Italia e Francia ai ferri corti, ecco perchè

Italia e Francia ai ferri corti, ecco perchè

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Nelle scorse settimane si sono realizzati due fatti senza precedenti nella storia delle relazioni diplomatiche tra Italia e Francia dalla fine della seconda Guerra mondiale.

Il primo è stato il messaggio mandato dal governo Lega-Cinquestelle ai gilet gialli il sette gennaio scorso. Matteo Salvini ha definito i manifestanti “cittadini onesti che protestano contro un presidente che governa contro il suo popolo”, un’espressione che fa sorridere visto e considerato che il decreto che prende il suo nome ha reintrodotto il reato di blocco stradale, e che il Ministro non perde l’occasione di apostrofare con parole estremamente dure, per usare un eufemismo, chi contesta l’operato del suo Governo. Luigi di Maio, invece, ha scritto un post sul “Blog delle stelle” intitolato “Gilet gialli, non mollate!” in cui ha offerto ai manifestanti francesi la piattaforma online Rosseau “un sistema pensato per un movimento orizzontale e spontaneo come il vostro”. Come se non bastasse se da un lato Matteo Salvini si è premurato di esprimere una qualche forma di condanna alle violenze di piazza messe in atto dai gilet gialli, da Luigi di Maio non è emersa la stessa cautela.

Com’era prevedibile la reazione francese non si è fatta attendere. Parigi ha prima espresso il proprio malcontento, lo scorso 21 gennaio, all’ambasciatore italiano, per poi richiamare il proprio rappresentante a Roma con un comunicato durissimo in cui il Quai d’Orsay – il Ministero degli Esteri, ha ricordato che “questa situazione non ha precedenti dalla fine della guerra”.

Alcuni analisti hanno contestualizzato il sostegno di Salvini e Di Maio alle proteste di piazza e la pronta risposta della Francia nell’accesa rivalità in vista delle elezioni europee, su cui Parigi e Roma giocano in due fronti opposti. È stato anche sottolineato che se lo scopo degli europeisti come Macron è quello di rafforzare l’unione fra gli Stati membri allora fatti come questi saranno all’ordine del giorno in un’Europa in cui le rivalità transnazionali perderanno significato a favore di una nuova dialettica tra partiti che concorrono alla rappresentanza in un’Unione Europea finalmente coesa. In questa visione l’appoggio ad una protesta come quella dei gilet gialli non sarebbe poi molto diverso da quello che un partito di opposizione offrirebbe a chi manifesta contro il Governo in carica.

A guardare lo stato dell’Unione Europa, da Roma come da Parigi, siamo ben lontani da questo risultato. Nell’Europa in cui viviamo i sentimenti nazionalisti sono più forti che mai e, ad essere convinti di questo, sono proprio i due partiti al Governo in Italia: se Di Maio non perde occasione di soffiare sul sentimento antifrancese degli italiani, Matteo Salvini ha costruito una rete di alleanze in vista delle europee con partiti dichiaratamente sovranisti. Macron, in questo senso, rappresenta sia una Francia “nemica” dell’Italia, ad esempio nella rivalità sulla questione libica o nella riluttanza a costruire attorno a Fincantieri un polo competitivo con i colossi extraeuropei, sia un’idea politica opposta rispetto a quella su cui si basano le politiche del Governo gialloverde.

I danni potenziali di questa crisi sono soprattutto di tipo economico. Il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia ha sottolineato che, essendo la Francia il nostro secondo partner commerciale in UE, l’export potrebbe subire un rallentamento. Le banche d’Oltralpe, inoltre, sono quelle che più di tutte, in Europa, finanziano lo Stato, le famiglie e le imprese italiane per un valore di 285.5 miliardi di euro.

Per un’Italia sempre più isolata a livello internazionale, con un grosso problema di debito pubblico e crescita economica, la rivalità con la Francia – scatenata per un mero calcolo elettorale, potrebbe costare molto cara.

