Avete paura della Morte? Il filosofo antico Epicuro vi salverà

Avete paura della Morte? Il filosofo antico Epicuro vi salverà

31 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

La paura della Morte è qualcosa di abissale, profondo, che smuove l’animo umano e che continua a essere uno dei tormenti più insopportabili.
Eppure, si tratta di una prassi, che ogni giorno miete vittime, di qualsiasi età e sesso. Bambini, adolescenti, adulti e anziani si lasciano cadere tra le candide braccia della Morte.

Ognuno di noi pensa a questo momento, a quanto gli resterà da vivere, alla modalità con cui dovrà salutare questo mondo: un pensiero assillante, un tormento che giace latente nell’animo di tutti noi. Come è possibile non avere paura della Morte?

Ecco che arriva in nostro aiuto Epicuro, filosofo greco vissuto tra il 342 a.C. e il 270 a.C.
Epicuro è stato un pensatore illuminante, che, con il suo Tetrafarmaco (o Quadruplice Rimedio), ha cercato di liberare l’uomo da quelle che riteneva fossero le quattro paure più forti radicate nell’animo umano: paura degli Dei (diremmo noi oggi di Dio), della Morte, della mancanza di piacere e del dolore fisico.

Nello specifico, la Morte per Epicuro non rappresenta alcun male. Anzitutto, la Morte è assenza di sensazione: è rottura, dissoluzione degli atomi. Epicuro sposa la fisica di Democrito (460-370 a.C.), la cui base prevede che non esista nulla al di fuori di atomi e vuoto.

Ogni essere vivente e non vivente è aggregazione di atomi. La vita stessa, da un punto di vista materialistico, può essere spiegata come insieme di atomi. La Morte, essendo il contrario della vita, non è altro che quel processo di disgregazione di atomi, che si traduce in assenza di sensazioni. Quando moriamo, infatti, non abbiamo più percezioni né sensazioni. Questo è il primo motivo che deve indurci a non temere la Morte: quel giorno, non sentiremo alcun dolore.

Siamo, insomma, come dei manichini: dopo aver prestato servizio, veniamo gettati in terra e ci rompiamo. Ma nel momento della caduta non sentiremo alcun male, perché la Morte è quel momento in cui si cessa di sentire, di percepire e, più estesamente, di soffrire.

Il secondo e fondamentale punto della dottrina epicurea sostiene che non sia necessario avere paura della Morte, in quanto: “La Morte non è nulla per noi: quando ci siamo noi non c’è lei e quando c’è lei non ci siamo più noi” (Epicuro nella Lettera sulla felicità a Meneceo).

La Morte non deve spaventare in quanto quando ci siamo noi non c’è lei e quando c’è lei noi non siamo più: non avviene nessun incontro. L’uomo non può incrociare la Morte dal momento che uomo e Morte non possono coesistere, non possono esserci simultaneamente. Si tratta, insomma, di due linee parallele, che non si incontreranno mai. Vita e Morte sono come + e – : si escludono a vicenda.

La filosofia di Epicuro vuole essere guida per l’uomo, liberazione e rimedio. Il timore più importante è proprio quello di morire. Secondo il filosofo non dobbiamo temere né la vita né la Morte. Il saggio è colui che sceglie il tempo più dolce e non quello più lungo. La nostra esistenza non si misura da un punto di vista estensivo, ma qualitativo. Possiamo anche aver vissuto solo trent’anni, ma averlo fatto dolcemente e degnamente, tanto che altri anni non ci sarebbero serviti a nulla. Possiamo morire a cent’anni ma non aver vissuto come volevamo, non aver goduto appieno della nostra esistenza e della dolcezza che ci è stata offerta.

Il saggio né rifiuta la vita né teme la Morte; perché né è contrario alla vita né reputa un male il non vivere. E come dei cibi non cerca certo i più abbondanti, ma i migliori, così del tempo non il più durevole, ma il più dolce si gode.