Il tramonto d’un ideale della Marchesa Colombi

Il tramonto d’un ideale della Marchesa Colombi

7 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Fabiana Bianchi –

Ironica, dissacrante, sempre attenta a quel cosmo chiuso, costellato di infinite regole, che era l’essere donna: la Marchesa Colombi, sotto certi aspetti, potrebbe essere considerata la Jane Austen del Novarese, seppure nata decenni dopo la collega britannica. Se, però, tendenzialmente la scrittrice inglese era propensa a regalare un lieto fine ai suoi protagonisti, seppure sempre ottenuto per vie diverse da quelle canoniche, la Marchesa delle risaie, con un tocco forse più realista, li destina spesso all’infelicità.

“Il tramonto d’un ideale”: un titolo che, già di per sé, evoca scenari di amara disillusione. Eppure, grazie allo stile accattivante della Marchesa, questo breve romanzo scorre piacevolmente sotto gli occhi del lettore. I personaggi, per quanto caricaturali, non scadono mai nell’estremo della macchietta. Il “Dottorino”, per esempio, che introduce il lettore nel romanzo, per quanto presenti tratti piuttosto estremi, non ispira mai un unico tipo di sentimento: è capace tanto di fare ridere quanto di ispirare compassione o rabbia. Giovanni, vero protagonista del romanzo, fa la sua comparsa fin da bambino, permettendo a chi legge di seguirlo nella sua crescita, nella sua formazione e soprattutto nella sua evoluzione. Con lui si assiste all’ascesa e poi al tramonto di quel già citato ideale, ai sogni e alle certezze della giovinezza, quando tutto sembra destinato a essere eterno e inamovibile, fino alla discesa a patti con la realtà dell’età più matura, quando si apprende che tutto in realtà è destinato a cambiare. Soprattutto noi stessi. Solo il personaggio di “La matta”, con il suo candore di eterna bambina, si attende che tutto rimanga uguale.

Una bella storia d’amore dolceamara, destinata a rimanere a lungo nella mente di chi la legge e a fare innamorare dello stile della Marchesa novarese, al secolo Maria Antonietta Torriani.