Intelligenza Artificiale, tra marketing e super prestazioni: che cosa sta diventando lo sport?

di Deborah Villarboito –

Se ne sente parlare sempre di più: l’intelligenza artificiale sta prendendo sempre più piede e sta acquistando importanza. Lo sport non è da meno. Dal più semplice dispositivo “wearable” attraverso cui monitorare i battiti cardiaci, gli sforzi compiuti alle telecamere all’interno dei palazzetti, come capita in NBA, per registrare i movimenti e le azioni al fine di tramutarli in dati da interpretare, approfondire e riutilizzare, oltre alla possibilità di comprendere come migliorare il proprio tiro. Da alcuni sensori inseriti nei palloni, tecnologia che dovrebbe interessare soprattutto il football americano, che sembra possano consentire di registrare la velocità del movimento, la distanza degli spostamenti al casco creato per valutare la condizione degli atleti dopo uno scontro di gioco, potendo stimare eventuali danni e traumi.


La tecnologia nello sport si è diffusa, però, anche mediante gli “smartwatch”e le “smart shoes”, particolari calzature che consentono di rilevare importanti informazioni circa la distanza percorsa, il numero di passi e anche dettagli sulla postura. Diverse, inoltre, sono le innovazioni nel nuoto: dal velocimetro da fissare sui blocchi di partenza, che quindi rileva, dalla partenza alla virata, la velocità del nuotatore, alle palette tecnologiche che misurano la forza esercitata durante le bracciate e l’ingresso in acqua. L’introduzione della tecnologia nello sport, inoltre, ha predisposto alcune innovazioni anche in ambito calcistico soprattutto il ruolo dell’allenatore ma anche quello dei calciatori. Un esempio ci è dato da “Mr. Allegri Tactics”, la prima applicazione che un tecnico professionista ha deciso di lanciare per andare in soccorso di tutti gli allenatori, fornendo suggerimenti di natura tecnico-tattica, psicologica e alimentare. Un altro esempio è “STATS”, che unisce l’analisi dei dati e intelligenza artificiale dà l’opportunità di studiare i propri comportamenti e anche quelli degli avversari.

L’intelligenza artificiale, inoltre, è un aiuto importante anche per i giocatori: l’analisi delle partite può portare a individuare lacune su cui lavorare per migliorare le prestazioni, e, l’attenta osservazione del gioco, può perfezionare la capacità decisionale di reazione, soprattutto sotto pressione: i software, infatti, sono in grado di mostrare agli atleti come avrebbero potuto agire in una determinata azione, analizzando il ventaglio di possibilità a propria disposizione. Durante le scorse finali della NBA, citando un caso concreto, i chatbot hanno fornito informazioni a richiesta su disparati argomenti, come le migliori azioni, le grandi partite, i momenti salienti, i riassunti, i dati su un determinato giocatore. A detta di molti supporter è stato come dialogare con un amico dalla conoscenza enciclopedica. Ci sono molti modi in cui i chatbot possono essere usati per il “fan engagement”: aiutandoli e fornendo risposte precise ed esaustive alle loro domande riguardo agli eventi in programma, ad esempio, o alle successive partite, compresi i prezzi e le disponibilità dei biglietti, o ancora con messaggi pianificati. I chatbot saranno elementi chiave nelle future strategie di marketing e di social media marketing di successo, perché aiuteranno i brand a offrire ai fan un’esperienza migliore. Riescono, infatti – grazie ai dati assimilati – a identificare quali sono gli argomenti di maggiore interesse tra i tifosi e ad utilizzarli in modo da aumentarne il coinvolgimento. A differenza dei procedimenti umani, le decisioni prese da questi assistenti virtuali possono essere più rapide e precise, oltre ad avere il pregio di essere disponibili in qualsiasi momento del giorno, moltiplicando così la capacità del club di essere sempre connesso con i fan, ma anche la sua visibilità e quella del suo messaggio.


Dal 2014 la Major League di baseball americana utilizza i servizi offerti da Amazon Web Services. Questo nuovo servizio digitale offerto dalla compagnia di Jeff Bezos è davvero in grado di rivoluzionare la concezione e la comprensione di questo sport. Nell’ambito del baseball ha per esempio messo in piedi una innovativa soluzione per i Big Data chiamata “Player Tracking System”. Si tratta di un’ intelligenza artificiale in grado di raccogliere i dati in tempo reale di un’azione, cogliendone le infinite sfumature. Un battitore nel baseball può dare maggiore o minore forza al suo colpo a secondo di diversi fattori. La posizione assunta al momento della battuta, l’inclinazione della mazza da baseball, il momento in cui il battitore reagisce all’arrivo della pallina e così via. Il Player Tracking System è in grado di analizzare nel dettaglio ognuno di questi singoli aspetti, per giunta in tempo reale. L’obiettivo, quello dichiarato, di questo sistema di Big Data è quello di “favorire conversazioni consapevoli tra gruppi di tifosi”.

In realtà il rischio è di una maniacalizzazione della ricerca della precisione. Precisione da non confondere con ricerca della bellezza di un gesto tecnico, ma come semplice estremizzazione tecnicistica dello stesso. Ecco che la corsa verso una base dovrà essere fatta lungo uno specifico segmento per arrivare all’obiettivo con il minimo del tempo. In questo mondo di dati non c’è più spazio però per l’estro e la fantasia. L’atleta dovrà solo attenersi a quanto sentenziato dalla macchina.

Resta da capire quanto ci farà appassionare tutta questa precisione. Previsione, infallibilità, strategie prestabilite dagli algoritmi. La passionalità, l’imprevisto e il bello della diretta dove finiranno se tutti si attrezzeranno con le stesse “armi”? Serviranno ancora coach e preparatori? Addirittura gli atleti potranno continuare ad essere tali in uno scenario futuristico da film di fantascienza?

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