Dagli Oscar ai Nobel per la letteratura

di Enrico De Maria –

Assegnati in questi giorni gli Oscar, è stato un vero divertimento appuntarsi i pronostici, registrare le reazioni e anche annotare le clamorose esclusioni del passato: su tutte quella di Stanley Kubrick. 

Qui vogliamo fare qualcosa di analogo per i Nobel per la letteratura, istituiti a partire dal 1901, in base al testamento scritto da Alfred Nobel il 27 novembre 1895, poco meno un anno prima di morire (nella sua residenza di Sanremo) il 10 dicembre dell’anno successivo. 

Narra la storia dei Nobel che al celebre inventore della dinamite venne a mancare un fratello, Ludvig, a Cannes nel 1888. Pensando che lo scomparso fosse il fratello più celebre, un giornale francese scrisse un articolo sulla morte di Alfred Nobel e titolò così: “Il mercante di morte è morto”. Quell’articolo errato è probabilmente alla base dell’istituzione dei famosi premi, una sorta di riscatto post-mortem agli occhi del mondo intero di colui che aveva creato una delle più distruttive (allora) forme di esplosivo. 

Originariamente i premi previsti dal testamento erano cinque (Pace, Letteratura, Medicina, Fisica e Chimica), nel ‘69 si aggiunse, sempre con dedica a Nobel, quello per l’Economia. Vengono di solito annunciati ad ottobre e assegnati il 10 dicembre, giorno della morte di Nobel: tutti nella famosa Sala dei Concerti di Stoccolma, eccezion fatta per il Nobel della Pace, che viene consegnato ad Oslo.

Ma addentriamoci subito nel caso specifico che ci riguarda, vale a dire il Premio per la Letteratura spiegando perché, ad esempio, non è stato assegnato: cosa avvenuta, prima, solo nel 1918, negli anni della Seconda  Guerra Mondiale e nel 1935, quando non fu prescelto un vincitore. 

Per  spiegarlo dobbiamo spiegare chi assegna questo ambitissimo riconoscimento, e perché: Ebbene lo assegna l’Accademia Reale Svedese, fondata ben nel 1786  sul modello dell’Academie Française, da Re Giustavo III di Svezia. Essa è composta da diciotto membri che durano in carica a vita e che, fino, fino al 2 maggio dello scorso anno, non potevano dimettersi o essere allontanati da chicchessia. E qui sta il problema…e che problema.

I 18 accademici stavano già studiando l’assegnazione del Nobel 2018, dopo aver indicato, l’anno prima, il giapponese naturalizzato britannico Kazuo Ishiguro, autore del bellissimo romanzo “Quel che resta del giorno”, quando, all’improvviso, vengono travolti dal ciclone #meetoo. Diciotto donne denunciano molestie sessuali da parte del fotografo Jean-Claude Arnault, animatore della vita culturale svedese, ma sopratutto, marito di una delle accademiche, la poetessa Katarina Frostenson. Pare che tra le donne importunate da Arnault, durante una serata all’Accademia, ci sia stata addirittura la principessa ereditaria Victoria di Svezia. 

Lo scandalo è enorme, anche perché si parla, oltre delle presunte avances di Arnault, di fondi che sarebbero stati stornati dall’Accademia al dinamico imprenditore e fotografo: annunciano subito le dimissioni (che non potrebbero dare, secondo la legge istitutiva dell’ente che ha come motto “talento e gusto”)  prima in quattro, poi in sei, tra le quali la popolarissima scrittrice Sara Stridsberg e la presidente Sara Danius. Allora interviene lo stesso Re, Carlo XVI Gustavo, a modificare lo Statuto: ci si può dimettere e, dopo due anni consecutivi di inattività, ciascun membro può essere “invitato”ad allontanarsi: quest’ultimo passaggio è una evidente norma ad personam per la Frostenson che, difendendo il marito, s’era rifiutata di dimettersi come le era stato caldamente suggerito di fare.

Morale, ridotta drasticamente nel numero dei membri, l’Accademia ha deciso di non assegnare il Nobel per il 2018, ma è già stato annunciato che ad ottobre ne saranno annunciati due: quello per l’anno in corso e quello per il precedente.

E qui torniamo alla nostra intenzione originaria. Dare una velocissima occhiata all’albo d’oro, fare qualche segnalazione significativa e parlare dei mancati Nobel.

