Italiani disillusi dal sistema: ecco che le armi si fanno attraenti per la propria sicurezza

di Deborah Villarboito –

Passione, insicurezza, noia moda. Che cosa spinge gli italiani a possedere un’arma? Certo è che si parte da una base radicata: l’Italia come uno dei maggiori leader mondiali nella produzione ed esportazioni di armi soprattutto piccolo-leggere. Poi ci sono le passioni come la caccia e la tendenza in crescita del tiro sportivo sulla scia delle vittorie dei nostri atleti azzurri. L’altra faccia della medaglie però è quella della criminalità organizzata, dell’uso violento oltre che la detenzione illecita di armi difficili da monitorare negli spostamenti. Pochi dati e poco aiuto dallo Stato che nei rapporti che fornisce a volte pare vanesio e impreciso soprattutto sulle esportazioni. Nell’ultimo rapporto Censis del 27 giugno 2018 si è evidenziata una riduzione dei reati, ma comunque una crescita dell’insicurezza che porta ad una “corsa agli armamenti” domestica. Senza poi dimenticare l’attuale decisione dei legislatori di mettere mano alle normative vigenti sulla legittima difesa: si potrebbe arrivare ad una legittima difesa illimitata, che porterebbe alla proliferazione delle armi e dei loro possessori.


Nel 2017 nel nostro Paese c’erano 1.398.920 licenze per porto d’armi, cresciute del 20,5% dal 2014 e del 13,8% solo lo scorso anno. Due sono le tipologie di licenza più richieste, che insieme assommano ad oltre il 94% del totale: quella per uso caccia, per cui nel 2017 si contano 738.602 licenze, aumentate del 7,2% negli ultimi 3 anni e dell’8,8% nel solo ultimo anno; e quella per uso sportivo, detenuta da 584.978 italiani, con una crescita del 47,2% dal 2014 ad oggi e del 21,1% nel solo ultimo anno. Si tratta di circa 200.000 italiani che negli ultimi 3 anni hanno scoperto di avere la passione per i poligoni di tiro insomma.

Azzarderei ipotizzare però, che oltre alla passione sportiva, ci sia anche un cavillo: questo tipo di porto d’armi è più facile da ottenere rispetto agli altri, anche se limita l’utilizzo solo nei poligoni. Da aggiungere a questa folla di appassionati anche i 18.452 cittadini che hanno una licenza per difesa personale, motivazione per cui si deve presentare valida documentazione. Si tratta di un sottoinsieme che è in diminuzione negli ultimi anni. Infine, sono 56.062 le guardie giurate che hanno licenza di arma corta per esercitare la professione e 826 quelle che possiedono un’arma lunga. Se agli italiani che hanno una regolare licenza si aggiungono gli operatori dei Corpi di polizia e delle Forze armate, che sono quasi 500.000, abbiamo circa 1,9 milioni di italiani che possiedono regolarmente almeno un’arma da fuoco. Almeno una, perché la normativa stabilisce che, una volta ottenuta la licenza, si possono tenere in casa 3 armi da sparo, 6 armi ad uso sportivo, un numero illimitato di fucili e carabine, 8 armi antiche o artistiche, nonché munizioni e polvere da sparo. Considerando che ogni famiglia italiana è composta in media da 2,3 individui, il conto è presto fatto: ci sono quasi 4,5 milioni di italiani, tra cui oltre 700.000 minori, che hanno un’arma a portata di mano e che, per gioco, per sbaglio, rancore o follia potrebbero essere indotti a sparare e ad uccidere.


Del resto, numerosi fatti di cronaca avvenuti di recente dimostrano che avere un’arma in casa rappresenta una formidabile tentazione di usarla e che molti assassini sono in possesso di regolare licenza. Per questo motivo è fondamentale che la disponibilità di un’arma sia subordinata ad un addestramento adeguato, nonché alla valutazione, ripetuta nel tempo, delle condizioni psicofisiche del possessore. Che ci sia una pericolosa propensione degli italiani a difendersi con le armi lo dimostra il dato per cui il 39% della popolazione è favorevole a modificare la legge sul porto d’armi, rendendo meno rigidi i criteri per poter disporre di un’arma da fuoco per difesa personale. I rischi che una proliferazione delle armi porti ad un aumento dei morti è reale: basti pensare a quanto accade in America, dove le armi da fuoco sono vendute liberamente e si è affermato un utilizzo molecolare, fisiologico, diffuso delle armi da fuoco.


Se immaginassimo di avere le stesse regole e la stessa facilità degli statunitensi di entrare in possesso di un’arma, in Italia le famiglie con armi in casa potrebbero lievitare fino a 10,9 milioni e i cittadini complessivamente esposti al rischio di uccidere o di rimanere vittima di un omicidio sarebbero 25 milioni. Con il cambio delle regole e un allentamento delle prescrizioni, ci dovremmo abituare ad avere tassi di omicidi volontari con l’utilizzo di armi da fuoco più alti e simili a quelli che si verificano oltre Oceano. Le vittime da arma da fuoco potrebbero salire fino a 2.700 ogni anno, contro le 150 attuali, per un totale di 2.550 morti in più.

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