Da monaco buddista a modella

Da monaco buddista a modella

8 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

Mariko era un monaco tibetano, oggi è una modella. Il primo trans del Tibet: “Orgoglioso di esserlo”. La sua è una storia che parte da lontano e che parla di autodeterminazione. E tanto, tantissimo coraggio. Mandato dai genitori in monastero, è rimasto dieci anni in clausura prima che la ribellione interiore avesse la meglio sul silenzio, su un destino già scritto da qualcun altro, sulla non accettazione del corpo. Così, Mariko Ugen ha detto a tutto il mondo cosa si sentiva veramente: una donna.

O meglio Tenzin è diventato Mariko. E oggi è modella, danzatrice e consulente di make-up. Al Times Of India ha spiegato di essere orgogliosa: “Sono la prima transgender tibetana. Sono felice, ma non perché sono famosa ma perché, nel mio piccolo, so di avere aperto la strada alle altre”. Sarà così? Tenzin di strada ne ha fatta, di ostacoli ne ha dovuti superare.

Nato a Bir, villaggio dell’Himanchal Pradesh, in India, dove i genitori erano emigrati proprio dal Tibet. A nove anni i suoi, che facevano fatica a crescere una famiglia di sei anni, prendono una decisione drastica: Tenzin deve andare al monastero buddista Tergar, di Katmandu, per imparare e diventare monaco. “Mi sono sentita doppiamente imprigionata, per anni, in quella comunità. In un corpo che mi era estraneo e in una vita che non era la mia”. Sì perché non è che Mariko si sia svegliata una mattina e abbia deciso che la sua identità non era quella del monaco buddista: “Sin dall’infanzia ho dovuto superare molte cose, psicologiche, economiche e sociali”.

Nel 2014 prevale la necessità di staccarsi dalla vita che le era stata preparata. “Non avevo più scelta perché un video in cui danzavo vestita in abiti femminili alla festa di matrimonio di un amico, a Delhi, era diventato virale sui social”. Invece di provare vergogna, però, la modella trova finalmente il coraggio di diventare quello che avrebbe sempre voluto: una donna, una danzatrice. Addio al convento e alla meditazione, si balla. Niente più questua e abito monastico color camino. Addio anche al nome. Fino all’intervento chirurgico.

La sua comunità oggi la ammira, non la biasima. E’ felice che lei sia finalmente se stessa, non la condanna. “Adesso tutti mi trattano come una star. Sono finalmente in pace con la mia scelta, e non perché ho raggiunto la celebrità, ma perché mi sento circondata di affetto e approvazione”. Chissà quanti potranno prendere spunto da questa storia. Anche se, come diceva Don Abbondio, “il coraggio uno non se lo può dare”. O ce l’hai o non ce l’hai.

di Alessandro Pignatelli