Tornano le stragi nel Mediterraneo

di Fabiana Bianchi –

• L’inizio della settimana di cronaca di Cosmo, giovedì 17, ha visto in primo piano un’operazione contro il caporalato. A Latina, infatti, è stata scoperta un’organizzazione criminale che sfruttava persone straniere nei lavori agricoli. I lavoratori dovevano prestare servizio dodici ore al giorno, erano pagati meno della metà del dovuto, dovevano obbligatoriamente iscriversi a un sindacato (nell’indagine, infatti, è coinvolto anche un sindacalista, oltre a un ispettore del lavoro) e dovevano sottostare a diversi obblighi e divieti, senza diritti. Sei gli arresti e cinquanta gli indagati.

• Venerdì 18 è avvenuto un macabro ritrovamento nei boschi della provincia di Bergamo: il cadavere carbonizzato di una donna. Gli accertamenti hanno permesso di identificare Stefania Crotti, scomparsa il giorno precedente. Secondo le successive indagini, la donna sarebbe stata uccisa dall’ex amante del marito.

• Sabato 19 gennaio è arrivata la notizia di una nuova strage di migranti nel mar Mediterraneo. Sono 117 le persone disperse in seguito al naufragio di un gommone al largo della Libia. Solo tre migranti si sono salvati. Tra i dispersi anche una donna incinta e un bambino di soli due mesi. Una tragedia che arriva poco dopo quella del mare di Alboran, dove hanno perso la vita 53 persone.

• Domenica 20 gennaio c’è stato un secondo allarme nel Mediterraneo: un barcone in avaria, con un centinaio di persone a bordo, ha chiamato aiuto mentre si trovava al largo di Misurata, in Libia. Il natante è stato raggiunto dopo alcune ore da un mercantile della Sierra Leone: la Guardia Costiera libica, infatti, in quel momento non aveva a disposizione mezzi di soccorso propri. I migranti sono stati riportati in Libia.

• Lunedì 21 gennaio i talebani sono tornati a fare parlare di loro in Afghanistan. Una cellula ha attaccato le installazioni militari a meno di 50 chilometri da Kabul, con un blindato esplosivo. Almeno 65 persone sono morte, mentre altre decine sono rimaste ferite. Dopo l’esplosione, due terroristi si sono introdotti nella base per mietere altre vittime con i kalashnikov.

• Martedì 22 è emerso un nuovo elemento nel caso di Stefano Cucchi. In un’intercettazione fra due Carabinieri, uno dei militari riferisce le parole di un terzo collega, che avrebbe detto: «Bisogna avere spirito di corpo, se c’è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare». «Quanto emerso dovrà essere valutato compiutamente dall’autorità giudiziaria – commenta il comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri – E quando lo avrà fatto, verificheremo i significati da dare a frasi come “spirito di corpo”. Quando il quadro sarà chiaro faremo quello che dovremo fare».

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