Iran: le dimissioni del ministro degli Esteri Zarif rafforzano i moderati

Iran: le dimissioni del ministro degli Esteri Zarif rafforzano i moderati

28 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Martina Cera –

Nella giornata di lunedì il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha annunciato con un post su instagram di aver rassegnato le dimissioni dal suo incarico.

Il quotidiano Al-Monitor ha riportato il parere di alcune fonti anonime secondo le quali Zarif avrebbe espresso indignazione per la sua esclusione dall’incontro tra la Guida Suprema Ali Khamenei e il presidente siriano Bashar al-Asad. Al meeting, il primo dall’inizio della guerra civile, era presente anche il generale Qasem Soleimani, comandante di quelle brigate al Qods che negli ultimi anni sono state il perno della proiezione di Teheran in Siria.

La gestione del conflitto su cui l’Iran ha investito parecchio non solo in termini politici, identificando nel regime di al-Assad “l’unico argine contro il terrorismo”, ma anche e soprattutto attraverso un forte supporto economico e militare, è sempre stata contesa tra i pasdaran e il ministero degli Affari Esteri. Negli ultimi anni, in particolare, gli analisti internazionali hanno più e più volte sottolineato il fatto che gli interlocutori principali di Damasco a Teheran fossero le Guardie della Rivoluzione rappresentate da Soleimani e non il ministero di cui Zarif è a capo.

Lo scontento di Zarif per la mancata partecipazione al meeting e la conseguente esposizione mediatica del protagonismo dei pasdaran all’interno dello scenario siriano, tuttavia, potrebbero non essere motivazioni sufficienti per giustificare le dimissioni del ministro. La ragione, che pure non è stata espressa né all’interno del post né con un documento ufficiale, è da ricercare nei complessi rapporti tra moderati, conservatori e ultraconservatori nell’arena politica iraniana, recentemente ancora più tesi di quanto non siano di solito.

Zarif, diplomatico di lungo corso, ha guidato per oltre due anni il negoziato che nel luglio del 2015 ha portato all’accordo sul nucleare. La fragilità del JPOA (Joint Comprehensive Plan of Action), causata soprattutto dall’opposizione dell’amministrazione Trump a qualsiasi forma di dialogo con l’Iran, ha attirato sul Ministero degli esteri numerose critiche.  

Negli ultimi mesi, inoltre, Zarif ha combattuto una dura battaglia per far approvare la normativa sull’antiriciclaggio di denaro e contro il finanziamento al terrorismo che permetterebbe al Paese di entrare a far parte della CFT, la Convenzione Internazionale per la Soppressione del Finanziamento al Terrorismo delle Nazioni Unite, nonché di adottare gli standard del Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale. La legge contro il finanziamento al terrorismo, in particolare, è tuttora bloccata dal Consiglio dei Guardiani, l’organo giuridico incaricato di approvare gli atti legislativi del Parlamento. Gli ultraconservatori che ne fanno parte  ritengono che la nuova norma possa ostacolare gli aiuti di Teheran ad alcuni alleati regionali come Hizb Allah, considerati dall’ONU un’organizzazione terroristica, e limitare di fatto la sovranità del Paese.

Alla notizia delle dimissioni del ministro il presidente Hassan Rouhani ha reagito lodandone pubblicamente la figura in un discorso in diretta televisiva: la perdita dell’architetto dell’accordo sul nucleare, sostanzialmente uno dei pochi uomini in grado di continuare a negoziare con l’Unione Europea senza cedere alle provocazioni di Donald Trump, avrebbe sicuramente provocato una stretta da parte dei conservatori sul governo, con ovvie conseguenze sul piano internazionale.

Un post su instagram, tuttavia, non è un documento formale. Qualsiasi richiesta di dimissioni, inoltre, per essere accettata deve ricevere l’approvazione del presidente e della Guida Suprema: quelle di Zarif sono state rifiutate da Rouhani, come riportato dal portavoce del ministero degli Affari Esteri Bahram Qassemi.

Secondo i media locali, inoltre, non sarebbe la prima volta che Zarif minaccia di rassegnare dimissioni.

Considerato il contesto sia interno che internazionale e il rischio a cui avrebbe esposto la presidenza stessa è probabile che la sua riconferma, oltre che gli attestati di stima da parte del presidente e di un ampio numero di omologhi in Europa, nonché da giornali e televisioni iraniani, segni invece un punto a favore dei moderati  e restituisca maggiore forza alla strada intrapresa con il JPOA e le recenti norme approvate dal parlamento.