Partiamo proprio dai primordi. Se io vi dico il nome del primissimo vincitore, nel 1901 vale a dire il poeta francese Sully Prudhomme, probabilmente voi (come me) non avete idea di chi sia. Ma se invece vi dicessi che, per esempio, quell’anno erano ancora vivi e vegeti gente come Lev Tolstoj e Marcel Proust, probabilmente questi nomi qualcosa vi direbbero. Ebbene non hanno mai ricevuto il Nobel per la Letteratura. Potrebbe darsi che l’Accademia non li abbia presi in considerazione perché le loro opere, come pretendeva Alfred Nobel, non si distinguevano nell’auspicata “direzione ideale”? Difficile crederlo, ad esempio per “Guerra e Pace”, mentre forse il sensazionale rifiuto di prendere in considerazione Proust è dovuto più che altro al fatto che la pubblicazione integrale  della “Recherche” si compì solo dopo la sua morte, ed il Nobel non viene mai assegnato alla memoria.

Siamo partiti dai primi casi eclatanti, ma in 118 anni di storia del Premio (a proposito, adesso è di nove  milioni di corone svedesi, vale a dire circa 869 mila euro), il Nobel è stato assegnato a tante figure di secondo piano, ma anche a veri giganti del romanzo, della poesia, del libero pensiero  e del teatro come, solo per citarne alcuni, Kipling (1907), Tagore (1913), Anatole France (1921), Yeats (923), Bernard Shaw (1925), Thomas Mann (1929), Pirandello (1934),  O’Neill (1936), Hesse (1946), Gide (1947), T.S. Eliot (1948), Faulkner (1949), Bertrand Russell (1950), Mauriac (1952) Hemingway (1954), il poeta Jimenez (1956), Camus (1957), Quasimodo (1959), Steinbeck (1962),  Beckett (1969), Solzenicyn (1970), Neruda (1971), Montale (1975), Bellow (1976), Singer (1978), Canetti (1981), Garcia Marquez (1982), José Saramago (1998), Doris Lessing (2007), Mario Vargas Llosa (2010), Alice Munro (2013). Assai controversi  i Nobel a Dario Fo nel 1997 e soprattutto al cantautore americano Bob Dylan, nel 2016.

Solo due volte non vennero ritirati: nel ‘58 da Pasternak, per imposizione del regime sovietico, e nel ‘64 da Sartre per rifiuto ideologico,

Quindi, nomi anche importanti, tra cui quelli di alcuni italiani (in tutto sei, oltre ai quattro citati, Carducci e la Deledda). Ma quanti autori incomprensibilmente dimenticati? Già abbiamo ricordato Tolstoj e Proust, ma l’elenco degli esclusi che non potranno più vincere il Nobel, perché già scomparsi, è tanto autorevole quanto fitto: solo per ricordarne alcuni non si sono mai delittuosamente stati protesi in considerazione dall’Accadsemia James Joyce, Federico Garcia Lorca, Kafka, Céline, Vladimir Nabokov, Virginia Woolf, la Yourcenar, Scott Fitzgerald, João Guimarães Rosa (l’autore dell’immenso “Grande Sertão”), Jorge Luis Borges, John Updike, e il più geniale e poetico scrittore di fantascienza forse di tutti i tempi Clifford Simak (il suo “Anni senza fine” dovrebbe essere letto da tutti, a partire dalle scuole medie). E poi, e soprattutto, Michail Bulgakov, che ci ha regalato il libro dei libri che Montale ha definito “un miracolo”: “Il Maestro e Margherita”.

Fino a poco tempo fa ho trepidato affinché potesse vincere il Nobel lo scrittore francese Michel Tournier (ditemi se in Europa esistono, negli ultimi decenni, libri della potenza di “Le meteore” o de “Il re degli ontani”) oppure lo statunitense Philips Roth: Tournier è morto nel 2016 e il creatore della “Pastorale americana” se n’è andato nel maggio dello scorso anno.

Ora spero che, prima o poi vengano presi in considerazione due sontuosi scrittori americani come Michael Cunningham, autore dell’incredibile “Carne e sangue”, nonché del più famoso (anche per la ragguardevole versione cinematografica) “Le Ore”, oppure come Don DeLillo, il maestro del post moderno di cui sarebbe grave non aver mai letto “Underworld”.  Poi mi piacerebbe che venisse riconosciuta la bravura della Allende, specie dei primi incantevoli romanzi, e, infine, a costo di beccarmi prevedibili contumelie, vorrei spezzare anche una lancia a favore di Stephen King, il più grande osservatore e narratore, oggi, del mondo dell’adolescenza attraverso la lente dell’horror.

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