Le note di Sanremo sul grande schermo

Le note di Sanremo sul grande schermo

7 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisa Torsiello –

Quando la kermesse musicale incontra il cinema

Il Festival di Sanremo ha un sapore nazionalpopolare, pari forse a quello dei mondiali di calcio. Per cinque giorni l’Italia si ferma davanti alla TV elevandosi a giudice supremo e massimo esperto di musica, decretando i propri vincitori e vinti. I vestiti indossati dalle presentatrici, gli ospiti che scendono più o meno goffamente dalle scale, il papillon scomposto del presentatore, nulla sfugge all’occhio attento dei telespettatori a casa. Un evento talmente insidiato nel nostro DNA che, volenti o nolenti, ci ritroviamo a guardarlo, nonostante quel retrogusto antiquato che lo caratterizza, e quelle gag che proprio non ti fanno ridere. Il festival di Sanremo, giunto quest’anno alla sua 69.esima edizione, fa parte del popolo italiano, tanto quanto la pasta, la pizza e il pallone. È normale dunque che esso, proprio come ogni manifestazione sportiva di un certo livello (si pensi a “Notti Magiche” di Paolo Virzì, o “Notte prime degli esami oggi” di Fausto Brizzi) faccia capolino in qualche pellicola cinematografica, o serie televisiva. Una contaminazione inevitabile, soprattutto quando a essere trattata è la storia di un cantante, come Domenico Modugno, Rino Gaetano o Mia Martini (il cui biopic, “Io sono Mia”, sarà trasmesso su Rai1 a festival concluso, proprio come era successo l’anno scorso con “Fabrizio De André: principe libero”) che quel palcoscenico l’ha veramente calcato. Un rapporto stretto quello tra musica e cinema che non sempre trova nei brani presentati all’Ariston dei degni commentatori musicali sul grande schermo. Eppure ci sono delle degne eccezioni, come quelle elencate qui di seguito.

Due vincitrici del Festival di Sanremo hanno reinterpretato due capisaldi della kermesse musicale, firmando così la colonna sonora di opere cinematografiche italiane di ottimo successo come “Ricordati di me” di Gabriele Muccino e “La prima cosa bella” di Paolo Virzì. Ad accettare coraggiose questo rischio, misurandosi con brani impressi nella memoria personale e collettiva di ogni singolo spettatore, sono state Malika Ayane ed Elisa. La prima ha firmato nel 2010 la cover del brano portato a Sanremo nel 1970 dai Ricchi e Poveri, “La prima cosa bella”, mentre la vincitrice dell’edizione del 2001 con la sua “Luce (tramonti a nord-est)” con eleganza ed emozione ha riportato in voga la canzone-manifesto di Mia Martini “Almeno tu nell’universo”.

Un anno prima del trionfo di Elisa saliva sul palco dell’Ariston Samuele Bersani con la sua “Replay”. Il brano consolidò la caratura autoriale e introspettiva del cantautore romagnolo, ma è stato il suo inserimento nella colonna sonora di “Chiedimi se sono felice” di Aldo, Giovanni e Giacomo (film di cui Bersani ha curato l’intera colonna sonora) a decretarne il successo definitivo. Chi non ha avuto bisogno di ulteriore conferme di successo è stato Daniele Silvestri con il suo “Salirò”. Il brano, pur non ottenendo il primo posto tra i big, divenne il tormentone primaverile ed estivo del 2002, e ancora oggi è ben impiantato nella nostra mente. Basta un accordo, qualche nota iniziale ed ecco che ci ritroviamo inesorabilmente a canticchiarla per casa, o sotto la doccia. Nel 2006 Tonino Zangardi e Marco Costa decisero addirittura di utilizzare “Salirò” per il loro film, dalla dubbia riuscita, “Ma l’amore… sì”.

Era il 1993 quando una giovane Laura Pausini trionfa al Festival con la sua “La solitudine”. Il brano la lancerà nello spazio dei grandi artisti, mentre la sua canzone comparirà all’interno della colonna sonora del film “Utopia, utopia, per piccina che tu sia”, realizzato nello stesso 1993 dai registi Umberto Marino e Dominick Tambasco. La fama di Laura Pausini in America Latina farà sì che “La solitudine” venga riarrangiata in versione spagnola e inserita all’interno della colonna sonora della serie televisiva colombiana “Clase Aparte” realizzata nel 1995. Indimenticabile (proprio come il tormentone “e chiamala”) è lo spot della Telecom Italia negli anni Duemila dove in sottofondo si poteva ascoltare proprio il cavallo di battaglia della cantante di Faenza.

