Bana, Assoarmieri: “Le armi non devono fare paura”

di Deborah Villarboito –

Le armi o le si ama o le si odia. Incutono timore, danno sicurezza oppure possono essere uno strumento ludico. Ciò che è certo è che in Italia la normativa è più severa che in altri Paesi. Ce lo ha spiegato l’Avvocato Antonio Bana, specialista in diritto penale e presidente di Assoarmieri.


Avv. Antonio Bana

Come detto a livello legislativo c’è un panorama fitto di norme, molte datate e legate alla storia del nostro Paese. «Abbiamo un codice delle armi e degli esplosivi che ha tutta un’articolazione che va da una legislazione che parte dal 1910 fino ad arrivare ai giorni nostri. La parte predominate è il testo con le leggi di pubblica sicurezza dove varie normative che si sono susseguite arrivano al recepimento di direttive europee – spiega l’avvocato – Si parte dai concetti di armi antiche, arma impropria e del catalogo nazionale delle armi che è stato abolito e dei vari limiti del porto d’armi. Abbiamo delle norme che hanno fatto e hanno una loro storia, anche se sono ancora in un certo senso ampiamente attuali».

La legittima difesa è un tema caldo, vista la volontà del Governo di metterci mano. Attualmente «quando parliamo di legittima difesa dobbiamo tenere conto che devono esserci determinati presupposti che riguardano la situazione di fatto che si deve presentare davanti all’aggredito e la difesa che questi può esercitare. Sulla situazione di fatto deve sussistere un pericolo attuale, né passato, né futuro, quindi di un’offesa ingiusta ad un diritto, personale o patrimoniale, proprio o altrui – precisa Bana – Per quanto invece riguarda la difesa che si può esercitare, questa deve essere necessaria, non devono sussistere alternative lecite, come la fuga o meno lesiva come la difesa con bastoni al posto dell’arma da fuoco. Poi deve essere proporzionata all’offesa se no c’è poi anche l’eccesso di legittima difesa, che è andare oltre a quei limiti citati prima. Purtroppo si susseguono tantissime situazioni, perchè il nostro codice penale si è evoluto negli anni. La nostra normativa è una tra le più severe e rigorose d’Europa, anche in materia di detenzione di armi».


Sulla detenzione di armi si dibatte soprattutto per le tendenze che assumono i numeri: «C’è stata una polemica legata ai possessori di porto d’armi per il tiro al volo, perchè è più facile avere questo tipo di licenza: sono passate da 127 mila nel 2002 a 456mila nel 2016, un dato del Ministero degli Interni. Ciò che però viene taciuto e reso poco fruibile alle persone è che nello stesso periodo le licenze per il porto di fucile ad uso caccia sono passate da oltre 885mila circa a sole 580mila, mentre le licenze di porto di pistola per la difesa personale sono passate da oltre 45 mila a sole 18 mila circa – continua l’avvocato – Ad esempio nella sezione venatoria non abbiamo avuto un cambio generazionale, ma un calo drastico. È cresciuto il tiro a volo, quindi c’è un’attività sportiva dilettantistica e agonistiche che sta crescendo. Basti pensare a quante medaglie olimpiche vinciamo nelle Olimpiadi estive ed invernali. Siamo un’eccellenza, come lo è la fabbricazione delle nostre armi da caccia, tiro, tiro a lunga distanza, canna liscia, canna rigata».

Molti però le guardano con sospetto, anche a causa del legame negativo con l’uso violento che si fa delle stesse, ma l’avvocato Bana rassicura: «Le armi non fanno paura e non devono farne, perchè il mercato civile delle armi è un mercato lecito. A chi fanno paura le armi? Forse in questo momento soprattutto a prefetture e questure, che comunque si trovano addosso il carico di rilasciare le licenze che a volte va a infangare la macchina burocratica e quindi a rallentare anche le varie concessioni. Se c’è un drastico calo nel rilascio delle licenze è dovuto anche alla revisione dei requisiti psicofisici per i detentori di armi, in un atteggiamento molto rigoroso sulla concessione e rinnovo del porto d’armi, soprattutto nel caso di precedenti penali, anche dopo un’intervenuta riabilitazione».


Demonizzare il possesso delle armi fa perdere di vista il fatto che oggetti di uso quotidiano possono diventare strumenti per compiere atti violenti. Le responsabilità partono sempre dal singolo: «Se mi viene concessa la possibilità di avere un’arma per difesa personale, caccia, tiro al volo, devo essere sempre attento a quello che faccio, per come la gestisco, per come la tengo e come la custodisco. C’è una fortissima responsabilità e per averla devo avere determinati requisiti di integrità totale. Faccio un esempio. Nel momento in cui qualcuno assume cocaina e beve, mettendosi poi alla guida distruggendo la vita di una o più persone, ha in mano con l’auto uno strumento potenzialmente capace di creare incidenti dolosi e pericolosi. Allora a tutti dobbiamo togliere le auto e nessuno dovrebbe più guidare. Le patenti dovrebbero essere tutte revocate poiché potrebbe esserci qualcuno che impazzisce e prende la propria auto per andare contro a 20 persone. Questo è molto più facile rispetto al fatto di prendere il fucile e sparare. Ci deve essere la massima attenzione quando si parla di armi, però non si deve confondere quello che è il mercato civile degli appassionati a quello che è il mercato nero delle armi e la criminalità».

Rispondi