Umbria: l’isolamento è una prigione o la salvezza

Umbria: l’isolamento è una prigione o la salvezza

7 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Recentemente ho parlato con più di una persona di quanto l’Umbria sia isolata a livello di trasporti. Non c’è l’autostrada, l’Alta Velocità parte da Perugia alle 5 di mattina e poi c’è il treno di ritorno da Milano nel tardo pomeriggio. L’E45 – che è una superstrada che attraversa tutta la regione – è continuamente sotto lavori (e c’è un viadotto in Toscana, al confine con l’Umbria, chiuso da due settimane perché non sarebbe sicuro). Ci si lamenta di questo isolamento che limita anche la presenza di turisti. Da Perugia a Roma ci vogliono due ore e mezza di tempo per arrivare, praticamente come da Roma a Milano.

Siamo proprio nel centro d’Italia che più centro non si può. Ma sembra quasi l’occhio del ciclone: tutto troppo tranquillo dentro mentre intorno la vita è frenetica. Sia che guardi a Sud sia che guardi a Nord. Ecco, il Benvenuti al Centro è anche questo. Ossia, il ‘Welcome’ è difficile da dare perché è complicato che qualcuno riesca ad arrivarci, in Umbria. Se non dopo un lungo viaggio. O forse proprio per questo il ‘Benvenuti’ è ancora più gratificante. Come a dire: ora ti sei meritato di stare per un po’ dentro l’occhio del ciclone, sereno e immobile. A goderti la natura. Poi potrai tornare alle tue attività senza un attimo di sosta. Girando intorno come una trottola, proprio come quando si viene ‘presi’ nel mezzo da un uragano.

L’Umbria è terra di agriturismi, di serenità, di viaggi da fare in famiglia. Ha tante cose belle, come la cascata delle Marmore, ma non tanto valorizzate. Forse perché anche la gente umbra ci sta bene in questo isolamento che, a chi arriva dal Nord, a volte sembra veramente soffocante. E’ contento, ovviamente, quando il turista viene in pellegrinaggio ad Assisi piuttosto che all’Umbria Jazz Festival, ma pure un po’ schivo. In questo, qualcosa ha preso dall’Alta Italia. Non si apre subito, facilmente, come può fare un romano, per non dire un napoletano. Sta bene e vive bene tra le sue colline e conche. Si fa quasi cullare dalle curve delle sue strade. Chiede che l’Alta Velocità arrivi anche nel Sud della regione, ma poi non fa la guerra per averla. Si adagia e dorme sugli allori di un passato, neanche così lontano, in cui le cose economicamente andavano molto meglio.

Ecco, a forza di isolamento, l’ora d’aria rischia di non esserci neanche più. Perché se il turista non viene e non vede cammello (il paesaggio), non paga soldo. E allora le attività sono destinate prima o poi a chiudere. Lo sento dire spesso da sindacalisti, imprenditori e politici di qui. La crisi non è mai finita. E a me viene in mente il giapponese che rimase nelle giungla e, quando venne ritrovato negli anni ’80, era ancora convinto che fossimo nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale, terminata da un pezzo. Lo stesso stupore leggo negli occhi dell’umbro tipico quando gli dici che la recessione nelle altre regioni è passata. Che stanno risalendo la china. Alcune anche a grandi passi (come la Lombardia). Ok, ma Milano è Milano, ti rispondono. E allora lasci perdere e torni a goderti ciò che c’è di bello nell’isolamento. Senza neanche un prete con cui chiacchierare.