Ivoriano con dolori al petto in ospedale, l’infermiera gli augura di morire

“Devi morire” è uno dei cori più gettonati in uno stadio di calcio. Spesso i tifosi lo cantano contro il giocatore avversario a terra per un infortunio. Tanto è gettonato che quasi non si fa più caso all’orrore che c’è in quelle due parole. Ma pensate se sono pronunciate non da una curva, ma da un’infermiera che si dovrebbe prendere cura di te in un pronto soccorso: non sono ancora più disgustose?

Eppure sono state dette. Contro un paziente ivoriano di 20 anni che lamentava dolori al petto. Ma che ha mantenuto la lucidità per registrare su uno smarphone il dialogo. Si sente la donna che dice: “Devi morire, torna al tuo Paese, non voglio vederti più”. Il video è stato pubblicato sul profilo Facebook del ragazzo. Si vede mentre è disteso su una barella nel corridoio di un ospedale. E poi le accuse: “Sono andato al pronto soccorso nella notte per un dolore al petto”. La struttura in questione è quella di Mercato San Severino, in provincia di Salerno.

A Tgcom24 le spiegazioni del ragazzo: a dire quelle parole sarebbe stata un’infermiera. E’ stata aperta un’inchiesta interna. In rete, naturalmente, si sono scatenati i commenti. Episodio di razzismo in una corsia di ospedale. Il commento di Souleymane Rachidi è sulla sua pagina Fb: “Questa è l’Italia? Dove la vita umana non ha nessun valore, in un ospedale pubblico dove il dottore ti dice: “Devi andare al Paese tuo, devi morire perché sei nero”. E ancora: “Dopo questo episodio, ho deciso di non curarmi più e sono andato via da questo ospedale. Io sono fiero della mia razza e del colore della mia pelle. Andate a dire a Salvini che sono ancora vivo”.

Interpellato successivamente da Tgcom24, Souleymane ha continuato: “Erano le 3 di notte e ho avuto un fortissimo dolore al petto. Stavo svenendo e ho subito chiamato il 118 perché ero solo in casa. Sono stato portato al pronto soccorso e l’infermiera, appena mi ha vista, mi ha detto: ‘Salvini fa ancora entrare questa gente in Italia?’. Poi ha iniziato a dirmi: ‘Tu devi andare al Paese tuo, tu devi morire’. Mi sono sentito davvero male, ma ho deciso di non curarmi più in quell’ospedale. Ho chiamato il mio datore di lavoro e lui mi ha portato al pronto soccorso di Salerno dove mi hanno fatto gli esami. Forse è rotto qualcosa al petto, spero di no. Dovrò fare altri esami”.

Continua: “Io non muoio, mi riprenderò con tanta forza”. Le proteste giunte in rete sono arrivata alla dirigenza della struttura sanitaria che ha aperto un’inchiesta interna. C’è anche chi contesta la ricostruzione. L’Occhio di Salerno riporta la risposta dell’ospedale: “E’ stata aperta un’indagine per fare chiarezza sull’accaduto”. Giuseppe Longo, direttore dell’azienda sanitaria ospedaliera universitaria ‘Ruggi d’Aragona’, dice: “Abbiamo subito avviato tutte le verifiche per appurare cosa è accaduto. Ma qualunque sarà l’esito, è importante tener presente che nel settore sanitario è fondamentale ancora di più il rispetto della dignità e dei valori della persona umana”.

Pasquale Addesso, segretario provinciale, della Cgil Fp, ha commentato anche lui: “Saranno necessaria verifiche per stabilire cosa è accaduto, chi siano i protagonisti e se effettivamente le voci fuori campo siano di un operatore sanitario e si rivolgano proprio al ragazzo in barella”.

di Alessandro Pignatelli

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