La maternità oggi in Italia: figli abbandonati o lasciati picchiare da compagni e maestre

La maternità oggi in Italia: figli abbandonati o lasciati picchiare da compagni e maestre

7 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie la storia del bambino di 8 anni abbandonato dalla madre perché nella roulotte dove viveva c’era un nuovo inquilino, il compagno, e quindi non c’era più spazio per il piccolo. Costretto prima a vagare sperduto per Carmagnola, poi affidato ai servizi sociali e ora in una casa protetta. Perché la madre non ne vuole sapere di riprenderselo e lui ne è perfettamente consapevole: “La mamma non mi vuole più, mi ha abbandonato”. Otto anni non sono un’età in cui si dimentica facilmente.

Storie simili stanno riempiendo i nostri giornali negli ultimi giorni. A Cardito, il compagno di una donna ha addirittura ucciso il figlio di lei e picchiato violentemente la sorellina. Una storia con tanti punti interrogativi: la mamma era in casa? Se sì, non è riuscita a frenare il raptus omicida del compagno? Fatto sta che al figlio di tutti e due non è stato sfiorato un capello. Pure la compagna, si è saputo, veniva picchiata costantemente da lui. Le sputava in faccia, le tirava i capelli. E i bambini venivano pestati, tanto da segnare segni sul corpo.

Donne un po’ vittime e un po’ carnefici. Mamme che ripudiano i figli o che hanno talmente paura di chi è accanto a loro da non riuscire neanche a chiamare i soccorsi (nel caso di Cardito): “Era pietrificata, non sapevo cosa fare”.

Pure da Bari arriva la storia di un picchiatore e della sua ex donna vittima della sua violenza insensata. Megane, questo il nome della ragazza pestata. A cui in molti hanno espresso solidarietà. Non sono episodi isolati, come vediamo. A uscirne malconci sono sempre i più deboli, le donne e i bambini. Per non parlare dei femminicidi, che ormai sono quasi quotidiani.

Ma anche gli episodi di violenza nei confronti dei bambini che frequentano gli asili sono sempre di più. Da nord a sud, scopriamo di maestre che picchiano, spaventano e urlano. Eppure si chiamano educatrici. Ma l’educazione cercano di imporla con la violenza. Isernia è uno dei casi delle ultime settimane. Si arriva sempre alla verità, alla fine, grazie alle intercettazioni ma prima i bambini devono passare attraverso un lungo incubo.

Qualche mese fa è uscito un rapporto: in Italia 427 mila bambini sono stati testimoni delle violenze compiute da padri, fidanzati o compagni nei confronti delle loro mamme negli ultimi cinque anni. E vedono tutto questo in casa, che dovrebbe essere il luogo più sicuro, il rifugio per loro. Mamme e bambini, violenze e abbandoni. Emerge con chiarezza come le stesse donne non sappiano più avere il senso di maternità di decenni fa. Quasi che considerino il figlio un peso. Preferiscono un nuovo uomo a lui, lasciano fare quando lui picchia con violenza loro, i piccoli. L’opposto di quello che accade nel regno animale dove, per i cuccioli, leonesse e altri mammiferi arrivano a uccidere. L’essere umano sta dimenticando anche questo. Non è evoluzione, ma involuzione. E forse è spiegabile anche con la mentalità delle donne in età per diventare mamme al giorno d’oggi il fatto che ci sia stato un autentico crollo demografico in Italia. Meno bambini, impicci. Quando ci sono, si educano con la forza. Come oggetti. Da scaricare in mezzo a una strada come si fa con la spazzatura.