Archivio Disarmo: il pericolo armi tra riforma della legittima difesa e il cattivo esempio dei media

Archivio Disarmo: il pericolo armi tra riforma della legittima difesa e il cattivo esempio dei media

28 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Deborah Villarboito –

Il possesso e l’uso di armi in Italia è un dibattito acceso, che in questi torna a fare discutere. Si deciderà infatti se applicare o no una nuova legge sulla legittima difesa “illimitata” e che potrebbe portare alla proliferazione delle armi sul nostro Paese. Il Professor Maurizio Simoncelli è vicepresidente e cofondatore dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (IRIAD), ente attivo nello studio e il monitoraggio del fenomeno armi. L’abbiamo raggiunto per farci spiegare la situazione.


Ultimamente c’è una tendenza a vedere una società più violenta e più aggressiva. Basta leggere i quotidiani o accendere la TV tra telegiornali, l’ultimo telefilm poliziesco o fiction sul crimine organizzato. Ci si chiede il perchè della scelta nell’uso delle armi: «Da un lato c’è una sfiducia nelle istituzioni per cui si tende a farsi giustizia da sé e a risolvere i problemi direttamente senza rivolgersi invece alle autorità che possono essere la magistratura o le forze dell’ordine. Dall’altro lato c’è anche un forte battage pubblicitario a vari livelli, non solo delle aziende, che da anni stanno attivando delle vere e proprie fiere delle armi. Vediamo anche un messaggio che ci giunge da molti canali televisivi su cui vengono trasmessi da anni programmi cinematografici che mettono in evidenza l’utilizzo dell’arma come movimento risolutivo – spiega il Professore – Nella mia gioventù noi vedevamo i film di cowboys in cui c’era il duello finale tra buoni e cattivi. Tutto considerato è rimasto lo stesso meccanismo anche se oggi vediamo come protagonisti altri personaggi. Inoltre c’è una spinta continua anche di certi mass media di mettere in evidenza ogni giorno un delitto e se non c’è andando a prenderne uno di anni fa. Questo tipo di messaggio che viene mandato anche alle giovani generazioni, nel corso degli anni, produce spesso conseguenze».

Maurizio Simoncelli

I dati del Ministero degli Interni pubblicati recentemente, ci dicono che stanno diminuendo i delitti, in particolare gli omicidi. Però la situazione si fa preoccupante se si pensa alla possibilità di una “liberalizzazione” della legittima difesa: «Le normative sono già state cambiate nel 2018 rispetto alla detenzione delle armi. C’è stato un aumento del numero di armi sportive detenibili, di caricatori, di invii della denuncia di detenzione solamente anche via email. Non c’è nessun obbligo di avvisare i propri conviventi del possesso d’arma. Sappiamo purtroppo però che molti omicidi avvengono ad opera di persone che detengono queste armi anche legalmente – continua Simoncelli – Rimane il problema del controllo psicofisico del detentore delle armi. Non abbiamo una revisione periodica del detentore delle armi. La nuova proposta invece in discussione proprio in questi giorni è relativa al fatto che la legittima difesa diventi una licenza di uccidere senza problemi: se uno mi sta rubando un pollo io ho il diritto di ucciderlo. Addirittura nelle pieghe della nuova normativa appare una richiesta per cui non andrebbe nemmeno fatta un’indagine giudiziaria per chiarire le dinamiche». Un problema imponente per la sicurezza pubblica quindi poiché da un lato ci sarebbe questa “licenza di uccidere” senza proporzionalità, uno dei principi fondamentali della legittima difesa che andrebbe a saltare completamente. Dall’altro poi quello di rifiutare totalmente che la magistratura e la polizia indaghino sull’omicidio.

Una scelta non dettata dai dati ma dalle tendenze precisa il Professore: «Purtroppo i nostri legislatori decidono in base a valutazioni e non a dati di fatto, non andando a guardare cosa vuol dire la diffusione delle armi indiscriminata. In Italia abbiamo assistito nel giro di pochi anni al fatto che è aumentata enormemente la richiesta di porto d’armi. Tra il 2016 e il 2017 ce ne sono state 80 mila nuove. La normativa prevede il porto d’armi per uso personale, destinata a persone che fanno lavori particolarmente pericolosi. Poi c’è quello per uso sportivo, che ha avuto un’impennata notevole. Dal 2007 che erano quasi 187 mila, siamo arrivati a circa 400 mila, con un picco nel 2017 di 585mila. È molto difficile avere dei dati precisi: alla fine del 2017 si parlava di 1 milione e 400 mila circa porto d’armi totali secondo il Censis».

Il rischio sarebbe quindi di ritrovarsi in uno stato di incertezza costante per cui ad uno spintone si potrebbe rispondere con una pallottola, senza poi essere giudicati in un processo. Differente il discorso americano ad esempio: «Anche negli Stati Uniti che c’è un’enorme diffusione di armi, 270 milioni, ma c’è una magistratura che indaga. Lì questa grande detenzione porta a 30 mila persone uccise l’anno per arma da fuoco. È praticamente un bollettino di guerra – conclude Maurizio Simoncelli – Due terzi circa erano suicidi di bianchi di età avanzata, mentre le altre vittime erano prevalentemente afroamericani giovani. Ogni Stato ha la sua normativa e si nota che dove è più stringente, il numero di mortalità da armi da fuoco è minore».