Sanremo

Sanremo

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Giorgio Simonelli –

Anche se è ormai archiviato da qualche giorno e rischio di arrivare ultimo (la u minuscola, non facciamo confusioni), qualcosa sul festival di Sanremo mi sembra il caso di aggiungere. Tre cose in particolare, che vanno ad accodarsi alla tante considerazioni già fatte da molti (me compreso).

Tre cose che sono sfuggite o sono state accennate senza il dovuto rilievo. La prima riguarda l’audience, che è stata più che soddisfacente ma ha proposto dati numerici contrastanti. A una share che rivelava solo un piccolo calo rispetto all’anno precedente corrispondeva una diminuzione di teste decisamente consistente. Che cosa è accaduto? La percentuale di persone che hanno visto Sanremo, tra coloro che in quelle sere hanno guardato la tv (share), è stato più o meno uguale al 2018, ma il numero complessivo di spettatori televisivi, la platea come si usa dire, è calato.

Cosa hanno fatto questi italiani, più di un milione, in quelle sere? Molti hanno visto ugualmente la tv ma su piattaforme che Auditel non considera. Hanno seguito le serie di Netflix, che fa tanto fine, hanno guardato Parma-Inter su Dazon o addirittura hanno visto anche loro Sanremo ma su Rai play.

Ma il problema rimane, perché il festival è per definizione un elemento di aggregazione, un appuntamento che dovrebbe allargare la platea televisiva, richiamando anche coloro che non sono consumatori abituali della tv generalista. Se non lo fa, è un suo limite.

Per fortuna ogni medaglia ha il suo rovescio, che, in questo caso, è positivo. Le teste sono diminuite, ma sono più giovani. Le fasce di teenagers ( 14-21 anni) e di ragazzini ( 7-14) hanno fatto registrare un incremento vertiginoso. Chi ha figli o, come me, nipoti in quelle fasce d’età se ne era accorto anche prima che Auditel fornisse i dati scomposti. Il fenomeno è di un certo rilievo, un’inversione di tendenza clamorosa, perché Rai uno è molto debole su quelle fasce e il festival è, da anni, uno spettacolo per persone mature che fa leva speso e volentieri sulla nostalgia.

Evidentemente le scelte musicali di Baglioni sono state decisive per questo cambiamento. E così arriviamo al terzo fatto che vale la pena di approfondire: i verdetti. Non per entrare nel merito delle scelte e dei loro significati politici. Ma per chiarire una questione. Coloro che hanno denunciato lo scandaloso squilibrio tra il voto “popolare”, in realtà telefonico e il voto delle giurie dell’Ariston, hanno scoperto l’acqua calda.

È sempre successo. Molti ricordano il lancio degli spartiti degli orchestrali indignati per il favore che il popolo dei televotanti aveva riservato al duo Pupo-Emaunule Filiberto. Ma molti anni prima nel 2007 solo i voti clamorosamente alti della giuria di qualità, accusata di sinistrismo da Marcella Bella, consentirono a Cristicchi di superare sul filo di lana Albano. Cristicchi cantava TI PORTERO’ UNA ROSA, Albano NEL PERDONO.

Chi aveva visto giusto? Il divario tra i gusti del pubblico generalista e quelli di giudici qualificati Ë un dato costante della storia culturale. Ma in questi mesi di conflitto aperto tra popolo ed Èlites, con la bilancia che pende dalla parte del primo, anche un giudizio riguardante delle canzonette diventa una questione fondamentale. Se, come si dice, il festival di Sanremo è lo specchio del paese, questa volta è riuscito a esserlo più che mai.