Crusca: dall’avena all’Accademia

di Sabrina Falanga –

Tanto rumore per nulla, si può dire. A qualcosa, però, sarà pur servito: per lo meno oggi ci sono meno persone che scambiano l’Accademia della Crusca per la scuola degli stitici e conoscono la ragione della sua esistenza. Per chi, invece, fosse rimasto alla crusca d’avena, può stare certo che le notizie delle ultime ore hanno comunque smosso i tratti intestinali di parecchie persone.

Cosa, purtroppo, è successo
Negli ultimi giorni si è fatto un gran parlare della fantomatica decisione dell’Accademia della Crusca di ammettere l’uso transitivo dei verbi di moto, quindi anche espressioni come “esci il cane” o “siedi il bambino”; inutile sottolineare che sui Social si sono scatenati i puristi, convinti che in Accademia più che il cane si fossero usciti il vino.

A ipotizzare tale possibilità sarebbe stato Vittorio Coletti, membro della prestigiosa istituzione, il quale ha definito accettabile – ma confermando la scorrettezza grammaticale – la trasformazione di determinati verbi solo ed esclusivamente in contesti popolari e familiari, per lo più inquinati da comuni e radicate forme dialettali.

Cosa, per fortuna, non è successo
La pubblicazione della notizia deve aver fatto invidia al gossip di Cairo Editore, visto il clamore suscitato: alquanto strano, dato che la maggior parte degli utenti Social che si è detto indignato commette almeno tre errori nella stessa frase in ogni post pubblicato. Probabilmente si sono sentiti compresi.

In ogni caso, cosa non è successo? Quello che si è detto.
Non è vero, infatti, che “esci il cane” è diventata un’espressione accettabile tra un Manzoni e un Ungaretti e non sentiremo la maestra d’italiano di nostro figlio consigliarci di “sedere il bambino” per metterlo in castigo; il presidente dell’Accademia, Claudio Marazzini, ha rincuorato i cruscanti (sì, ahinoi, questo termine è giusto) spiegando che si è trattato di un fraintendimento giornalistico e chiedendo ai professori di proteggere la lingua italiana continuando a a correggere gli strafalcioni grammaticali perché «la stabilità grammaticale della lingua impedisce di correre il rischio di sparire».

Sì, questo invece è tutto vero
Chiarito il dubbio (lo ripetiamo: no, “esci il cane” non ti rende litterary correct), specifichiamo comunque che l’Accademia della Crusca è un’istituzione antica ma non vecchia nel senso dispregiativo che potrebbe avere l’aggettivo: è infatti sul suo portale ufficiale la lista sempre aggiornata delle nuove parole introdotte e accettate dagli studiosi della lingua italiana che fanno parte dell’Accademia.

Tra queste, elencate negli ultimi ingressi, troviamo “Whatsappare” ossia mandare messaggi tramite WhatsApp (la celebre app per smartphone di messaggistica istantanea); troviamo “docciarsi”, che trasforma il sostantivo “doccia” in un verbo riflessivo; troviamo “eurolandia”, che non è un nuovo parco giochi dedicato al fantastico mondo della moneta, bensì un termine che sta a indicare l’insieme dei paesi dell’Europa che hanno adottato l’euro; troviamo “microondabile”, che sta a indicare l’involucro di una pietanza, o una pietanza stessa, che è possibile scaldare o cuocere nel forno a microonde; troviamo “svapare”, il verbo che indica l’atto di fumare la sigaretta elettronica.

Insomma: “petaloso” non era poi così male a confronto, a ripensarci.

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