La natura come cura per Alzheimer, autismo e depressione

La natura come cura per Alzheimer, autismo e depressione

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

Ci sono momenti che ti cambiano la vita. Giungono attraverso la linea del destino, attraverso persone che si fanno portatrici di messaggi universali, e trafiggono tutte quelle domande a cui da tempo cercavi risposta. Non si sa, esattamente, se in quell’attimo la risposta arrivi. A volte è probabile che cambino completamente le domande. Tutto muta, tutto si risveglia. Tutto sembra più chiaro.

È successo così ad Andrea Mati, architetto paesaggista, oggi conosciuto come “l’uomo che cura la depressione della mente con il verde”: Alzheimer, autismo e depressione, grazie a Mati, trovano veri e proprio luoghi naturali in cui nasce una nuova terapia grazie al loro potere di rilassare, calmare e stimolare il sistema immunitario.

L’idea di questi giardini terapeutici è stata concepita grazie all’incontro con il professor Giulio Masotti, presidente emerito della Società italiana di Geriatria e Geontologia: invitò Mati a visitare il giardino che aveva fatto realizzare a Pistoia al Centro Diurno di Monteoliveto ed è lì che avvenne l’illuminazione.

Mati, appartenente da sempre a una nota famiglia di florovivaisti pistoiesi e attivo come volontario in associazioni assistenziali, iniziò così a sviluppare e a progettare spazi verdi a fini terapeutici; è scientificamente provato, infatti, che immergersi nella natura e stare a contatto con il verde regali all’individuo benessere, soprattutto se i luoghi sono progettati in maniera studiata e specifica e se in essi viene assolutamente vietato l’utilizzo di erbicidi, fertilizzanti e pesticidi.

Alberi, piante ornamentali. Vialetti, gazebo, profumi aromatici, cascatelle. Sono tanti gli elementi all’interno dei giardini terapeutici, utili a far riconoscere e collegare al proprio vissuto tutto quello che i malati sperimentano, andando così a impattare positivamente sulla loro memoria indebolita dal morbo di Alzheimer. Perché la natura, con il suo ordine, è capace di riaprire quei cassetti mnemonici che le sovrastrutture mentali hanno coperto. Lì, all’origine, dove tutto è ancora incontaminato: esattamente come la natura, appunto.

È basato sul contatto fisico, invece il giardino terapeutico per chi soffre di depressione: per questa patologia, infatti, non è più necessario un risveglio fisico ma un riconoscimento reale del mondo concreto, a dispetto dei fantasmi che annebbiano la mente di un individuo che soffre di depressione e che, a causa della sua stessa malattia, è dissociato dalla realtà.

Socializzazione, invece, è il termine principe del giardino terapeutico dedicato a quelle persone con sindrome di Down o di Autismo: spazi aperti, fiori, aiuole da curare in gruppo.

Il progetto, che grazie a Mati ha già visto la nascita di diversi giardini in tutta Italia, sarà presentato il primo marzo, in occasione del decimo Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer a Montecatini Terme.