Chiara Nunzi e il tirocinio a scuola: “Fa parte degli esami universitari, sto imparando molto”

Chiara Nunzi e il tirocinio a scuola: “Fa parte degli esami universitari, sto imparando molto”

31 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Chiara Nunzi è iscritta alla facoltà di Scienze per la formazione primaria che ti prepara per l’insegnamento in scuole dell’infanzia ed elementari. Dal secondo anno, per lei, sono inseriti nel piano di studi obbligatorio dei cicli di tirocinio nelle classi, a contatto quindi con la realtà imparata sui libri. “Entri e scuole tocchi con mano ciò che hai studiato”.

Il primo anno di tirocinio era programmate 20 ore alla primaria e 20 all’infanzia. Nel secondo sono sensibilmente aumentate: 60 infanzia e 60 primaria. Un impegno non da poco: “Tu stai in classe e vedi soltanto quello che fa la maestra, fai osservazione il primo anno. Devi essere il più invisibile possibile e non è facile perché i bambini vogliono sapere chi sei. Non devi disturbare le maestre che, a loro volta, ti spiegano le attività che svolgono, gli obiettivi e perché facciano alcune cose. Poi io, a fine giornata, compilavo il quaderno di lavoro: presenze, assenze, età, eventi della giornata, il clima sociale dentro la classe, le discussioni dei bambini e gli interventi della maestra, l’uso dei tempi per quanto riguarda l’infanzia (ossia dare dei punti di riferimento perché i bambini capiscano a che punto della giornata sono, l’uso dello spazio per capire se i banchi si possono spostare oppure no”.

Il secondo anno di tirocinio le cose sono mutate un po’, non solo per le tante ore in più. “Ho sempre il mio quaderno da compilare. Dovrei fare osservazione, ma anche progettare un intervento didattico con l’aiuto dell’insegnante di una materia a piacere. Oppure spiegare io agli scolari su argomento scelto dalla maestra”.

Se il primo anno il tirocinio è durato da marzo a giugno, il secondo è iniziato già a novembre. “Ognuna di noi ha un tutor universitario che ci spiega il tirocinio in modo indiretto; a scuola un altro tutor alle primarie e uno all’infanzia”. Ogni anno dell’università, dal secondo al quinto, è obbligatorio fare un ciclo di tirocinio. “L’anno prossimo le ore da passare nelle classi saranno 150”.

Chiara si trova bene: “Ho avuto la fortuna di trovarmi in una scuola inclusiva, mi hanno anche invitato al collegio dei docenti”. Alla fine di ogni tirocinio, Chiara Nunzi stila una relazione scritta, comprensiva anche di domande che sono una sorta di linee guida sulla compilazione della relazione stessa: “La invio poi al tutor universitario che il primo anno non dava un voto, ma solo l’idoneità o no e due crediti. Da quest’anno, ma non lo sappiamo ancora, dovrebbe esserci anche il voto”.

Il tirocinio dovrebbe portare Chiara a imparare perfettamente il lavoro da maestra. Ammesso che poi sia quello che davvero vorrà fare. “Non ho ancora deciso”.