Lucio Dalla, che al Festival di Sanremo ha partecipato cinque volte, ha spesso legato il proprio nome al mondo della Settima Arte. Il cantautore bolognese ha infatti composto la colonna sonora di due film diretti da Pupi Avati (“Il cuore grande delle ragazze”, “Gli amici del bar Margherita”), ha curato la soundtrack di “Borotalco” di Carlo Verdone e “Al di là delle nuvole” di Michelangelo Antonioni, e ha prestato i propri brani per film come “La terrazza” di Ettore Scola, dove si sente “L’anno che verrà”, Borotalco (con il brano “Cara”), “Paz!”, di Renato De Maria dove le immagini vengono accompagnate da “Com’è profondo il mare” e “Sacro GRA” di Gianfranco Rosi, la cui “Il cielo” fa da sottofondo ai titoli di coda del film.

Domenico Modugno canta Piove al Festival di Sanremo, nel 1959 (La presse)

Inutile affermare quanto “Nel blu dipinto di blu” valga per noi italiani. Il pubblico lo conosce a menadito, elevandolo spesso a proprio inno nazionale, più del tradizionale Inno di Mameli. Il brano, portato a Sanremo nel 1958, ci caratterizza e identifica all’estero, diventando una hit senza confini, tanto che nel 1986 David Bowie la inserisce nel suo film “Absolute Beginners”. Al cinema “Nel blu dipinto di blu” lascia il proprio segno nel film omonimo diretto da Piero Tellini con protagonista lo stesso Domenico Modugno. Era il periodo dei Musicarelli, e molti dei brani portati all’Ariston finiscono per dar vita a opere cinematografiche che hanno lanciato (o consolidato) la carriera di artisti come Gianni Morandi, Bobby Solo, Caterina Caselli (la cui “Insieme a te non ci sto più” è stata utilizzata da Nanni Moretti nei suoi film “Bianca” e “La stanza del figlio”). Un periodo, questo, in cui il cinema e la musica popolare italiana andavano di pari passo; un periodo in cui il cinema ha imparato a stringere un rapporto solido con il Festival di Sanremo, raccontandolo (“FF.SS. – Cioè: …che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?” di Renzo Arbore del 1983) o citandolo (“Destinazione Sanremo” del 1959; “Sanremo, la grande sfida” del 1960 di Piero Vivarelli), persino parodiandolo (vedi il “Gole ruggenti” di Pier Francesco Pingitore, anno 1992).

Ma Sanremo fonda le sue radici all’interno del panorama cinematografico ancora prima dell’avvento del festival stesso, utilizzando il paesino ligure come ambientazione scenica delle proprie pellicole. Tra i primi film qui girati vi è “Amanti senza amore” del 1948 con Clara Calamai, che riprende la vecchia stazione del treno, al tempo ancora in funzione, oppure l’entrata del Casinò e la Pigna. Sanremo ha poi continuato a ospitare set cinematografici di un certo rilievo, sfoggiando con orgoglio le proprie passeggiate e le sue spiagge. Famosissimo è il film “A tu per tu” del 1984 con Paolo Villaggio e Johnny Dorelli, oppure “Al bar dello sport” del 1983 con Lino Banfi e Jerry Calà, dove si possono vedere nell’ultima scena i tre protagonisti ballare sulle note del quinto classificato all’edizione di quell’anno, ossia “L’Italiano” di Totò Cutugno, con, alle loro spalle, il Casinò. Oltre a partecipare per ben cinque edizioni del festival di Sanremo, Celentano ha mostrato avere un rapporto molto speciale con la città dei fiori, dato che l’ha scelta come scenario del suo celeberrimo film “Asso” data 1981, in cui la città mostra tutta la sua sofisticatezza attraverso i lussuosi locali dell’Hotel Royal.

Non ci resta che aspettare e vedere se tra quelli presentati quest’anno alla 69.esima edizione del Festival di Sanremo, in onda dal 5 al 9 febbraio 2019 su Rai1, si nasconde uno dei prossimi temi musicali in campo cinematografico.