Il Parlamento britannico riapre alla possibilità di un nuovo negoziato con l’UE

Il Parlamento britannico riapre alla possibilità di un nuovo negoziato con l’UE

31 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Ieri sera, intorno alle venti italiane, il Parlamento inglese ha votato una serie di emendamenti per delineare nuovamente il piano d’azione per la Brexit.

La premier Theresa May è riuscita a rafforzare la sua posizione risolvendo almeno in parte la situazione di stallo che era andata a crearsi dopo che l’accordo siglato con Bruxelles era stato clamorosamente bocciato il 15 gennaio scorso. A questo hanno contribuito, almeno in parte, le divisioni sul fronte critico nate proprio dopo la discussione parlamentare.

Se da un lato alcuni deputati Tories, in primis il ministro degli esteri Liam Fox, temono il “no deal” ossia l’uscita senza accordo, e accettano le garanzie della May e dell’UE sul contestato backstop come misura temporanea, dall’altro prevale la linea di Jacob Rees-Mogg, capo di quei conservatori critici con la premier che hanno contribuito ad affossare la proposta di negoziato. Questi ultimi hanno cercato di evitare l’emendamento presentato ieri dai Labour e da altri partiti dell’opposizione che prevede un rinvio della Brexit se il Parlamento non approverà un nuovo accordo entro il 26 febbraio.

Ieri, tuttavia, il Parlamento si è presentato più compatto del solito al dibattito.

I deputati hanno votato in modo trasversale per non arrivare alla Brexit senza un accordo, ma hanno deciso di evitare il vincolo di Governo sul “no deal”.  Particolarmente controverso l’emendamento presentato dalla deputata laburista Yvette Cooper, a cui il governo si è opposto fin dall’inizio e che è stato poi bocciato dall’intero Parlamento. L’emendamento prevedeva la votazione di una legge ad hoc che, una volta approvata, avrebbe obbligato il governo a chiedere all’Unione Europea di rimandare Brexit di alcuni mesi se non si fosse riusciti a trovare un accordo entro il 26 febbraio.

Allo stesso tempo i parlamentari hanno preferito chiedere di poter rinegoziare con l’UE il backstop, pur accettando di approvare l’accordo qualora non si riuscisse ad arrivare ad un punto in comune su questa parte controversa del negoziato.

È sul backstop che si è concentrata l’opposizione al voto il 15 gennaio scorso: si tratta di un meccanismo che di fatto permetterebbe all’Irlanda del Nord di continuare a far parte – almeno economicamente, dell’UE e che viene percepito come una vera e propria minaccia all’integrità del Regno Unito. Considerato quanto sia stato difficile raggiungere l’Accordo del Venerdì Santo tra Belfast e Londra nel 1998, è evidente che quella del backstop sia di fatto la partita più delicata per Theresa May.

In realtà non è detto che il Regno Unito riesca a riaprire il negoziato con l’Unione Europea. Nelle scorse settimane i principali leader del Continente si sono detti contrari ad un’eventuale ridiscussione dell’accordo, sostenendo che questo esista già.

Particolarmente fermo è stato il commento del presidente francese Emmanuel Macron, che dopo il voto al Parlamento inglese ha commentato che quanto discusso con il governo britannico è: “il miglior accordo possibile. E non è rinegoziabile”. Si tratta di una posizione condivisa dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che subito dopo il voto del 15 gennaio aveva twittato: “Se non è possibile trovare un accordo e nessuno vuole uscire senza accordo, chi avrà finalmente il coraggio di dire qual è l’unica soluzione possibile?”, sottintendendo che una forzatura dei trattati potrebbe consentire alla Gran Bretagna di rimanere all’interno dell’Unione Europea.

Questa volta Tusk ha fatto sapere tramite il suo portavoce che il backstop è parte dell’accordo e, come tale, non rinegoziabile. È probabile che, dopo aver “trasformato una sconfitta in una vittoria” come hanno scritto i giornali britannici, Theresa May debba ora confrontarsi con una posizione più ferma dell’Unione Europea. Se dovesse mancare, da parte di Bruxelles, la volontà di tornare a sedere al tavolo dei negoziati Londra si troverebbe nella scomoda situazione di dover portare di nuovo al voto l’accordo presentato lo scorso 15 gennaio. Un accordo già bocciato, che sembra scontentare in modo trasversale sia l’opposizione sia parte della maggioranza. In quel caso, nonostante tutte le precauzioni prese e con le elezioni europee sempre più vicine, il no deal potrebbe rivelarsi uno scenario possibile.