“Chi aumenta sapienza aumenta dolore”. Quando Homer Simpson divenne intelligente ma preferì tornare ignorante

“Chi aumenta sapienza aumenta dolore”. Quando Homer Simpson divenne intelligente ma preferì tornare ignorante

21 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisabetta Testa –

La filosofia è ovunque, anche nei posti più impensabili. Vi ricordate il nono episodio della dodicesima stagione dei Simpson, la serie di Matt Groening? Rinfreschiamo la memoria…

Per pagare alcuni debiti, Homer Simpson si fa assumere come cavia umana per alcuni esperimenti. In questa sede scopre che la causa della sua ignoranza è un pennarello infilatosi nel naso quando era bambino, che tocca il cervello. La rimozione del pennarello rende Homer una persona estremamente intelligente e sensibile in perfetta sintonia con la figlia Lisa. Tuttavia, grazie all’acquisita consapevolezza, Homer diventa anche infelice e decide di sottoporsi a un nuovo intervento per reinserire il pennarello. Prima di ritornare a essere stupido, Homer scrive una lettera a Lisa in cui le rivela quanto apprezzi l’intelligenza della figlia, rendendola felice.

Si tratta di un episodio che fa molto riflettere. La morale che emerge è molto simile alle conclusioni cui è giunto, ad esempio, il filosofo Giordano Bruno (1548-1600): “Chi aumenta sapienza aumenta dolore”. La consapevolezza fa soffrire; la conoscenza è dolore. Chi vive da ignorante vive di certo meglio: non si pone nessuna domanda, non conosce se stesso, non ha reale contezza del contesto sociale in cui vive. Non è solo Giordano Bruno a essere arrivato a conclusioni di questo tipo. In primis ne troviamo traccia nell’Agamennone di Eschilo (525 – 456 a.C.): “Zeus ha posto questo come legge possente: solo chi soffre impara”. La conoscenza, insomma, è un bene prezioso, che si paga, però, a caro prezzo. Siamo disposti a soffrire per tutto questo?

Troviamo una morale di questo tipo anche nelle riflessioni di Friedrich Nietzsche (1844-1900), contenute ne La Nascita della Tragedia, quando il filosofo cerca di interpretare la grecità, l’essenza del popolo greco. “Quanto dovette soffrire questo popolo per poter diventare così bello!”.

Pensiamoci… Homer Simpson è l’emblema di tutto questo. Ognuno di noi è, in fondo, un piccolo Homer. Quante volte ci fermiamo a pensare, ad analizzare tutto, cercando equilibrio, soluzioni e rimedi. E quante volte, dopo lunghe riflessioni, ci sentiamo peggio di prima, ancor più smarriti e disorientati? Solo dalla sofferenza, però, si può imparare, si possono costruire le mura della conoscenza. Homer non ha retto il peso della conoscenza; il prezzo da pagare era troppo alto. Ha preferito, quindi, ritornare alla normalità. A quella normalità un po’ imbarazzante, comica e surreale, che lo mette sempre nei guai. È proprio grazie a quella normalità che Homer riesce a essere se stesso, come del resto tutti noi. Vale la pena rinunciare alla felicità per conoscere? Vale la pena soffermarsi a riflettere su qualsiasi cosa? Il prezzo, forse, è troppo alto… Homer suggerirebbe di fare cosi:

Okay, cervello: io non piaccio a te e tu non piaci a me. Ma facciamola, questa cosa, così potrò tornare a smomballarti con la birra!