Proteste in Sardegna: il Movimento Pastori Sardi si dissocia dagli atti violenti

di Deborah Villarboito –

La Sardegna continua ad essere in tumulto. Nemmeno le elezioni regionali hanno placato, almeno temporaneamente, le proteste che da più di 20 giorni continuano a imbrattare di latte le strade principali dell’isola. Il prezzo del latte ovino e caprino, ritenuto troppo basso dagli allevatori, ha acceso la protesta dei pastori: «Ormai con 60 centesimi (attuale prezzo del latte al litro, ndr) non copriamo nemmeno i costi di produzione. Per produrre un litro di latte ci vogliono almeno 80 centesimi a capo. Non ha più senso lavorare sotto i costi di produzione. La protesta è partita per questo: per il prodotto sottopagato da parte dei trasformatori», ci spiega Nenneddu Sanna, rappresentante del Movimento Pastori Sardi.


Negli ultime settimane si sono susseguite manifestazioni di protesta e blocchi in tutta la Sardegna, con migliaia di litri di latte versato in strada. «Attraverso la protesta, vorremmo ottenere un prezzo equo che ci faccia almeno coprire le spese di produzione delle aziende e in più dettare delle regole che in tutti questi anni non ci sono state. Vogliamo sederci ad un tavolo, confrontarci con gli industriali e creare insieme un equo contratto del latte, che non danneggi né noi né loro» continua Sanna. «La gente era già al limite. Non è il primo anno, anche fino a due anni fa era pagato a 60 centesimi, però più si va avanti, più le spese aumentano e il reddito sta sempre diminuendo. La protesta è scaturita perchè siamo arrivati proprio ad un punto di rottura – spiega Nenneddu Sanna – Quando abbiamo visto le fatture di gennaio, ci siamo resi conto che non c’erano nemmeno i soldi per coprire i costi dell’elettricità per accendere la mungitrice. La gente si è un po’ ribellata, cosa che non era mai successa».


Al momento però non è ancora stato raggiunto un accordo, con i pastori che stanno continuando nella loro protesta vista la distanza che ancora c’è con le posizioni degli industriali caseari. «Nei giorni scorsi a Sassari c’è stato un tavolo indetto dal prefetto. Una delle ultime volte che ci siamo seduti con loro siamo arrivati ad un 72 centesimi di partenza. Però siamo ancora lontani da un giusto prezzo per la gestione di un’azienda. Come detto, con 80 centesimi, riusciremmo almeno a coprire le spese di gestione. Si è aperto un certo tipo di dialogo, però vediamo cosa ne esce – puntualizza – Loro insistono con il fatto che il prezzo del latte lo determina il mercato e che lo affidano da anni sempre al prezzo di un solo formaggio che è il pecorino romano. Tale formaggio negli ultimi giorni ha anche acquistato prezzo, quindi siamo fiduciosi anche per quello, in un incentivo da parte dei consumatori. Molte catene hanno accettato con questa protesta di promuovere il prodotto e stanno sensibilizzando la gente a comprarlo. Viene acquistato maggiormente in America».

“L’onda bianca” continua nelle trattative e proteste civili, ma non mancano gli atti violenti. Questa settimana, nel sassarese due uomini incappucciati e armati hanno bloccato un’autocisterna, dandola poi alle fiamme. Una cosa simile era avvenuta anche nel nuorese, con il camion che però era stato soltanto svuotato. In entrambi i casi illesi i conducenti, ma fanno temere queste incursioni armate e a volto coperto: «Siamo tra i primi a dissociarci da queste cose e noi pastori ci mobiliteremo per comprare il camion a quest’uomo che stava lavorando. Non ha senso fare queste cose e non sono attribuibili a noi – dice amareggiato Sanna – Sono veramente schifato da questa azione che si è verificata. C’è gente che ci sta mettendo l’anima per raggiungere un obiettivo, mentre ci sono altri che si impegnano per rovinare tutto. Non si tratta né di pastori né di persone che si stanno rompendo la schiena in campagna. Noi abbiamo deciso di portare avanti queste istanze, di sederci ad un tavolo di trattative e finalmente riportare delle regole che ci consentano nei prossimi anni di avere un minimo di tranquillità e di reddito. Chi tiene davvero al prezzo del latte e al proprio lavoro deve evitare di fare cose come quelle successe nei giorni scorsi. Non ci rappresentano e infatti noi pastori vogliamo dissociarci. Noi stiamo combattendo veramente per questo lavoro».

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