“Un figlio gay non è da accettare: è da amare”

“Un figlio gay non è da accettare: è da amare”

31 Gennaio 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Una truffatrice: è così che definisce se stessa una mamma statunitense, attraverso la pagina HuffPostUsa. Le fotografie del matrimonio di suo figlio ritraggono una famiglia unita, amorevole. “Aperta”, dice lei: perché si tratta di un matrimonio omosessuale. Aggettivi utilizzabili solamente oggi, perché – racconta la donna – inizialmente non si sarebbe potuto parlare di unione e apertura. Il periodo iniziale a cui fa riferimento è quello in cui il figlio, oggi appunto sposato, ha fatto coming out riferendo alla famiglia di essere gay.

“Gli amici esaltano il mio amore, la mia capacità di accettazione, dicono che sono un esempio. Ma io ancora mi vergogno a morte per come ho reagito…”.

Notti insonni, a causa della paura: il timore della madre, infatti, era quello di sapere il figlio in un mondo dove spesso le ‘diversità’ diventano motivo di emarginazione: le ansie della donna arrivavano fino a pensare che il ragazzo sarebbe potuto diventare vittima di aggressioni o di un omicidio.

È difficile, infatti, tracciare il confine tra l’accettazione e la paura, perché a volte per un genitore si fondono e la scelta della parte in cui stare si fa difficile.

Un’angoscia, quella della statunitense, che ha deciso di raccontare tramite i portali online pubblici “nella speranza che possa salvare altri genitori o familiari”.

Tutto iniziò quando Luke aveva 17 anni: la madre lesse una frase sul diario segreto del ragazzo che non dava spazio a equivoci. “Dio, se l’omosessualità è un peccato, perché mi hai creato in questo modo?”.

La donna cadde subito in un grande sconforto, specialmente dopo la conferma da parte del figlio della sua omosessualità sulla quale la madre gli chiese lumi: “La mia mente si rifiutava di accettare la sua verità, la nostra verità”.

Un nipotino biondo e con gli occhi azzurri, proprio somigliante a Luke: sognava questo per suo figlio. E per se stessa. La donna aveva già pianificato tutto ed è proprio quel tutto che ha visto andarsi in frantumi: “Quei sogni morirono di morte improvvisa e violenta in un afoso pomeriggio di giugno”.

Sono parole dure quelle con cui la statunitense racconta la sua reazione, parole per le quali oggi si sente in colpa quanto quelle che pronunciava costantemente prima della ‘confessione’ del figlio: “Sostenevo che l’omosessualità rendesse la vita difficile e che non era possibile accettarla”.

Cercò di convincerlo a ‘cambiare idea’, lei e il marito si rivolsero a uno psichiatra, nascosero a lungo – alla società – il ‘segreto’.

Ma, ovviamente, Luke non cambiò sessualità così come si cambia un paio di pantaloni di cui ti hanno detto che ti stanno male.

I primi cambiamenti avvennero quando la famiglia del ragazzo si decise a scoprire le carte: “Ci stupimmo nel vedere che le reazioni di amici e familiari non erano quelle che temevamo, anzi. Sono stati accoglienti. Solo alcuni scelsero giudizio e condanna” ed è lì che accadde il primo miracolo: la donna capì che a sbagliare non era Luke con la sua sessualità ma chi lo condannava e iniziò a prendere le distanze da chi non lo accettava. “Una scelta che mi donò un’immensa pace”.

Tra le cose che la donna racconta, ci sono quelle lunghe preghiere: “Chiedevo a Dio di ‘cambiare’ Luke. Continuavo ad avere paura per lui, per quella che sarebbe stata la vita al college. Poi la risposta divina arrivò come un’illuminazione: avvertii il messaggio spirituale che la mia preghiera sarebbe dovuta essere rivolta a trovare la forza per accettare Luke per quello che era. Fu da quel momento che mi impegnai davvero per superare me stessa: e dovetti farlo una seconda volta, quando anche mio figlio minore Will ci confessò di essere gay. Quel messaggio divino si rivelò di nuovo utile”.

Oggi la donna non desidera più né una vita né una famiglia diversa: “Ci ho messo del tempo, ma alla fine ho scelto l’amore vero e incondizionato. Vorrei dire a tutti coloro che hanno difficoltà ad accettare l’omosessualità dei propri figli che non sono soli: ai miei tempi avrei avuto bisogno di un sostegno, oggi vorrei esserlo io per loro. Andrà tutto bene: la vostra vita, se ci credete, sarà anche migliore, più ricca. Lasciate ‘fuori’ il chiacchiericcio della società e affidatevi solo all’amore che avete per i vostri figli. Sarete da esempio per la gente. Non pretendete che i figli esaudiscano i vostri sogni: siate voi d’aiuto a loro, per esaudire ciò che desiderano”.