Quando l’appuntamento al buio diventa amore: il filosofo Apuleio e la favola di Amore e Psiche

Quando l’appuntamento al buio diventa amore: il filosofo Apuleio e la favola di Amore e Psiche

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabatta Testa –

C’era una volta…

È così che inizia la favola di Amore e Psiche, uscita dalla penna di Apuleio, scrittore e filosofo di origini nordafricane che si colloca nel II secolo d.C nel panorama latino.

Sì, chi c’era una volta? C’era una volta un re, con tre figlie meravigliose. Una di queste, Psiche, era molto più che meravigliosa. La sua era una bellezza quasi divina, tanto da suscitare l’invidia della dea Venere. Un oltraggio per la dea della Bellezza e dell’Amore, insopportabile.

“Eccomi dunque io, Venere, la madre antica di tutta la natura, la prima origine di tutti gli elementi, eccomi trattata in modo da dover spartire con una fanciulla mortale gli onori della mia maestà. Ma questa, chiunque sia, non starà lì così, a godersi l’usurpazione degli onori che mi spettano. Provvederò immediatamente a che si penta di questa sua illecita bellezza”.

Venere decise così di punirla, coinvolgendo suo figlio, Eros, meglio noto come Cupido. Cupido aveva una missione, crudele e spietata: fare innamorare la bella fanciulla dell’ultimo degli ultimi.

A innamorarsi di Psiche, però, fu Cupido stesso, ammaliato dal suo fascino e dalla sua dolcezza. Cupido, impaziente, decise allora di portare la fanciulla a vivere con lui, nel suo palazzo.

Una cosa, però, Psiche non aveva ancora fatto. Non aveva ancora visto il vero volto dell’uomo di cui era innamorata. Cupido, infatti, non si palesò con le sue sembianze davanti alla ragazza e decise di portarla nella sua dimora a una sola condizione: la loro unione si doveva celebrare sempre al buio. Psiche accetta, ma una notte, presa dalla curiosità, scopre chi è veramente il suo amante.

Un’altra punizione ha in serbo per lei la dea Venere: solo dopo aver superato molte e difficili prove potrà vivere l’amore con Cupido. Psiche accetta la sfida e arriva fino all’ultima prova, grazie alla quale acquista il dono dell’immortalità. I due innamorati possono così amarsi alla luce del sole. Dalla loro unione nasce una figlia: Voluttà (Piacere).

Una storia d’amore eterna, senza tempo. Una favola che fa sognare chi è innamorato e anche chi aspetta ancora la sua metà. Un appuntamento al buio, insomma, che genera amore, passione, al di là delle apparenze. Per innamorarsi – ci suggerisce Apuleio con questa favola – non serve guardare chi ti sta davanti, non serve sapere di che colore sono i suoi occhi o come porta i capelli. Per innamorarsi serve quello che noi oggi chiamiamo feeling, serve quel cocktail di vibrazioni, di onde elettromagnetiche che producono lo stesso suono, che vanno all’unisono. Perché l’amore è tutto quello che abbiamo a nostra disposizione: è il dono più prezioso che ci sia stato fatto e che possiamo fare. L’amore per Apuleio ha un potere enorme, unico e irripetibile…

L’amore, acquistando ogni giorno nuovo vigore, fa sembrare di facile attuazione ciò che sul momento si giudica difficile. Perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi la passione…