Rino Di Meglio, Gilda: “Il problema non sono gli insegnanti del Sud ma la società”

Rino Di Meglio, Gilda: “Il problema non sono gli insegnanti del Sud ma la società”

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Hanno fatto polemica le affermazioni del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti in questi giorni. Ad Afragola, in provincia di Napoli, un giornalista gli ha chiesto se servissero più fondi per colmare il gap tra le scuole del Nord e quelle del Meridione. La risposta del Ministro è stata che ciò che ci vorrebbe davvero è “l’impegno del Sud, vi dovete impegnare forte. Questo ci vuole”, rincarando la dose specificando che siano necessari “impegno, lavoro e sacrificio”. Dopo aver gridato al fraintendimento, si è scusato, ma comunque sia ha toccato un nervo scoperto. La scuola italiana di per sé ha i suoi problemi. Quando però si apre il confronto tra Nord e Sud ecco che si ritorna al dibattito sul divario esistente e sottolineato anche dalle ultime Prove Invalsi, dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione.


Abbiamo chiesto a Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti di illustrarci i problemi della scuola del Sud. Partendo proprio dalle parole di Bussetti si dice sorpreso. «Conoscendo il Ministro che è una persona molto misurata penso che si sia trattato di un infortunio. Mi sono veramente molto meravigliato della dichiarazione che ha fatto fuori luogo e anche un po’ offensiva. Poteva risolvere scusandosi subito però». Sta di fatto però che il divario esiste e parte dagli edifici scolastici. «Io giro l’Italia e quindi vedo i colleghi. A parte che non è una questione “etnica”, visto che buona parte degli insegnanti sono meridionali o comunque di origini del Sud anche al Nord. Ad esempio io sono di Trieste, conosco benissimo la realtà del Nord. La differenza sta molto spesso nelle strutture, che tra l’altro non dipendono direttamente dallo Stato. Gli edifici scolastici sono di competenza dei Comuni per la scuola dell’obbligo e delle Province per quanto riguarda la scuola secondaria di secondo grado. Sono gli enti locali i responsabili. Molto spesso nel Sud– continua Di Meglio – c’è uno stato di degradazione strutturale».

Anche le problematiche sociali contribuiscono alla difficoltà di scolarizzazione nel Sud: «Ci sono più zone contraddistinte da problematiche sociali e degrado culturale al Sud rispetto che al Nord. Questo però capita anche all’interno della stessa città ad esempio a Milano e Torino ci sono dei quartieri della città dove ci sono forti problematiche nella scuola, quindi è più difficile ottenere buoni risultati. Il problema non è di certo quello degli insegnanti che in genere sono preparati dal Nord al Sud, poi qualcuno che fa male lo si trova dappertutto, non è una questione geografica. Incide molto la situazione sociale».


Viene però il dubbio vedendo i dati delle ultime Prove Invalsi del 2018 e che mettono in evidenza anche problematiche a livello di apprendimento e didattica: «È sempre legato al territorio in cui ci si trova. La didattica non è differenziata tra Nord e Sud. Penso che la differenza vada fatta risalire al contesto sociale. Non è un’ideologia da parte mia, ma una constatazione di come sia difficile insegnare in certe condizioni. La principale difficoltà arriva dalla materia che si deve plasmare, gli studenti, e dal contesto sociale in cui la scuola opera». Gli insegnanti al Sud non hanno vita facile quindi: «Se si va nella periferia di Milano o in quella di Napoli le differenze sono evidenti. Ci sono zone di Napoli, ad esempio, ma anche altre città, in mano alla delinquenza organizzata. Si vive un contesto di frontiera e quindi si lavora con mille difficoltà. La differenza arriva fin dall’Unità nazionale: bisogna ricordarsi della lunga lotta per combattere l’analfabetismo. Le scuole di questo tipo le abbiamo chiuse una trentina di anni fa, non di più».

Da cosa partire quindi per migliorare la situazione? Dalla società e dal lavoro: «Bisogna affrontare il problema sociale innanzitutto. Ad esempio le zone con alta disoccupazione sono zone scolasticamente più difficili, quindi bisogna trovare in questo Paese il sistema di rilanciare l’economia, non solo al Nord, ma anche al Sud. Questa situazione incide su tutto il tessuto sociale, si vede anche dai risultati scolastici: in zone con un certo sviluppo industriale, come Treviso e Pordenone, la scuola funziona molto bene, mentre se si va nella periferia di Bari o Palermo il discorso è totalmente diverso».