Sognando i Roland Garros: tra libri di scuola e la terra rossa la storia di Federica

di Deborah Villarboito –

Diciannove anni, vive a Palermo. Nell’infanzia si è divisa tra ben tre sport: golf, nuoto e tennis. Alla fine una sola passione ha sovrastato le altre. Federica Bilardo è entrata nel mondo dei professionisti negli ultimi mesi. Dopo una brillante carriera negli junior, in cui era tra le migliori 50 tenniste, ora è momentaneamente nel ranking “dei grandi” al 620 nella Women’s Tennis Association.

Oltre al tennis ha molti altri interessi: « Studio giurisprudenza e innanzitutto sono una grande appassionata di moto, infatti ne ho una, mi piace molto anche il windsurf, il mare, e naturalmente uscire con i miei amici!». Una ragazza comune ma con un sogno straordinario, che ha radici nell’infanzia: «Ho iniziato a giocare a cinque anni per caso, prima facevo nuoto. Un collega di mio padre gli disse di farmi provare perché nel circolo dove ho iniziato a giocare a tennis c’era un maestro molto bravo con i bambini – racconta Federica – Ho fatto la prova, me ne sono innamorata subito e non ho più smesso. Onestamente mi piace tutto del tennis. Mi piace lottare, riuscire a raggiungere i miei obiettivi, confrontarmi con atleti provenienti da tutto il mondo. Girare il mondo stesso e conoscere persone nuove».

Una giovane campionessa non digiuna di grandi manifestazioni: «Ho giocato tutti i tornei dello slam da juniores: Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open. L’esperienza più bella è stata giocare al Roland Garros a Parigi – spiega – sono stata a contatto con i giocatori più forti del mondo, giocato nei loro stessi campi. È stata un’emozione unica anche perché è il torneo che preferisco, il mio sogno è di vincere un giorno il Roland Garros senior. Un’altra bellissima esperienza l’ho vissuta quando ho giocato per l’Italia agli European Summer Cup e siamo arrivate seconde». Idee chiare e grandi promesse nella racchetta di Federica, mancina, con la preferenza per il singolo rispetto al doppio che le «piace giocarlo solo se conosco bene la mia compagna. Perché per giocare bene in doppio ed avere risultati c’è bisogno di sintonia con la tua partner».

Altro rapporto che necessita di grande affiatamento è quello che lega il coach all’allievo: «è la cosa più importante. In passato ho avuto esperienze negative con degli allenatori. Ora finalmente ho trovato un team eccezionale che mi sta accanto. Personalmente penso che avere le persone giuste vicino sia la cosa più importante. Solo in questo modo riuscirai a tirare fuori il meglio di te stesso, grazie al loro aiuto». Una crescita che porta al mondo del professionismo con tutti i suoi problemi e virtù: «Il passaggio da junior a professionista è stato ed è molto duro. Devi ricominciare tutto da capo. A livello juniores ci conoscevamo tutti. Poi essere tra i top è stato molto bello. Ora è dura, sopratutto quest’anno che hanno rivoluzionato tutte le regole, in peggio. Ed è ancora più difficile arrivare ai vertici.

Però spero di riuscirci lo stesso superando qualsiasi difficoltà». Si parte con la prossima grande sfida quindi: le qualificazioni per il BNL di Roma al Foro Italico di maggio. Ma come farà questa ragazza a conciliare lo sport allo studio? Giurisprudenza non è una facoltà proprio semplice: «È molto difficile. Ma l’ho sempre fatto. Ovviamente non la prendo seriamente come se facessi solo questo. Diciamo che studio a tempo perso la sera. Anziché stare sempre con il telefonino e a guardare la TV impegno il mio tempo in qualcosa di produttivo. Ho sempre amato studiare. L’idea di abbandonare gli studi non mi piaceva. Perché penso che lo studio sia importante, allarga il cervello e anche per il tennis mi è molto utile. Mi aiuta ad allenare la concentrazione». Tanti sogni e determinazione da vendere sono le caratteristiche di questa tennista emergente che sogna di «Diventare una tra le più forti del mondo, di entrare nella top 10 e vincere il Roland Garros. Inoltre, fine carriera continuare a fare quello per cui sto studiando. Magari inserendomi bene nel mondo dello sport». In Italia, come nel resto del mondo, la vita da professionista non è semplice: «È complicato in qualsiasi Paese. Forse da noi è un po’ più difficile perché la gente parla molto. E troppe volte si è soggetti a critiche da parte di persone che non ti conoscono minimamente».

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