Sondaggio sul reddito di cittadinanza: nelle città di Milano e Genova prevale la sfiducia

di Martina Cera –

Il reddito di cittadinanza partirà da aprile 2019, come previsto dal decreto approvato il 17 gennaio scorso. I nuclei familiari che si trovano in una situazione di difficoltà economica e soddisfano i requisiti previsti beneficeranno quindi di un’integrazione del reddito fino ad un massimo di 780.00 euro. Per ricevere il sussidio è necessario sottoscrivere un “patto per il lavoro”, un “patto per l’inclusione sociale” o un “patto per la formazione”, a seconda della categoria di cui si fa parte, con un centro per l’impiego, il vero perno di questa iniziativa.

Se in teoria il meccanismo dovrebbe essere ormai pronto a partire, appare evidente che vi siano delle forti carenze non solo per quanto riguarda la reale comprensione dei cittadini rispetto alla misura, ma anche sulla preparazione stessa dei centri per l’impiego. Abbiamo sottoposto ad un campione di centoventi persone, equamente divise tra le città metropolitane di Genova e Milano, alcuni quesiti rispetto alle informazioni fornite dal Ministero del Lavoro: “Le procedure per ottenere il reddito di cittadinanza sono chiare?”; “Ritieni che il sussidio migliorerà le tue possibilità di entrare, sul lungo termine, nel mercato del lavoro?”; “Credi che una misura come questa aumenterà il benessere generale della popolazione?”.

Il quadro che è emerso è piuttosto preoccupante, considerando che la maggior parte degli intervistati ritiene che le procedure per ottenere il sussidio non siano espresse chiaramente, che i centri per l’impiego non siano ancora in grado di fornire informazioni complete sul tema e che la misura, sponsorizzata dalla maggioranza di Governo fin dalla campagna elettorale, non contribuisca in realtà a creare un aumento del benessere nella popolazione. Particolarmente alta, in questo senso, è la sfiducia dei giovani nella fascia di età 24-30: quattro su cinque credono che il sussidio non inciderà in sul proprio tenore di vita e, fatto ancora più grave, sulla capacità di trovare collocazione nel mercato del lavoro. Più ottimisti gli adulti nella fascia 65-70: tre su cinque ritengono che la misura contribuirà a migliorare il benessere della popolazione. Trasversale, invece, la confusione rispetto alle modalità di accesso e al ruolo dei centri per l’impiego.

È proprio nei centri per l’impiego che il conto alla rovescia è già iniziato: dal 6 marzo i cittadini potranno iniziare ad inviare le domande, ma nella pratica le strutture su cui poggia l’intero provvedimento attendono ancora di sapere se saranno riformati secondo l’intuizione di Domenico Parisi, direttore del National strategic planning and Analysys Research Center dell’Università del Mississippi. Parisi è l’artefice del cosiddetto “Modello Mississippi” che, secondo il Vicepremier Luigi Di Maio, sarebbe in grado di replicare il Italia il successo dei 50mila nuovi posti di lavoro in otto anni puntando su innovazioni digitali e tecnologiche.  

Gli operatori dei centri per l’impiego, intervistati in un campione di venticinque persone, sottolineano che la maggior parte delle persone interessate al reddito di cittadinanza lo sono in funzione di una posizione di “navigator”, il tutor che si occuperà di selezionare le offerte di lavoro per i beneficiari e di stilare rapporti che consentiranno di monitorare il comportamento degli stessi.

Ancora pochissime le richieste di informazioni sul sussidio: tra gli intervistati soltanto tre si sono confrontati in maniera approfondita con un cittadino interessato, ad un livello superficiale cinque operatori si sono visti porre domande generiche sul tema.

Quello che emerge dal sondaggio è una generale sfiducia nei confronti del provvedimento, forse causata dalla mancanza di precise informazioni su modalità e tempistiche. Considerati i tempi strettissimi in cui la misura dovrebbe entrare in vigore e le discussioni interne alla maggioranza di governo, nonché l’assenza di un vero e proprio piano di azione per i centri per l’impiego, l’intera questione getta un’ombra su quello che fino a qualche mese fa era considerato uno dei motivi della vittoria del Movimento Cinque Stelle alle elezioni dello scorso marzo.

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