“Stato, Governo e l’importanza delle parole.”

“Stato, Governo e l’importanza delle parole.”

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Samaele Tripoli –

Negli scorsi giorni, sfruttando il momento di polemica con la Banca d’Italia, il governo ha insinuato l’idea di prendere il controllo delle riserve auree italiane (al momento sotto il controllo della Banca appunto), sostenendo che “le riserve auree dell’Italia devono  essere sotto il controllo dello Stato, non di una banca”. 

Il motivo nemmeno troppo velato di questa istanza è la volontà di utilizzare parte di tali riserve per scongiurare l’aumento dell’IVA (dato che il continuo sostenere da parte del governo che tale aumento sarà evitato grazie ad una crescita che di fatto non ci sarà, diventa via via più irrealistico), così da poter camuffare come successo del governo quello che nei fatti è un piccolo furto dalle casse dello Stato. 

Già, perché ci si dimentica con troppa facilità che le riserve auree sono dello Stato e GIÀ sotto il controllo dello Stato, in quanto la Banca d’Italia non è una banca privata ma un  istituto di diritto pubblico, il che rende la frase “le riserve auree dell’Italia devono essere sotto il controllo dello Stato, non di una banca” una sostanziale bugia: ciò che si vuole è che il controllo delle riserve passi al GOVERNO, ma in termini comunicativi è ovviamente una strategia poco efficace, mentre dire che si vuole passino sotto il 
controllo dello STATO (come in realtà appunto sono già) fa credere che 
diventino un bene di tutti mentre adesso sono ostaggio di un ente 
privato, cosa che però la Banca d’Italia semplicemente NON è. 

Inoltre è facile perdere un altro punto nodale: perché non si dovrebbero toccare quelle riserve così ingenti (la terza riserva per grandezza al mondo di uno Stato) per aiutare la crescita? è presto detto: l’incremento della crescita spetta al governo, le riserve auree sono invece l’extrema ratio di un paese, non andrebbero mai utilizzate se non in caso di un rischio di crollo dell’intero sistema nazionale, non una semplice recessione (che già sarebbe un fatto grave) ma un vero collasso della nazione, cosa che però andrebbe dichiarata pubblicamente, non mascherata come si sta cercando di fare.Si continua a giocare con il significato di parole e regole, cercando di ottenere un consenso immediato (“perché una banca dovrebbe controllare il nostro oro? È sbagliato!”), ma a tale gioco si può contrastare solo una analisi attenta delle parole e dello stato delle cose, che però risulta (come questo articolo) noiosa e priva di appeal…

Tuttavia fingere che vada tutto bene mentre si cade nel baratro non ha aiutato altre realtà nazionali. Auguri a tutti noi.