Una crisi da Oscar

Una crisi da Oscar

21 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Elisa Torsiello –

Gli Academy Awards e il caos di polemiche che ha colpito la cerimonia di quest’anno

Il 2019 è iniziato da appena due mesi, ma già si candida a essere uno degli anni più polemici mai vissuti nel mondo dell’intrattenimento. In questo folle viaggio lanciato a mille all’ora, gli occhi degli appassionati e dei più critici spettatori si sono spesso spalancati, mentre gli applausi si sono schiusi per far sì che le mani scrivessero aspri commenti e profondi attacchi sui social. E così niente e nessuno è passato indenne agli occhi attenti e gli animi sorpresi del proprio pubblico attonito.

A gennaio è stata la volta dei Golden Globes, a inizio febbraio del Festival di Sanremo, con tanto di diatriba tra Ultimo e i giornalisti, rei di averlo fatto perdere e di averlo offeso. A ben pensare pare che questi altri non son che preamboli al vero evento calamitante la maggior parte delle polemiche: i premi Oscar. Se gli Academy Awards sono stati spesso al centro di critiche e attacchi, causa errori umani, scambi di buste (si pensi all’edizione del 2017 con l’erronea proclamazione di “La La Land” al posto di “Moonlight” come “Miglior film”) assenze di vincitori a titolo di protesta (nel 1972 Marlon Brando si rifiutò di presenziare e quindi accettare il premio Oscar per la sua interpretazione ne “Il Padrino” per sensibilizzare il pubblico a favore dei nativi americani) o poco interesse nei confronti delle donne e degli afroamericani, per la prima volta quest’anno le proteste hanno fatto da apripista alla cerimonia scortandoci ogni giorni verso il 24 febbraio 2019.

Che questa cerimonia si sia tramutata negli anni da prestigioso riconoscimento per i grandi del settore cinematografico, a mera giostra mediatica è cosa ormai appurata. Eppure mai come quest’anno le modifiche apportate e i dietrofront compiuti non fanno altro che minare la credibilità di una cerimonia in cui, per una notte all’anno, al centro dell’attenzione vi è il cinema in tutte le sue sfaccettature, da quelle più tecniche e artistiche, a quelle interpretative. Dall’esclusione del presentatore Kevin Hart per tweet risalenti a qualche anno fa e ritenuti inappropriati, alla scelta di consegnare tre premi tanto “tecnici” quanto propriamente filmici (fotografia e montaggio) durante i break pubblicitari, fino alla decisione di far esibire integralmente solo due delle cinque canzoni nominate nell’omonima categoria: siamo di fronte a modifiche che hanno portato a delle vere insurrezioni da parte degli addetti al lavoro e non solo. Il tutto è partito dalla volontà di ridurre a tre ore la durata della cerimonia, scelta questa che ha dato il là, come un domino impazzito, a una sequela di altre decine di decisioni del tutto discutibili.

Ma a fare discutere è soprattutto la decisione che si nasconde dietro queste prese di posizione da parte dell’Academy. Vi è come uno spostamento di interesse da parte degli organizzatori degli Oscar i quali, anno dopo anno, si rivelano sempre più sensibili alle esigenze del pubblico a casa (e, di conseguenza, delle possibile fonti di guadagno) che alla premiazione dell’arte cinematografica nella sua più pura unicità. Dalle nomination che hanno visto un blockbuster come “Black Panther” contendersi addirittura la statuetta più ambita, ossia quella di “Miglior film” solo perché fulcro di quel “black power” tante volte ignorato ai premi Oscar ma che si rivela del tutto insufficiente per giustificare una tale nomination a livello qualitativo, alla relegazione di categorie più tecniche – e per questo assurdamente ritenute poco appetibili per il pubblico a casa – a mere comparse durante gli spot pubblicitari, si sente forte la decisione da parte dell’Academy di disinteressarsi della gioia e orgoglio di uomini e donne indispensabili alla realizzazione di un film, ma i cui nomi rimangono sconosciuti solo perché si occupano dei costumi, del make-up, o del montaggio sonoro.

Il tutto perché per tre anni la cerimonia degli Oscar non ha raggiunto gli ascolti sperati; come se dietro a tale disinteresse ci fosse la troppa celebrazione del cinema in tutti i suoi aspetti, e non una disattenzione nella costruzione scenica e nell’elaborazione di gag e siparietti capaci di intrattenere. Stando a quanto affermato da molti utenti su Facebook, Twitter e Instagram questo lascito di polemiche e decisioni poco condivisibili hanno ottenuto come effetto boomerang risposte del tutto opposte a quelle sperate dall’Academy. Sono in molti infatti (appassionati ed esperti del settore provenienti dal continente europeo in primis) ad affermare che il 24 febbraio preferiranno dormire, piuttosto che assistere a questa (e lo citiamo direttamente) “buffonata”. Forse consci del terribile guaio verso cui si stavano dirigendo, gli organizzatori hanno di nuovo cambiato le carte nella speranza di salvare il salvabile.

Tutte le categorie saranno dunque premiate in diretta; tutte le canzoni nominate avranno la possibilità di esibirsi, seppur in una versione ridotta a trenta secondi; sebbene non vi sia alcun presentatore a tirare le fila della serata, a intrattenere in pubblico in sala e a casa ci penseranno gli annunciatori dei vari premi, i quali si daranno il cambio a suon di battute e siparietti comici. Ma ancora una volta è forte il sentore di un’ennesima delusione. Avete presente quando un bambino combina una marachella e cerca di mettere a posto o nascondere il fattaccio prima dell’arrivo della mamma? Ecco cosa ci sembrano queste ultime decisioni degli organizzatori degli Academy; un pianto ruffiano che distrugge la credibilità di questa prestigiosa serata. Al posto di prendere posizione difendendo le proprie scelte, l’Academy nasconde la testa sotto la sabbia nella speranza che questa ondata di critiche e polemiche si ritragga presto. La risposta a questo dubbio amletico ce l’avremo solo il 25 mattina.