Martina Caironi e la voglia di correre: “Non avrei mai trovato la mia strada senza l’incidente”

Martina Caironi e la voglia di correre: “Non avrei mai trovato la mia strada senza l’incidente”

7 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Martina Caironi è uno degli alfieri della nostra Nazionale paralimpica di atletica. Corre, salta e la sua grinta è contagiosa. Non si fa fermare da nulla, tanto che può contare tre ori e un argento olimpico, cinque ori e un argento mondiali, quattro ori e due argenti europei. Nel 2007 è vittima di un incidente che porterà l’amputazione di una gamba. È giovanissima quando accade: «Avevo 18 anni. Ero una persona attiva e sportiva, una ragazza come tante altre: scuola, motorino, pallavolo, feste. Stavo crescendo e a quell’età tutto è ancora tutto in divenire. Ad un certo punto ho fatto un salto in un mondo che non conoscevo, che è quello della disabilità.

Foto Mauro Ficerai - Fispes
Foto Mauro Ficerai – Fispes

È avvenuto in un modo traumatico. La mia vita non era più normale come prima – racconta – ho dovuto ricominciare un po’ da zero. La forza dell’andare avanti mi è arrivata dal ricordarmi da chi ero. Anche senza una gamba, l’essenza di ciò che ero è rimasta e si è anche fortificata a lungo andare, perchè quando ti succede una cosa del genere sei obbligato a reagire e viene fuori il tuo carattere. Mi è venuto spontaneo cercare di riprendermi tutto quanto. Pian piano ce l’ho fatta: dalle cose più banali come fare le scale, camminare, andare in giro senza stampelle, fino a quelle più complesse e dopo qualche anno è arrivata anche l’atletica».

Un secondo amore, dopo quello della pallavolo, che scaturisce da una sola necessità: «Mi ha spinto verso l’atletica la voglia di correre. Mi era venuta a mancare questa possibilità. Ho espresso il desiderio di tornare a correre e sono stata subito selezionata perchè hanno visto in me tante potenzialità. All’inizio era più un gioco, un divertimento, pur sapendo di avere anche qualità per grandi risultati. Anche adesso lo è però, dopo tanti anni di gare in cui anche il fisico cambia. Quando ti avvicini alla gara influisce anche tutto ciò che è stato dietro. Ad esempio, anche se hai avuto un infortunio durante la preparazione, hai sofferto di più indubbiamente.

Foto Marco Mantovani - Fispes
Foto Marco Mantovani – Fispes

Mi viene in mente l’ultima gara delle Paralimpiadi di Rio dove sono arrivata al pelo, perchè avevo perso ben tre mesi di preparazione ed ero anche andata in panico perchè non si trovava una cura ad un problema che avevo alla gamba a livello nervoso. Ero molto provata a livello emotivo e anche fisicamente sentivo di non aver fatto la preparazione che avrei voluto fare. Quando arrivi ad una gara in quelle condizioni è un attimo sbagliare. Devi stare sul pezzo e non devi mollare la presa, lo puoi fare solo dopo aver tagliato il traguardo». Un’atleta che è diventato anche testimonial legato al mondo della disabilità: «Il messaggio che cerco di dare è quello che la mia storia dice da sé: da una condizione di sofferenza, da un trauma, si può arrivare ad un estremo opposto che è una conquista gigante.

Cerco anche di dire che comunque per fare un campione, ci vuole anche una dose di predisposizione. Non è che se una persona non arriva al top allora significa che sia da meno, semplicemente non eccellerà in quella cosa. Poi deve cercare la sua strada. Io non l’avrei mai trovata se non avessi avuto questo incidente. Fortunatamente negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso i paralimpici, se ne parla molto di più e quindi anche per i “nuovi amputati” o chi abbia un altro problema è molto più facile accedere alle informazioni. Sono contenta di essere una tra quelle persone d’esempio».

La situazione italiana legata alla disabilità nello sport, ma non solo, ha ancora molti problemi però: «I progressi che il comitato paralimpico sta facendo sono quelli di stilare accordi con privati ed enti pubblici per dare sostegno economico ad atleti e futuri atleti. Io sono anche nel Consiglio Nazionale del Comitato Paralimpico quindi vedo anche da dentro come si muove questa macchina. Negli ultimi anni sono stati stanziati dei fondi che devono essere ancora distribuiti per poter dare delle protesi o degli utili. Questo è un tema che mi tocca da molto vicino, lo ritengo fondamentale perchè è da lì che poi si può risollevare.

Foto Marco Mantovani - Fispes

Foto Marco Mantovani – Fispes

Il Comitato Paralimpico si batte per la situazione sportiva, ma tutte le persone con disabilità sono consapevoli che bisogna smuovere anche la questione degli utili per la vita di tutti i giorni. Il movimento è cresciuto, ci sono sempre più atleti che vogliono iniziare, però non è abbastanza. Ci sono Paesi dove  gli allenamenti sono strutturati meglio, i soldi vengono investiti di più nei centri di preparazione, in Italia c’è, ma uno solo grande a Roma e si sta pensando di aprirne altri. Tutte queste cose in sviluppo saranno poi fondamentali, perchè è un po’ tutto un cerchio: più persone coinvolgi, più hai domanda, più investimenti di sponsor e si riesce a fare qualcosa.

Da quello si è visto che c’è una ricaduta positiva sulla società, che impara a trattare le persone con disabilità con la dignità che si meritano». Un anno impegnativo quello che le aspetta, tra Dubai e Tokyo 2020: «Quest’anno visto che il mondiale di Dubai sarà a novembre, ho iniziato un po’ tardi la preparazione per via di un infortunio. Adesso mi sto rimettendo un po’ sotto. Negli Emirati Arabi ci sono stata già nel 2010 e conosco il clima molto caldo e spero che vada tutto bene. Sono dimagrita, mi sento più sulla strada giusta anche per affrontare questa preparazione. Tokyo 2020 sarà la mia terza Paralimpiade, non so se sarà l’ultima, ma punto sempre al podio».

Immagine in evidenza di Kalispera Production