Sandrino Porru, Presidente Fispes, e il boom dello sport paralimpico

di Deborah Villarboito –

Sandrino Porru è il presidente della Fispes, Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali. Gli abbiamo chiesto di spiegarci il mondo dello sport paralimpico, tirando anche un bilancio degli ultimi progetti e manifestazioni, oltre che uno sguardo sul futuro in vista di Tokyo 2020. «La Fispes fa da incubatore di tutte quelle discipline che in Italia non sono praticate e chi decide di volerle praticare quel tipo di attività sportiva.

Al momento abbiamo il rugby in carrozzina e il calcio nelle tre versione powerchair football, con i ragazzi con le carrozzine elettriche, il calcio amputati ed il calcio con i ragazzi con cerebrolesione – spiega il presidente Porru – Ad oggi annoveriamo circa 90 società sportive che tra atletica leggera e altre discipline creano un ventaglio di società. La nostra attenzione viene riversata in mondo prevalente alle disabilità di carattere fisico o sensoriale, ma nell’accezione della non-vedenza, perché i sordi sono attualmente tutti all’interno della Federazione Sport Sordi silenziosi. Nell’atletica leggera ci occupiamo anche della disabilità intellettiva relazionale».

Sandrino Porru, Marco Pentagoni e Giuseppe Campoccio. Foto: Marco-Mantovani-FISPES

La Federazione ha portato in Italia innovazione, introducendo «discipline che non esistevano in Italia, non erano praticate e nessuno aveva mai sostenuto un percorso di promozione di quella disciplina. Fa una piccola eccezione il calcio per amputati, idea di Francesco Messori». Ma in Italia non è facile fare sport, soprattutto per i disabili: Abbiamo orientativamente persone con disabilità che praticano sport, superiamo forse l’1% del potenziale che potrebbe praticare attività sportiva. La persona con disabilità è una persona che ancora oggi è vista come sinonimo di incapacità che necessità di tutela e protezione. I problemi più grandi che noi abbiamo non sono tanto le persone disabili che non vogliono fare attività sportiva ma sono soprattutto le famiglie che spesso non vogliono mettere in gioco gli stessi ragazzi». La situazione però, non è come all’estero e il numero cresce: «Oggi si sta registrando un boom da parte delle persone con disabilità e dalle famiglia e rivendicano la voglia di fare attività.

Nel momento in cui la rendi visibili, vuol dire che in qualche modo dai un’immagine di fattibilità. Ci sono nazioni all’avanguardia ma magari in un ambito elitario,  solamente in un settore». Certo è che ultimamente la visibilità è andata aumentando: «Lo Stato italiano ha deciso di aprire un nuovo ente pubblico che è il Comitato italiano Paralimpico, con uno stereotipo votato non solo ad un abito sportivo ma anche culturale e sociale . Se uno va a vedere le paralimpiadi non vede la disabilità ma l’abilità della persona. Questo diventa quel messaggio rivoluzionario di una società che oggi tende magari a standardizzarsi su determinate stereotipi senza sapere coltivare l’individualità di ciascuno».

Andrew Parsons e Sandrino Porru. Foto: Marco Mantovani-FISPES

L’importanza dello sport è indiscussa: «Lo sport , di per se, non per niente viene generalmente definito una scuola di vita in tutti i sensi, nel senso che è una scuola che innanzitutto ti permette di confrontarti con te stesso per scrutare e vedere sino in fondo quelli che sono i limiti che hai. In ogni caso ,esistono dei percorsi di crescita, cioè i limiti ce li poniamo noi, al momento in cui uno ha una mentalità aperta, cioè un limite è una cosa che non sono riuscito a fare oggi ma che farò domani. Permette di metterti in un ambito relazionale e che quindi aiuta a migliorare l’autostima per sollecitare l’autostima nelle persone che stanno con te».

Molti appuntamenti e progetti attendono la Fispes: «La cosa basilare, che è quello su cui non dobbiamo mai perdere l’attenzione, cioè fare sempre la promozione, perché l’obiettivo primario di una federazione è quello di dare la possibilità alla gente di praticare la disciplina o l’attività sportiva che promuove. Ovviamente, abbiamo i nostri obiettivi di carattere agonistico. Il 2019 sarà un anno particolare, quello pre-paralimpico, è l’anno dove si giocheranno tutti i giochi per strappare i biglietti per partire per Tokyo, per l’atletica leggera ci saranno i campionati mondiali a Dubai. Per il rugby i campionati europei di fascia C, dove siamo stati retrocessi quest’anno (quindi l’obiettivo e salire alla fascia B).

Con il calcio stiamo avviando un percorso di Europa League e Champions League con l’EAFF , che è l’organismo europeo del calcio amputati e con il powerchair football, abbiamo tutto un percorso di promozione con loro; anche se probabilmente il powechair football passerà ad un’altra federazione perché ormai i tempi sono maturi per questo.Tutto ciò viene accompagnato da quel discorso di Academy di atletica leggera dove facciamo una attività di base ludico motoria».

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Foto copertina: Marco-Mantovani-FISPES

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