Maratona di New York, l’unico obiettivo: sorridere alla fine

Maratona di New York, l’unico obiettivo: sorridere alla fine

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Cosa spinge più di quattromila italiani a recarsi a New York per la famosissima Maratona? Me lo sono chiesto vedendo le testimonianze di chi può dire “io c’ero!” tra i 53 mila partecipanti. Domenica 4 novembre 2018 è partita come consuetudine una delle sei Major Marathon a livello mondiale, che ha contato solo 8 mila ritiri. Perchè andare oltre oceano quindi per correre? I maligni potrebbero dire che è una moda. Forse. Ma non è così per tutti. L’ho scoperto parlando con Fabio, Cristina e Michele. Si corre per svariati motivi ed ognuno ha il suo stampato in mente.

Fabio Paradisi, 38 anni, impiegato e papà di un bimbo di due che lo ha accompagnato con la moglie mi ha raccontato che quando ha smesso di giocare a pallacanestro a livello agonistico voleva fare qualche cosa per non stare fermo. Così ha cominciato con la corsa. «La Maratona di New York penso che sia per qualsiasi amatore della corsa come la “24 Ore di Les Mans”, con l’obiettivo. Ho fatto le prime maratone a Firenze dove abito. Coinvolgendo un amico pazzo, gli ho proposto di andare a New York. Siamo partiti un anno prima ad organizzare e a novembre eravamo lì davvero». Una gara che non è in realtà contro gli altri o al tempo, ma solo contro se stessi e le proprie capacità: «da un punto di vista tecnico non è la più bella, con tante salite e molte ore in piedi prima di partire. Però quando ti trovi lì in mezzo è ancora molto di più di quanto tu ti possa immaginare. È un’atmosfera impensabile – spiega Fabio – Mi viene in mente che in Italia, magari quando fai le gare, vieni infamato da quello fermo con la macchina perchè non riesce a passare. Lì bloccano una città come New York. Si vedono le cose più impensabili, come la signora anziana che si è fatta portare fuori casa la poltrona sul bordo strada ed è lì con la coperta che saluta tutti. C’è la gente che ti offre da bere e da mangiare qualunque cosa. Poi tifano davvero tanto chiunque. Si potrebbe pensare che tifino magari i primi, poi si stufino. Invece non è così. Questo contesto è quello che ti stupisce di più». L’impegno grande è stato ripagato con una posizione di 3998 su 53.000: «visto quanto è impegnativa una maratona e quanto ci si impiega per prepararla, la prima cosa è arrivare in fondo, non importa il tempo che fai perchè l’atmosfera ti coinvolge. Corri e non te ne accorgi neanche: è davvero una cosa sconvolgente. Ero talmente impegnato a guardarmi intorno, a salutare che non mi accorgevo del tempo».


Cristina Lorenzo, 41 anni, ha due figli ed è una responsabile commerciale di un’agenzia per il lavoro e ha partecipato alla Maratona di New York grazie ad un progetto che si chiama “Run to Feel Better”, partito nel novembre 2017 dove sono state scelte nove persone per partecipare a questa manifestazione. «È stato una sorta di sogno. Non sapevo nulla della Maratona di New York ed ero a zero a livello di corsa. Il progetto mirava a prendere delle persone sedentarie che non hanno mai fatto nulla a livello di corsa e portarle a correre una maratona – racconta Cristina – Il clima che si respira a New York è indescrivibile: una città ferma proprio per la maratona e tutti gli abitanti sono lì per te. Questa è l’emozione più grande. Non ti rendi nemmeno conto a volte di correre, perchè c’è un clima intorno che è spettacolare. La maratona è proprio una festa. Le persone fanno questa corsa per i motivi più diversi. Con me c’era anche mio marito Andrea il mio angelo custode e abbiamo festeggiato i 25 anni insieme proprio in quell’occasione». La motivazione che ha spinto Cristina è stata forte, frutto di un problema di salute che non l’ha piegata: «Ho iniziato a correre perchè nel 2017 sono stata operata per endometriosi grave. Sono uscita dalla sala operatoria e praticamente non camminavo più perchè mi si è espulsa un’ernia e mi hanno trovato quattro vertebre schiacciate. Ho fatto sei mesi di riabilitazione in un centro dove mi hanno proposto questa sfida. Mi sono detta: “Perchè non farlo?”. Dovevo fare qualcosa per sentirmi di nuovo viva, sfidando me stessa. Il mio primo obiettivo è stato tornare a correre, poi quello di partecipare ad una maratona. L’importante era arrivare al traguardo e ce l’ho fatta – continua Cristina – Ora ho una sorta di dipendenza: sto bene, la mia schiena non ha più avuto problemi e ora incomincia il percorso per una nuova sfida».

Proprio a Michele Stefani, ideatore di “Run to feel better” ho chiesto il perchè di questa tendenza: «Il tutto nasce dalla mia esperienza personale perchè anch’io tre anni fa da zero ho fatto la maratona in un anno. Ho visto i miglioramenti che ci sono stati dal punto di vista fisico e mentale. Quindi ho deciso di riproporre questa strada gratuitamente. Il nostro scopo è quello di avvicinare le persone alla corsa e dimostrare che se uno vuole con l’impegno, in un solo anno può raggiungere un traguardo come quello di una maratona – spiega Stefano – C’è la voglia di dedicare del tempo per se stessi, riprendendo in mano la propria vita anche attraverso questa sfida, per stare meglio fisicamente e non solo. Coloro che iniziano sono persone sedentarie, alcune con patologie o sovrappeso. Una volta tagliato quel traguardo hai tutto quelle che ne consegue anche a livello motivazionale».