Italia-Francia: dalla seconda Guerra mondiale il punto più basso nelle relazioni diplomatiche tra i due Paesi

Nelle scorse settimane si sono realizzati due fatti senza precedenti nella storia delle relazioni diplomatiche tra Italia e Francia dalla fine della seconda Guerra mondiale.

Il primo è stato il messaggio mandato dal governo Lega-Cinquestelle ai gilet gialli il sette gennaio scorso. Matteo Salvini ha definito i manifestanti “cittadini onesti che protestano contro un presidente che governa contro il suo popolo”, un’espressione che fa sorridere visto e considerato che il decreto che prende il suo nome ha reintrodotto il reato di blocco stradale, e che il Ministro non perde l’occasione di apostrofare con parole estremamente dure, per usare un eufemismo, chi contesta l’operato del suo Governo. Luigi di Maio, invece, ha scritto un post sul “Blog delle stelle” intitolato “Gilet gialli, non mollate!” in cui ha offerto ai manifestanti francesi la piattaforma online Rosseau “un sistema pensato per un movimento orizzontale e spontaneo come il vostro”. Come se non bastasse se da un lato Matteo Salvini si è premurato di esprimere una qualche forma di condanna alle violenze di piazza messe in atto dai gilet gialli, da Luigi di Maio non è emersa la stessa cautela.

Com’era prevedibile la reazione francese non si è fatta attendere. Parigi ha prima espresso il proprio malcontento, lo scorso 21 gennaio, all’ambasciatore italiano, per poi richiamare il proprio rappresentante a Roma con un comunicato durissimo in cui il Quai d’Orsay – il Ministero degli Esteri, ha ricordato che “questa situazione non ha precedenti dalla fine della guerra”.

Alcuni analisti hanno contestualizzato il sostegno di Salvini e Di Maio alle proteste di piazza e la pronta risposta della Francia nell’accesa rivalità in vista delle elezioni europee, su cui Parigi e Roma giocano in due fronti opposti. È stato anche sottolineato che se lo scopo degli europeisti come Macron è quello di rafforzare l’unione fra gli Stati membri allora fatti come questi saranno all’ordine del giorno in un’Europa in cui le rivalità transnazionali perderanno significato a favore di una nuova dialettica tra partiti che concorrono alla rappresentanza in un’Unione Europea finalmente coesa. In questa visione l’appoggio ad una protesta come quella dei gilet gialli non sarebbe poi molto diverso da quello che un partito di opposizione offrirebbe a chi manifesta contro il Governo in carica.

A guardare lo stato dell’Unione Europa, da Roma come da Parigi, siamo ben lontani da questo risultato. Nell’Europa in cui viviamo i sentimenti nazionalisti sono più forti che mai e, ad essere convinti di questo, sono proprio i due partiti al Governo in Italia: se Di Maio non perde occasione di soffiare sul sentimento antifrancese degli italiani, Matteo Salvini ha costruito una rete di alleanze in vista delle europee con partiti dichiaratamente sovranisti. Macron, in questo senso, rappresenta sia una Francia “nemica” dell’Italia, ad esempio nella rivalità sulla questione libica o nella riluttanza a costruire attorno a Fincantieri un polo competitivo con i colossi extraeuropei, sia un’idea politica opposta rispetto a quella su cui si basano le politiche del Governo gialloverde.

I danni potenziali di questa crisi sono soprattutto di tipo economico. Il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia ha sottolineato che, essendo la Francia il nostro secondo partner commerciale in UE, l’export potrebbe subire un rallentamento. Le banche d’Oltralpe, inoltre, sono quelle che più di tutte, in Europa, finanziano lo Stato, le famiglie e le imprese italiane per un valore di 285.5 miliardi di euro.

Per un’Italia sempre più isolata a livello internazionale, con un grosso problema di debito pubblico e crescita economica, la rivalità con la Francia – scatenata per un mero calcolo elettorale, potrebbe costare molto cara.