Per fortuna #siamoumani

Per fortuna #siamoumani

7 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Antonella Lenge –

Per fortuna siamo umani. L’hashtag #restiamoumani, nato da quell’adagio con cui Vittorio Arrigoni era solito terminare i suoi reportage da Gaza, evidenzia quanto l’umanità non ci appartenga più in modo naturale, come se avessimo bisogno di imporci questo contatto con l’etica, la morale, la giustizia, l’amore e tutto quanto di più genuino debba esserci.

Per fortuna poi, al di sopra di battaglie mediatiche e gare politiche su chi fa la voce più grossa, si ergono, maestose, lezioni di umanità così esemplari che, in silenzio, urlano messaggi di fondamentale importanza.

Quando solidarietà fa rima con sbarchi

Ricordate la Seawatch e l’ennesimo tira e molla sui porti chiusi e porti aperti?

400 manifestanti e una moltitudine di cittadini, tra Siracusa e Ragusa, di tutta risposta, hanno pensato solo alle sofferenze di chi a bordo di quella nave ci stava e stava soffrendo, temendo la morte o un ritorno in Libia (che tanto diverso non sarebbe stato). Lenzuola esposte sui balconi accomunate da un unico messaggio: “FATELI SBARCARE”. “FATELI SCENDERE” è invece l’invito, gridato da 21 associazioni manifestanti più il sindaco di Siracusa Francesco Italia.

Una famiglia di Catania, invece, è salita a bordo della nave Ong Seawatch per portare dolci a tutto l’equipaggio e manifestare la loro accoglienza.

Rimaniamo in Sicilia, anche se la sua azione non conosce confini, quando citiamo, inevitabilmente, il dott. Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, esempio umano di quanto scienza e fede non siano in contrasto tra di loro. Nel suo libro “Lacrime di sale”, racconta la sua storia di vita e il dramma dei migranti visto con gli occhi di un medico e ci spiega quanto sia doveroso che questi vengano accolti.

D’altronde, come ha anche ricordato Papa Francesco nella Giornata della Gioventù a Panama il 26 Gennaio, “i migranti non sono un male sociale”.

Sullo stesso sfondo delle esitazioni sugli sbarchi, un’altra bella lezione ci giungeva, nella notte tra l’11 e il 12 gennaio, da Torre Melissa, un comune nel crotonese. Una nave con 52 profughi curdi si era inclinata su un fianco lasciando imbarcare acqua per due grosse falle. Un giovane è deceduto dopo essersi gettato in mare per la temperatura gelida dell’acqua. Alla grida e alla paura dei restanti a bordo, terrorizzati, ha risposto l’intera comunità cittadina capitanata dal primo cittadino, Gino Murgi. I soccorritori si sono gettati in mare con tutti in nome dell’amore e della speranza per la vita: alle 4,15 è avvenuto lo sbarco.


La chiusura del CARA di Castelnuovo di Porto tanto difficile da accettare

Quanto scalpore ha fatto il CARA di Castelnuovo di Porto? Anche in quel caso i politici erano troppo impegnati su quanto fosse giusto il Decreto Sicurezza e quanto fosse con questo coerente la chiusura, senza preavviso, di una dimora per 543 migranti e di un posto di lavoro certo per 107 dipendenti.

Al lato umano e al dramma di coloro che, ancora una volta, si vedevano costretti a partire, per fortuna ci ha pensato la popolazione civile: un continuo via vai di persone ai cancelli del CARA per dare supporto e aiuto a quelle persone che ormai erano parte di quella comunità.

Uno degli ospiti del CARA, Anszou Cissé, promessa del calcio che sogna di diventare come Paul Pogba, è stato adottato da Open. Trasferito al Centro Mondo Migliore (proprio quello in cui tutti speriamo) ai Castelli Romani, Open finanzierà la continuazione delle sue attività, di studio e di sport.

Lezioni di solidarietà in Basilicata su tutti i fronti

Un giovane tunisino è il protagonista di un’altra bella storia ambientata a Bernalda, in provincia di Matera. Era giunto alla stazione in lacrime, dopo essere stato informato della morte per infarto della  mamma a Napoli. Non si capacitava del fatto di non poterla raggiungere per assistere al funerale, perchè non aveva il denaro necessario per il biglietto, così i carabinieri, dopo aver accertato la veridicità di quanto dichiarato, hanno fatto una colletta per finanziare il trasporto che avrebbe permesso al ragazzo un ultimo saluto alla sua mamma e un cuore pieno di gratitudine e commozione.

Sempre nel materano, a Pomarico, è la solidarietà che fa da protagonista e regala un forte senso di comunità in un momento in cui il problema non fa rima con migranti ma con calamità naturali.

Il 25 e il 29 gennaio una frana ha travolto una vasta fetta di centro storico, facendo crollare 18 abitazioni fatte precedentemente sgomberare dal Sindaco Francesco Mancini. Intere vite di sacrifici sono venute giù come sabbia, solo macerie su quella via in cui sono ambientati felici ricordi di un’intera cittadinanza: 26 famiglie sfollate, 65 abitazioni sgomberate in via precauzionale e per fortuna nessuna vittima.

Ma Pomarico è forte della cooperazione di tutti i suoi cittadini: su Facebook è partita immediatamente una Raccolta Fondi che al momento supera i 6000 €, oltre a dei gruppi di lavoro che quotidianamente si organizzano per il sostentamento delle famiglie sfollate e dei membri della Protezione Civile sempre presenti sul posto. Gli striscioni esposti negli stadi della zona (proprio quelli che di solito lanciano urla di razzismo), in occasione delle partite domenicali, hanno dato tutti  un messaggio di vicinanza al popolo colpito; il Vescovo di Matera ha messo a disposizione delle abitazioni così come le strutture ricettive operanti sul posto. Su tutti, un sindaco che prontamente, con calma e sicurezza, tiene informati tutti. Avvolta nell’abbraccio solidale di tutti, Pomarico è certa che presto potrà rialzarsi e ricominciare.

La vittoria di Alex

Un’altra storia che ci dà prova di quanto siamo irrimediabilmente umani, arriva direttamente dall’Inghilterra di Alex, così tanto connessa all’Italia.

Alessandro Maria Montresor, com’è noto, affetto da una malattia genetica rara, come la linfoistiocitosi emofagocitica, è stato sottoposto a un trapianto di cellule staminali emopoietiche del papà presso l’Ospedale Bambin Gesù di Roma, perfettamente riuscito. I genitori hanno pubblicato una lettera scritta a nome del bambino in cui sono forti i messaggi di gratitudine verso la solidarietà dimostrata da tutti: “Tante volte mi sono chiesto perchè a me, cosa avessi fatto di male per meritarmi tutta questa sofferenza, solo ora l’ho capito: dovevo essere il testimone del successo della scienza e della solidarietà e della vittoria dell’amore sulla malattia genetica rara”.

Da nord a sud, passando per l’Inghilterra, tante storie ci danno prova che un altro mondo è davvero possibile…basta solo crederci un po’ di più.