Troppi accessi su Facebook nell’orario di lavoro, licenziata

Attenti a dove e quanto usate Facebook. Sul posto di lavoro è sconsigliabile, in particolare dopo l’ultima sentenza della Cassazione che ha dato ragione a un’azienda che aveva licenziato una sua dipendente. Che, incautamente, in appena 18 mesi aveva effettuato ben 4.500 accessi al social più famoso al mondo. Come sapete, le sentenze della Cassazione fanno giurisprudenza.

Inutile per la donna il tentativo di difesa usando il diritto alla privacy. Secondo i giudici, il datore di lavoro ha diritto a sapere cosa si fa nell’orario in cui si dovrebbe lavorare. In tribunale, per prova, è stata portata la cronologia del computer. In totale, 6 mila collegamenti a internet per la donna, di cui 4.500 direttamente sul social di Mark Zuckerberg.

L’episodio è avvenuto nel Bresciano. Ma ora tutti dovranno stare più attenti, a meno che su internet o con i social ci lavorino. I datori di lavoro potranno scandagliare nella cronologia e chissà cosa verrà fuori, tra visite a siti di messaggistica istantanea, social e siti porno. Ma ora è il caso di tornare al caso in questione.

La ex lavoratrice aveva anche lamentato l’insufficienza delle prove perché non c’era la sicurezza che fosse stata lei a fare tutti quegli accessi, anche se provenivano chiaramente dal suo computer. In realtà, su questo punto la Cassazione non è entrata nel merito, limitandosi a rilevare che la questione attiene al convincimento del giudice di merito, che aveva motivato il licenziamento disciplinare in questo modo: “Gli accessi alla pagine del social network richiedono una password, sicché non dovevano nutrirsi dubbi sulla riferibilità di essi alla ricorrente”. Forse il giudice non sa che, sui computer, esiste la possibilità di essere riconosciuti, memorizzando id e password, senza doversi collegare ogni volta scrivendo la password.

Non sappiamo se la difesa abbia provato anche questa strada. Fatto sta che 4.500 accessi in 18 mesi sono veramente troppi in orario di lavoro. Anche perché poi ogni accesso non è che dura un secondo. Ah, un consiglio pure alla malcapitata dipendente: la prossima volta acceda ai social tramite lo smartphone: lì non è affare del datore di lavoro.

di Alessandro Pignatelli

Rispondi