Banfi-Unesco: quando le contestazioni non hanno sostanza

Banfi-Unesco: quando le contestazioni non hanno sostanza

31 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Nel polverone che si è sollevato attorno alla nomina di Lino Banfi per la commissione Unesco, non mi ha tanto colpito il fatto in sé, certo discutibile, provocatorio secondo alcuni, frutto di una strategia di distrazione secondo altri. Quello che mi ha più colpito sono state le reazioni.

Contestare una scelta, criticarla nel merito, infatti è non solo lecito, ma salutare in democrazia. Ma bisogna stare attenti alle argomentazioni, altrimenti si fa la figura, come si suo dire, del bue che dice cornuto all’asino; in questo caso si accusa qualcuno di ignoranza rivelando la propria.

Vediamoli da vicino questi luminosi esempi. Dunque c’è chi si oppone alla nomina di Banfi in quanto attore e lo fa paragonando sarcasticamente il suo curriculum con quello degli eminenti studiosi che i paesi stranieri hanno collocato in quel ruolo. Ma attenzione! Non c’è per caso in questo atteggiamento l’antico disprezzo per l’attore, quello che nel medioevo non consentiva la sepoltura in terra consacrata a chi faceva questa professione non dissimile da quella della prostituta? Perché mai, in una attività che sarà di sensibilizzazione, un attore dovrebbe essere meno convincente di uno storico o di un biologo?

Poi c’è chi si spinge oltre e contesta a Banfi non l’essere attore ma comico. Insomma, se l’incarico fosse stato affidato a un attore, a mio parere, un tantino sopravvalutato come Toni Servillo, niente da dire, ma un comico, suvvia… Dunque qui non siamo neanche più nel semplice pregiudizio, qui siamo nell’abisso dell’oscurantismo, nell’abbazia di IL NOME DELLA ROSA con i suoi atroci delitti commessi per impedire che al riso, al comico fosse riconosciuta la stessa dignità del tragico.

Infine c’è la valanga di battute ironiche sui ruoli interpretati da Banfi nelle commedie banali e scollacciate, i vari presidi, allenatori, medici del distretto militare pasticcioni, interessati solo a sbirciare le grazie di Edwige Fenech. Ma anche in questo caso si dovrebbe essere un po’ meno superficiali, perché giudicare un attore dai ruoli che ha interpretato è di un’ingenuità culturale spaventosa.

Se Lino Banfi avesse interpretato la parte di Oskar Schindler o più semplicemente avesse fatto subito Nonno Libero andava bene? Invece essendo passato attraverso Oronzo Canà all’Unesco non deve arrivare. Ma mi faccia il piacere! direbbe un altro famoso comico. “Non esistono grandi e piccole parti, esistono grandi e piccoli attori” diceva un grande regista e teorico del teatro. Chissà se lo sanno tutti questi improvvisati difensori della cultura con la c maiuscola.