E tu parli come un robot o sali dieci piani in dieci secondi?

E tu parli come un robot o sali dieci piani in dieci secondi?

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

Quelli del Nord parlano più veloci. Questa battuta di Virginia Raffaele e Claudio Baglioni contro Claudio Bisio ha catturato la mia attenzione durante il Festival di Sanremo. E mi son messo a pensare: è vero? Davvero a Milano, Torino e Genova le frasi durano di meno rispetto a Roma, Perugia o Firenze? Sì, penso di sì. E ciò a volte rende incomprensibili alle rispettive parti le argomentazioni.

Io devo ripetere spesso quello che dico e scandire bene le parole se parlo con indigeni del Centro. Che d’altro canto, quando si rivolgono a me, mettono in moto una sorta di cantilena che mi manda in confusione. Insomma, si va avanti a ripetizioni. Finché a me sembra di parlare come un robot a cui si stanno scaricando le batterie e a loro di aver preso l’ascensore che in dieci secondi ti fa fare dieci piani. Però, ci capiamo. Se non altro.

Non sto parlando di dialetto, parole dialettali, vernacolo, inflessioni. Proprio di durata di una frase. È come se qui anche in quel caso se la prendessero comoda. Nonostante, poi, i nomi abbreviati lascino intendere che sono loro a terminare prima le frasi. Invece no, i nomi abbreviati servono per non sprecare troppe energie (perché dire Alessandro se posso dire Alessà?), ma non per fare la frase più corta.

Se potessimo ‘scrivere’ il modo diverso di parlare, il nordista sarebbe una frase senza troppa punteggiatura, che sviscera in fretta il concetto; il centrista e il sudista, invece, frasi piene di puntini di sospensione, con un sacco di incidentali all’interno. Quando si arriva al punto, ci si è stancati e si dice sì automaticamente. Insomma, a me serve un respiro profondo per parlare come loro. Ma a loro serve una verve diversa per parlare come noi. Dubito che si raggiungerà mai un compromesso o che esista posto in Italia dove sono riusciti a mettere d’accordo le due tifoserie. Quella della palla lunga a pedalare e quella del catenaccio, della melina da sbadiglio e palpebre pesanti.

Voi direte: ognuno ha caratteristiche peculiari. Se fossimo fatti con lo stampino, tanto varrebbe vivere tutti in un’unica città lunga 1000 chilometri. Però, nel frattempo, per tenere fede a quello che ho appena scritto, chiudo qui. Che non si dica che sono prolisso, scrivo frasi lunghe e non arrivo mai al punto. Non mi sono (ancora) integrato così bene.