Gek Galanda: Il “capitano” tra eco-sostenibilità e nuove generazioni

Gek Galanda: Il “capitano” tra eco-sostenibilità e nuove generazioni

31 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Lo continuano a chiamare “capitano”. Giacomo “Gek” Galanda è il cestista gentiluomo della storia del basket italiano. Al collo porta la medaglia d’argento di Atene 2004, oltre che altre tre di differenti colori degli Europei. Ora è molto attivo in svariati progetti, sempre orbitanti intorno al pianeta arancione a spicchi, tra eco sostenibilità ed educazione allo sport dei più giovani.

Il basket tra i più piccoli, una missione?

Se mi impegno in un camp è perché voglio insegnare bene ai ragazzini quello che ho imparato io, regalare un’esperienza, farli divertire tramite la pallacanestro che deve rimanere un divertimento. Sono consigliere federale e cerco di fare il possibile per la Federazione. Mi sono impegnato a riattivare tutto il settore scuole, a rilanciare il progetto per i bimbi e quindi creare un contenitore che si chiama “Easy basket in classe”, un progetto che mira a dare degli strumenti per i piccoli e soprattutto per avvicinarli alla pallacanestro. Io credo sia uno sport bellissimo da giocare. Il conoscere la materia avendola provata è l’aspetto chiave di tutto ciò. Poi, il secondo anno abbiamo implementato il rapporto con l’NBA. Quest’anno stiamo portando in otto città italiane il segno della pallacanestro grazie a due entità forti: NBA e FIP, che assieme collaborano per far giocare nelle scuole un torneo scolastico, che simula un vero e proprio campionato.

Il basket può essere anche… ecologico?

Sto portando avanti da due anni a questa parte il progetto “Ecopneus”, ovvero legato al mondo del 3 contro 3. È un consorzio che si occupa del riutilizzo dei pneumatici a fine uso. Questi vengono solitamente bruciati, portati in discarica quando non finiscono in fondo al mare o non dichiarati. “Ecopneus” è composto da aziende multinazionali, deve rendicontare tutto al Ministero per l’Ambiente ed è una no profit, senza scopo di lucro. Si occupa di promuovere il fatto che la gomma può essere utilizzata anche nello sport, nei campi di atletica, da calcio, da tennis e perché no in quelli da pallacanestro. Il 3 contro 3, è l’urban sport più diffuso al mondo. Vi è bisogno di una superficie che non sia il parquet per giocare ad alto livello. Ecco l’idea di provare a sviluppare il progetto, grazie a questa tecnologia.

Il basket può fare anche del bene?

Tutte queste mie attività, che non porto avanti da solo, fanno capo ad una mia idea, cioè il valore dei giocatori professionisti italiani o comunque giocatori di pallacanestro, sia come immagine, sia come persone di riferimento, sia come leader. Ho avuto modo di conoscere, Rimas Kaukenas: con la sua Fondazione aiuta bimbi malati di tumore in Lituania e nel mondo, grazie alla pallacanestro che in Lituania è sport nazionale. Il mio sogno è portare questo anche in Italia, perché abbiamo un valore importante ed intrinseco nei giocatori italiani che viene molto sottovalutato e poco utilizzato. Lo sto ultimando, il suo nome è Italian Basketball World.

Quali sono le maggiori difficoltà che il movimento cestistico italiano sta affrontando ?

Noi come movimento abbiamo tantissima qualità, gli allenatori sono bravi, la pallacanestro è uno sport che piace, quindi basta provare a fare tirare un bambino a canestro e lui sarà già un futuro fan. Il problema è dove e quando lo andiamo a fare, perché non abbiamo veramente gli spazi e questo è un problema importante da risolvere. Poi, credo che i nostri ragazzi fino almeno ad una certa età facciamo sport in generale. Io non difendo la pallacanestro a spada tratta, sicuramente è quello che mi ha fatto innamorare in generale dello sport e vivo di rendita da ciò che mi ha regalato. Però, è un’opzione. Noi dobbiamo creare degli atleti che sappiano giocare e divertirsi e poi sceglieranno loro lo sport che gli piace di più. È un discorso generale, però bisogna andare oltre l’ipocrisia.

La nostra Nazionale zoppica, che differenza c’è rispetto alla tua esperienza?

Credo che il grande valore dei giocatori della nazionale della mia generazione sia stato quello di essere qualcosa di diverso dagli altri. Eravamo la squadra che nessuno voleva incontrare perché ostici, oltre che forti ,determinati ed ostinati. Noi abbiamo vinto partite perché giocavamo ad una intensità offensiva e difensiva, con cura dei dettagli superiore rispetto a quella di tanti professionisti. Li sfiancavamo dal punto di vista atletico o fisico, per quanto comunque fossi più piccoli o avessimo meno talento, però giocavamo con più intensità e non ci stavano dietro. Quindi la chiave sta nel non essere uguale agli altri, per quanto può essere bella una copia sarà sempre una copia. Devi capire quali sono i tuoi valori e le vere potenzialità ed investire su quello.

Quali sono gli aspetti del basket a cui sei più affezionato?

Le cose che riesco a ricordare alla perfezione sono i compagni, gli allenatori e le esperienze fuori dal campo. Non dimentico la cena dopo la partita, la tensione prima. Il pullman che si è rotto. La trasferta di 16 ore. Le tournée folli, gli allenamenti durissimi. La grande preparazione che c’è stata prima e le amicizie che si sono costruite nel tempo. Questo è quello che mi rimane dentro e quello che mi dona più emozioni. Se penso alla mia carriera, il primo flash tra tutti è il tiro che ho sbagliato nel quarto di finale olimpico a Sidney che ci poteva dare la vittoria contro l’Australia. Feci un tiraccio, e mi sentii il mondo crollare addosso. Mi vennero le lacrime, ero a metà campo, accasciato a terra. Sapevo di non aver giocato una partita terribile, però avevo sbagliato un tiro decisivo. La sensazione che io ricordo è di aver sentito delle mai sulle spalle di qualcuno che mi confortava e che mi aiutava a tirarmi su. Quando mi sono girato non era un mio compagno di squadra ma il capitano dell’Australia. In quel momento capisci che lo sport è bello. Per quanto può sbagliare ci sono delle cose che vanno oltre, emozioni che ti regalano soltanto certi momenti che siano positivi o negativi.