La mamma stira e il papà legge: gli stereotipi che uccidono la libertà

La mamma stira e il papà legge: gli stereotipi che uccidono la libertà

28 Febbraio 2019 0 Di il Cosmo

di Sabrina Falanga –

La mamma cucina, una volta finito di stirare. Il papà legge, dopo essere rientrato dal lavoro.

A immaginare la scena, si può pensare di trovarsi di fronte a una di quelle réclame degli anni sessanta, in cui mogli dalla vita stretta e le gonne a campana toglievano la polvere, mentre i mariti incravattati sfogliavano il giornale sulla poltrona.

Niente di tutto ciò. Sarebbe stato sicuramente più accettabile.

La mamma cucina, una volta finito di stirare e il papà legge, dopo essere rientrato dal lavoro: è l’ipotesi che si prospetta nell’inconscio di un bambino, che ancora sottoponiamo a messaggi subliminali inaccettabili.

E, no, i messaggi subliminali non sono roba da ‘dietristi’, da programmi tv dedicati al mistero: sono informazioni realmente esistenti, studiate dalla psicologia, dalle quali veniamo bombardati fin da piccoli, quando il nostro cervello è ancora una spugna troppo vergine per riuscire a filtrare quello che arriva.

Alcuni di questi messaggi subliminali arrivano dai libri scolastici – ancora impostati su programmi didattici letteralmente anteguerra -, prova ne è la fotografia che negli ultimi giorni sta saltellando da una bacheca Facebook all’altra, postata da utenti contrariati da quanto si evince.

Nella foto è infatti ritratto un esercizio destinato ad alunni della seconda elementare, dove è palese il messaggio sessista che ne fuoriesce. Il vero problema è che questi testi scolastici, come sopra detto, non sono rivisti da secoli e contengono, forse senza nemmeno coscienza e consapevolezza di chi li produce, messaggi subliminali pericolosi o, per lo meno, sicuramente anacronistici.

È superato, infatti, lo stereotipo della mamma che stira e del papà che legge: o forse no ed è questo il problema?

Come cerchiamo di fare sempre attraverso questa rubrica, sottolineiamo il motivo per cui questo esercizio costituisce psicologicamente una discriminazione non solo per le donne ma anche per l’uomo: perché mentre si pone la donna al solito, vecchio schema della cucina o dell’asse da stiro, si pone l’uomo al solito, vecchio schema del padre padrone che in casa non aiuta e che sarebbe fuori luogo se si aggirasse tra i fornelli.

Il problema è sempre il solito, eppure non è mai menzionato: la limitazione alla libertà. Non solo quella della donna di non cucinare ma anche quella dell’uomo di non portarsi addosso i soliti stereotipi malsani, che il più delle volte non condivide. Perché così come abbiamo donne che cucinano, lavorano e leggono, abbiamo anche uomini che leggono, lavorano e cucinano: e nessuno dei due ha intenzione di tornare allo status originario di padrone e sottomessa.

Nei libri che vorremmo, non ci interessa avere la donna manager e il papà casalingo. Non ci interessa la mamma cuoca e l’uomo imprenditore.

Nei libri che vorremmo, ci interessa avere eguaglianza, parità e giustizia. Le basi, insomma, perché i bambini crescano e diventino donne e uomini liberi. Liberi di essere, liberi di fare. Liberi dagli stereotipi, dai giudizi, dalle astruse convinzioni e convenzioni.

Liberi, come solo i bambini sanno essere.