore che non hanno una rilevanza commerciale, da quelle che invece ce l’hanno. Dentro a questo quadro ci sono anche degli impegni di trasparenza, di contabilità, di gestionale, di comportamenti organizzativi coerenti con i sistemi di valori che questi portano avanti. Individua un registro unico per esempio, elencati per statuto, che hanno anche vincoli di impegni fiscali. Sostanzialmente lega tutti gli incentivi, sia quelli fiscali come le donazioni, sia quelle economiche per i progetti che vengono finanziati dalla fiscalità pubblica, però ha dei precisi impegni, quindi inizia a rimettere insieme una regolamentazione generale. La Riforma crea un quadro regolato che incentiva, ma anche mette in condizioni il soggetto pubblico di agevolare soltanto i soggetti più meritevoli».

In vista di questo, il Forum Terzo Settore ha ideato un progetto di formazione che sta girando per tutta Italia, CapacitAzione: «Nasce perchè la Riforma apre un imponente percorso per tutte le organizzazioni di terzo settore d’Italia e di autoriflessione su come procedere rispetto al dettato normativo. Noi non volevamo che questo fosse soltanto un’operazione di adattamento statutario. Molte associazioni potrebbero preoccuparsi solo di sistemarsi, senza cambiare più di tanto. La Riforma è invece una grande opportunità perchè dota di nuovi strumenti il terzo settore per raggiungere le proprie finalità e quindi noi vorremmo che questa fosse anche una grande occasione per le organizzazioni di interrogarsi sulla loro mission da qui ai prossimi 20 anni, in termini di vocazione sociale all’interno delle proprie comunità. Di come dentro alla loro mission gli strumenti della Riforma possono diventare utili a generare più impatto migliore, efficacia nel fare il proprio lavoro e attività. Quindi lavoriamo all’interno delle organizzazioni con questo spirito per recepire gli strumenti della Riforma, all’interno di una cornice che mette insieme identità, senso, prospettiva, visione – conclude Claudia Fiaschi – Questo è quello che volevamo fare, per quello abbiamo deciso di dotare ogni organizzazione di un gruppo di formatori, per mettere tutti in condizione di avere alcune persone che padroneggiano gli strumenti della Riforma e accompagnano le persone ad usarli al meglio».

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