Parlato: “Foibe? Pulizia etnica e politica da parte di Tito”

Parlato: “Foibe? Pulizia etnica e politica da parte di Tito”

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Alessandro Pignatelli –

È stato dal presidente Mattarella per la cerimonia ufficiale del Giorno del Ricordo delle Foibe, poi in Campidoglio, a Roma. Roberto Parlato, storico di fama, ha rilasciato a Il Cosmo un’intervista proprio in occasione del 10 febbraio, data che sta a ricordare l’eccidio di tanti italiani nell’ex Jugoslavia e la fuga di 350 mila persone verso i campi profughi di tutta Italia”.

L’Anpi di Rovigo, qualche settimana fa, aveva parlato delle Foibe come di un evento storico inventato: “Il negazionismo della verità non è mai positivo. Come per la Shoah, per lo sterminio del popolo armeno. Quelli dell’Associazione partigiani di Rovigo sono rimasti alla Guerra Fredda, la loro è una visione politica pesante. E’ come se l’Anpi si fosse fermata al 1946, quando sull’Unità si parlò degli esuli come dei repubblichini, quasi fossero tutti fascisti”. Aggiunge: “Mentre il Partito Democratico ha fatto dei cambiamenti enormi nel tempo, loro hanno una visione ristretta. Per loro esiste solo il Governo di Liberazione. Continuano a inneggiare al compagno Tito, dicono che Basovizza non è esistita. Quando non si hanno molti ragionamenti seri da fare, si tirano fuori queste cose”.

Invece, continua la storico, “la violenza balcanica è stata contro gli sloveni, contro gli italiani, contro tutti i nemici di Tito. Ma per l’Anpi, evidentemente, è sufficiente che si tratti di un regime comunista per non essere stato cattivo”. Riassume: “L’Anpi ormai è un vero e proprio partito politico, non un’associazione di reduci. Anche se molti di loro queste cose non le hanno vissute, dovrebbero informarsi, studiare. Pure io non c’ero, ma ho letto e mi sono documentato. Del resto, parliamo dei Longobardi e dei Fenici, ma mica c’eravamo all’epoca?”.

Che cosa rappresentano davvero le Foibe: “Un aspetto significativo di pulizia etnica e politica fatta nella ex Jugoslavia. Rappresenta le deportazioni nei campi di concentramento. Foibe è una parola simbolica, è la risposta dei partigiani di Tito a cattolici, possidenti e fascisti italiani che non potevano rimanere in quelle terre perché doveva nascere la Jugoslavia di Tito. Ricordiamo che 350 mila su 500 mila se ne sono andati, sono gli esuli. Non potevano rimanere perché gli era stata negata la possibilità di parlare in lingua italiana, c’era stata la nazionalizzazione delle proprietà, c’era il pericolo di esseri fatti fuori, come è successo ad alcune migliaia. Tito, in totale, si è liberato di migliaia di persone che avrebbero reso difficile il suo regno”.

Come mai ancora oggi le Foibe non sono ricordate come la Shoah: “In parte è responsabilità del quadro politico. Non bisogna comunque contrapporre l’Olocausto con le Foibe. La prima è stata una sciagura molto più grande, che ha coinvolto un popolo che l’aveva l’unica colpa di essere ebreo. Chiaro che la sensibilità dell’opinione pubblica sia diversa: di un fatto se n’è parlato moltissimo, fin dalla fine della Seconda guerra mondiale. Delle Foibe se ne parla solo dal 2004, da quando è stata istituita la Giornata del Ricordo”.

Bisogna in un certo senso recuperare il tempo perso, però: “E’ giusto leggere, fare ricerche storiche”. Fortunatamente, anche a livello istituzionale, si è mosso qualcosa: “Si sta per costituire una Commissione parlamentare d’indagine che dovrà desecretare gli archivi della ex Jugoslavia”. Qualche film è stato prodotto, ma sono ancora pochi secondo Parlato: “L’ultimo, Rosso Istria, è comunque molto crudo, ben fatto. Direi che è positivamente crudo perché rende l’idea di quello che successe. Bisogna lavorare, fare libri di divulgazione e storici. Stiamo scontando dei ritardi enormi perché non dimentichiamo che le Foibe sono iniziate praticamente nel 1943 e solo 61 anni si è deciso di commemorare quel periodo”.

Le scuole devono essere la base da cui partire: “In alcuni libri di storia c’è un capitoletto sulle Foibe. Il problema, a mio parere, non è il negazionismo, ma il riduzionismo e il giustificazionismo. Sento dire che gli italiani furono violenti in Istria, ma loro ci vivevano lì, non erano andati a conquistarsela”. Fa un lungo passo indietro, Parlato: “In realtà, gli scontri tra italiani e slavi sono cominciati nel 1866”. Poi, più o meno ciclicamente, ci sono stati scontri veri e propri: “Durante il periodo di Tito, la polizia segreta, l’Ozna, fece autentici macelli. Perciò non va bene giustificare violenze che sono iniziate dopo l’8 settembre del 1943, quando di fatto l’Italia è uscita della guerra”.

Le Foibe vengono ancora oggi dipinte come una celebrazione della Destra: “Effettivamente, nei 60 anni di silenzio, è stata l’unica parte che ne ha parlato. Solo dal 2004 siamo passati alla celebrazione istituzionale, con il sì anche della sinistra però”.

Chiude con una considerazione: “Per gli istriani l’Italia era il fascismo. Loro sono diventati italiani e poco dopo l’Italia è diventata fascista. Ma per loro fascismo è riforma agraria, acquedotto, sindacati, la costruzione di due città, ossia posti di lavoro. Era il simbolo dell’Italia, così come i carabinieri, la guardia di finanza, i maestri, che i titini presero e portarono via per ammainare i simboli del Bel Paese. In Istria non c’è stato mai un vero e proprio movimento anti-fascista. Per loro, era semplicemente l’Italia”.