Da Sala al Flamengo: quando il calcio è tragedia

Da Sala al Flamengo: quando il calcio è tragedia

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Franco Leonetti –

Quello che mai nessun appassionato vorrebbe udire e vivere. Ma il calcio, a volte, sa essere disumano, malvagio, spietato, velandosi a lutto. L’universo mondiale del pallone è stato colpito profondamente, nelle ultime settimane, da due tragedie incredibili: la morte di Emiliano Sala e i giovani calciatori del Flamengo periti in un incendio. Un dolore inenarrabile, difficile anche raccontare queste storie di giovani strappati precocemente agli affetti, di vite spezzate all’improvviso senza nessuna prova d’appello.

Emiliano Sala ha tenuto mezzo mondo con il fiato rotto dall’emozione prima e della speranza poi. Infine la rassegnazione totale. Lo sfortunato attaccante argentino precipitato nel canale della Manica il 21 gennaio mentre era in volo da Nantes a Cardiff, è morto a causa di ferite alla testa e al busto e, dopo che il suo corpo è stato estratto dal velivolo il 4 febbraio, è stato identificato solo grazie alle impronte digitali. L’ambizione di un ragazzo argentino pronto a trasferirsi nel calcio inglese per continuare la sua professione, il suo sogno di bambino. Con lui scompare anche David Ibbotson, il pilota che guidava il piper Malibu N264DB svanito nella Manica e non ancora ritrovato.

La tragedia si amplifica, si decuplica, e lascia tutti nello sconforto per quanto accaduto in Brasile. Erano arrivati a Rio de Janeiro da tutto il paese, il dolce sogno comune di tanti ragazzini appariva un coronamento da fiaba: debuttare fra i professionisti del Flamengo, il prestigioso club che gioca nel leggendario Maracanã. Un incendio all’alba di venerdì 9 febbraio, però, ha cancellato la vita di dieci persone, fra cui almeno otto ragazzi del settore giovanile, di età compresa fra i 14 e 15 anni. In tre, invece, sono rimasti feriti: uno in grave condizioni, con ustioni sul 40% del corpo, uno apparentemente fuori pericolo e l’altro sott’osservazione.

I ragazzi si trovavano in uno dei dormitori, una struttura pre-fabbricata del centro d’allenamento del club più famoso del Brasile, quando il rogo è divampato alle 5 di mattina, i vigili del fuoco sono riusciti a domare le fiamme solo un’ora più tardi. Il centro d’allenamento, conosciuto come Ninho do Urubu, “Il nido dell’Avvoltoio”, in omaggio all’animale simbolo della tifoseria, inaugurato nel 2014, veniva considerato uno dei più moderni di tutto il Brasile. Situato a Vargem Grande, nella zona ovest della capitale fluminense, è usato sia per gli allenamenti della prima squadra che per quelli delle categorie giovanili. Come spesso accade nei club più organizzati, una parte della struttura era adibita a foresteria per i giovani talenti provenienti da altre città.

Secondo le testimonianze di alcuni sopravvissuti, l’incendio sarebbe deflagrato in seguito a un corto circuito nel sistema d’aria condizionata. A prescindere dalle cause del rogo, le prime indagini denotano gravi mancanze da parte del club, l’area del rogo, infatti, non aveva l’autorizzazione necessaria per essere edificata ma solo per essere destinata a parcheggi. Il presidente del Flamengo, Rodolfo Landim, l’ha definita come la più grande disgrazia che il club abbia mai vissuto in 123 anni di storia. Un mese tremendo per il calcio su scala mondiale, due accadimenti che lasciano sgomenti e provocano una tristezza senza fine anche in chi segue poco il mondo del calcio. Due tragedie, due sciagure che lasciano un indelebile segno in ognuno di noi.