Abbandonato dalla madre perché nella roulotte c’è spazio solo per lei e il nuovo compagno

A 8 anni vagava da solo per le vie di Carmagnola, centro in provincia di Torino. E’ stato notato dalla Polizia municipale e interrogato sul perché fosse solo. La risposta è stata agghiacciante: “Mia mamma non mi vuole, mi ha abbandonato”. Sono subito partiti gli accertamenti del caso ed è stata rintracciata la madre. E’ una donna di 38 anni che vive in un campo nomadi a Chieri, altro paese della cintura Torinese.


Vive in una roulotte e a un certo punto si è trovata davanti a una scelta: il nuovo compagno o mio figlio? Per lei non è stato difficile decidere chi buttare dalla torre. Ha deciso di tenersi il compagno e di abbandonare il piccolo. Lo ha confermato lei stessa agli agenti: “Da quando vivo con il mio nuovo fidanzato, nella roulotte non c’è più spazio per mio figlio”. Frase ancora più agghiacciante di quella del piccolo. Il padre biologico è residente in Campania, in provincia di Caserta, ma è irreperibile.

Per questo motivo, madre e padre sono stati denunciati per abbandono di minore. E il bambino? E’ stato accompagnato in una comunità protetta, preso in carico dai servizi sociali. A Carmagnola è partita una vera e propria solidarietà per reperire indumenti e cibo tramite la Caritas. Il sindaco della cittadina ha parlato di storia straziante e di come, ora, bisognerà dare al bambino gli strumenti più adatti per affrontare una vita che sarà per forza in salita. Lui adesso sta bene ed è tranquillo, mentre quando è stato visto dagli agenti era in stato confusionale e cercava di raggiungere alcuni parenti.

Voi vi domanderete come si possa decidere di rispedire indietro un bambino, quasi fosse un abito vecchio o che ha qualche difetto e quindi viene riportato in negozio. Senza scontrino. Perché così ha fatto la persona che più di tutte, teoricamente, dovrebbe amarti: la mamma. La mia domanda invece  è un’altra: come avrà fatto a vivere e sopravvivere quel bambino per otto anni con una simile strega? Perché la scusa del compagno e dello spazio che non c’è più regge poco. Cercava un pretesto per liberarsi di quel fastidioso fardello, a cui dare da mangiare e da dormire. Ma avrebbe dovuto pensarci otto anni e nove mesi fa. Fare un figlio non è come comparsi un abito, appunto, che puoi ridare indietro quando vuoi. Diventare mamma e diventare papà implica responsabilità, ma soprattutto tanto, tanto amore. Puoi non rendertene conto quando non sei genitore, ma poco alla volta – diventandolo – impari che niente è più importante di ciò che è carne della tua carne.

Perlomeno, il pensiero giusto sarebbe questo. Quello sbagliato è quello della donna di Chieri. Che anche alla domanda degli agenti di riprenderlo a vivere con lei ha risposto: “Tenetevelo pure, non lo voglio più”. Come un pacco. Un oggetto. Straziante, davvero.

di Alessandro Pignatelli

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