Boscardin: uno dei “papà” del design italiano tra “Ciao Italia 90” e Pinocchio

Boscardin: uno dei “papà” del design italiano tra “Ciao Italia 90” e Pinocchio

7 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Quotidianamente vediamo i lavori di designer e grafici. Spesso non ci ricordiamo il nome, ma le icone sono indimenticabili. Soprattutto se hanno fatto, e continuano a fare, la storia della grafica Made in Italy. Lucio Boscardin nasce a Bassano del Grappa nel 1943. Milano diventa presto la sua città, studia e si impiega nel settore pubblicitario, dove lavora attraverso diverse note agenzie anche per Mondadori, Olivetti, Lintas. Dopo vent’anni di attività negli anni ’80 la decisione di mettersi in proprio e da lì una carriera sempre di livello. Cinquantanni di attività ed esperienza che hanno manipolato l’arte in diversi stili, dimensioni e materiali, regalando sempre qualcosa di unico.

Boscardin continua a firmare le nostre icone con instancabile creatività. Tutti ricordiamo il “Ciao Italia 90”, la mascotte dei Mondiali delle Notti Magiche. Bene lui è il suo creatore e la storia è particolare, il traffico milanese è tornato utile per una volta, come ci racconta: «L’idea è nata a Milano mentre ero in macchina e pioveva, in corso Buenos Aires. Stavo “schizzando”, perchè ero in coda e non si andava più avanti. Ho preso carta e pennarello per disegnare. Ogni tanto alzavo gli occhi e vedevo che il semaforo diventava sempre rosso, poi verde, giallo e di nuovo subito rosso. Non si andava avanti. In quel momento stavo anche pensando al concorso del logo dei Mondiali. Mi è scattata l’idea: perchè non fare la bandiera italiana, con la parola “Italia”, disegnata in quei colori. Tornato in studio, l’ho ripreso in mano e in dieci minuti l’idea è uscita. Dalla scritta, è venuto fuori un atleta un po’ assemblato, la cui testa era il pallone. Quello è stato vincente con la giuria composta da Sergio Pininfarina in primis, l’architetto Marco Zanuso, Franco Carraro, ex-sindaco di Roma, allora Ministro per il Turismo e lo Spettacolo, il noto pubblicitario Armando Testa e il critico d’arte Federico Zeri. Hanno premiato il miglior bozzetto tra 50 mila proposte – racconta Boscardin, curioso poi come – Di tutte le licenze, io non ho preso nulla. Ho solo vinto il premio del concorso (60 milioni di lire meno la ritenuta d’acconto del 15%, 20 mila euro insomma). Io l’avrei fatto anche gratis, solo per la notorietà di aver disegnato quel logo».


Negli ultimi due anni è stato alle prese con uno dei simboli del nostro Paese, Pinocchio: «Sono stato chiamato dall’agenzia che ha avuto l’incarico di rilanciare la figura di Pinocchio. Abbiamo presentato negli scorsi giorni alla Homi di Milano la nuova linea del souvenir. In tutti i negozi e le bancarelle d’Italia pian piano troveremo la nuova immagine del burattino. Io ho studiato il profilo di Pinocchio, il contorno della figura molto stilizzato in cui dentro ci si possono mettere le città, i monumenti, tutte le opere d’arte in cui noi siamo maestosi. Quello che conosciamo con il cappellino rosso, ormai è sorpassato». Da questa esperienza mostre con opere artistiche e altri progetti, tra cui un pezzo di design unico e un libro con un nuovo Pinocchio: «Tutto nasce dall’idea che ho avuto nel fare un libro-libreria. Un libro di due metri e venti, come un armadio. In copertina c’è Pinocchio intarsiato, con la scritta My Book. L’idea è nata in cinque minuti e non esisteva prima. È stato esposto anche all’ultimo Salone del Mobile dove ha avuto successo. Da qui mi è venuta l’idea di riempire questa libreria – racconta il designer – Un nuovo Pinocchio, che non è più un burattino, ma un ragazzo dei giorni nostri. Ho rappresentato me stesso in due sensi: sia nell’essere il nonno di Pino, il protagonista, oltre che il protagonista stesso. Mi sono inventato che dal naso che sia allunga, magia e non disgrazia, che non è più quello della storia…È nato il nuovo Pinocchio, che vive molte avventure formative». Il volume verrà presentato a fine marzo a Camparada, in provincia di Monza, dove Lucio Boscardin vive.


Una vita nel mondo della grafica, oggi stravolta dalla tecnologia: «Dal lavoro manuale che si faceva negli anni ’60-’70-’80, con i bozzetti a mano libera con pennarelli e tempere, si è passati poi al computer negli anni ’90. C’è stata una trasformazione sia di pensiero, sia di manualità. La velocità con cui si doveva realizzare l’idea grafica, l’immagine, ha avuto un cambiamento dall’oggi al domani. Prima ci si impiegava quindici giorni a presentare l’idea e i bozzetti, perchè fatti a mano portavano via del tempo. Con l’avvento del computer e delle stampanti tutto è cambiato. La velocità è diventata supersonica. Questo ha determinato un cambiamento di pensiero naturalmente. È stato un cambiamento in meglio, perchè progredire è umano, ma bisogna saperlo fare con metodo, criterio e buon senso».

L’uso della tecnologia, però, ha stravolto le regole del settore: «Oggi un computer lo sa usare anche un bambino, per cui chi fa il grafico e ha 50 anni viene superato dal ragazzo che ne ha 20, senza esperienza. I software a disposizione ti permettono di arrivare senza avere esperienza. La drammaticità è quella. Viene svalutato quello che era una volta il lavoro del grafico», conclude Boscardin.