Tecnici NoTav: “Non si deve fare, costa troppo”, ma chi è a favore insorge e urla alla propaganda

Tecnici NoTav: “Non si deve fare, costa troppo”, ma chi è a favore insorge e urla alla propaganda

14 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Per cinque dei sei tecnici No Tav nominati dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e coordinati da Marco Ponti, che hanno realizzato l’analisi costi-benefici dell’opera, l’alta velocità non si deve fare. I costi supererebbero i benefici di una cifra compresa tra i 7 e gli 8 miliardi.

Questa conclusione non ha ottenuto una condivisione unanime da parte della commissione, in quanto è firmata solo da 5 dei 6 membri. Il sesto non ha ritenuto sottoscrivibile il documento. Il testo è stato reso pubblico sul sito internet del ministero dei Trasporti. Uno dei nodi cruciali è l’affermazione dei tecnici di Ponti secondo cui i benefici del trasferimento delle merci dal tir al treno non avrebbe effetti significativi sul piano ambientale. Secondo l’analisi pubblicata non è quantificabile il costo dello stop ai lavori che, a seconda delle proiezioni varia da 1,3 a 4,2 miliardi. Inoltre nel calcolo dei costi sono compresi anche quelli che sopporteranno la Francia e l’Unione Europea. La Francia è già stata informata di questo.

Fiumi di commenti in merito. Il primo è arrivato dal commissario di governo per la Torino-Lione, Paolo Foietta che l’ha definita un’analisi-truffa. Sergio Chiamparino ha dato manforte con una similitudine: “Come affidare a Dracula la sorveglianza sulla banca del sangue”. Anche da Oltralpe dicono la loro. Il comitato francese pro-Tav definisce l’analisi “straordinariamente di parte” e afferma che “minimizzando i benefici ambientali colossali, Ponti iscrive nella colonna dei costi il mancato introito che rappresenterebbe per lo Stato italiano una diminuzione importante delle tasse sul carburante e dei pedaggi autostradali”. Per sintetizzare meno ci saranno mezzi pesanti e auto sulle Alpi, più il rapporto costi-benefici sarà negativo.

Il documento stabilisce che il valore attuale netto, saldo tra i costi dell’opera, lavori e gestione, i costi esterni, i minori benefici per utenti e operatori, e dall’altra parte i benefici economici diretti e indiretti, è pari a 6.995 milioni di euro nello scenario “realistico” di previsioni di traffico (25,2 milioni tonnellate di merci nel 2059) e pari a 7.805 milioni nello scenario “ottimistico” (previsioni osservatorio 2011, 51,8 milioni di tonnellate). In entrambi i casi uno “sbilancio economico” fortemente negativo. Entrambi i calcoli sono stati fatti sui “costi a finire” dell’opera, al netto cioè degli 1,4 miliardi di euro già spesi, e considerando i costi sia della tratta internazionale che di quella italiana.

Quanto alle penali in caso di scioglimento del progetto della Tav il costo massimo potrebbe raggiungere i 4,2 miliardi. È quanto è possibile determinare sommando i vari importi contenuti nella Relazione tecnico giuridica collegata all’analisi costi benefici della Tav. Se invece non venisse realizzata la tratta Avigliana-Orbassano, limitando il progetto alla cosiddetta mini-Tav, il già citato “vane” con costi a finire, escludendo le spese già effettuate, ammonterebbe a  6.138 milioni e quello calcolato con riferimento al costo intero a 7.093 milioni. In caso di mancata realizzazione della tratta i benefici per i passeggeri regionali che non sarebbero ottenuti risulterebbero pari a 305 milioni. Si parla anche di ambiente e i benefici dell’opera considerata nella sua interezza, secondo la relazione, sono trascurabili. Con la Tav le emissioni di C02 si ridurrebbero, ma obiettivi “ambiziosi” si otterrebbero “solo grazie all’innovazione tecnologica dei veicoli”.

I partiti favorevoli alla Tav, Pd e Forza Italia, hanno reagito alla bocciatura dell’opera da parte dei tecnici non con leggerezza. Sottolineano che l’analisi costi benefici di Toninelli sulla Tav abbia confermato le attese: “è un esercizio di pura propaganda. I 5stelle avevano bisogno di un supporto di presunta scientificità per sostenere la loro contrarietà alla Torino-Lione. Ma i nodi prima o poi vengono al pettine: ed ora cosa farà Salvini? Lo aspettiamo in Parlamento per dire si alla Tav, e per rimettere nel cassetto le panzane di Toninelli”. Queste le parole pungenti del senatore Andrea Marcucci, capogruppo del Pd a Palazzo Madama.