Marina Militare: torturata per toglierle un anello incastrato

Qualche giorno fa abbiamo parlato delle torture subite da un innocente per estorcergli una falsa confessione da parte dei carabinieri. Oggi parliamo di un episodio di nonnismo avvenuto nella Marina militare italiana. Una allieva della Scuola sottufficiali a La Maddalena, oggi imbarcata sull’Amerigo Vespucci, si sentì al centro di un film horror per quasi tre ore.

Scrive La Stampa: “Hanno usato un seghetto e altri arnesi da meccanico per rompermi un anello incastrato nel dito”. Lei denunciò il fatto con una dichiarazione spontanea, ma non ce n’è più traccia. Sparita. La Procura di Roma ora indaga, è stata avviata anche un’inchiesta interna. Il racconto è davvero da film dell’orrore, più che da nonnismo.

La 28enne di Bari è scesa infatti nei minimi particolari di quel brutto episodio: “Mi tenevano bloccata. Hanno usato un seghetto affilato, un paio di tronchesine, nastro isolante e fascette da elettricista per rompere l’anello che si era incastrato nel dito”. Ma non è tutto: “Mi hanno impedito di andare in ospedale, mi tenevano bloccata nell’ufficio di un ufficiale e mi hanno sottoposto a una sofferenza allucinante”.

Nella denuncia ci sono nomi e cognomi di chi ha compiuto questo atto violento e assolutamente ingiustificato: un capitano di corvetta e altri militari di grado inferiore, che avrebbero assistito senza fare niente per salvare la collega torturata. Ma perché le hanno fatto tutto questo? Perché quello di togliere l’anello era un ordine e lei doveva imparare a eseguirli. Dovevano insegnare a rispettare i superiori, anche se sembra più un divertimento sadico da parte di menti malate.

No, questa volta non è una storia di violenza sessuale, ma fisica e psicologica sì. Una storia di sopraffazione contro una donna, forse per dimostrarle che oltre a dover rispettare le direttive provenienti dall’alto, loro erano uomini e lei invece non una collega, ma una donna. Quindi dovevano divertirsi un po’ con lei, sottoponendola a un vero e proprio intervento senza anestesia di sorta. Una barbarie. La speranza è che chi ha partecipato, subisca ora il giusto processo e venga condannato. Non sono escluse infatti recidive contro altre reclute, donne o uomini che siano.

di Alessandro Pignatelli

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