Sardegna al centrodestra: a Roma che succede?

di Alessandro Pignatelli –

A Roma è tutto un chiacchiericcio a bassa voce. Vietato enfatizzare, per il Governo, ciò che sta accadendo con sorprendente monotonia nelle varie regioni, ultima la Sardegna: Lega e Forza Italia, insieme a Fratelli d’Italia, vincono. Insomma, il ‘vecchio centrodestra’, come lo ha definito il vicepremier Matteo Salvini.

Vietato enfatizzare perché si rischierebbe una crisi di governo. Il coltello ce l’ha Salvini dalla parte del manico, ma per il momento non farà nulla per rovesciare l’esecutivo. Gli sta bene così. La Lega continua a guadagnare consensi, ma da sola ancora non ce la farebbe a governare da nessuna parte. Forse il leader del Carroccio sta aspettando proprio questo: che la Lega superi il 50% di consensi. E poi rovescerà la baracca, dove il coinquilino è il M5S sempre più in difficoltà a livello locale. Terzo partito in Sardegna, preceduto da Pd e Lega, con il 9% dei consensi, pochi in più di Forza Italia.

Giuseppe Conte, il premier che cerca di unire le anime diverse del governo, dice: “Inutile enfatizzare il ruolo delle elezioni regionali: sono importanti per la Sardegna, ma non hanno rilevanza sul governo nazionale”. Luigi Di Maio, il grande sconfitto, gli fa eco: “Per il governo non cambia nulla”. A parte il ruolo sempre più sbiadito dei grillini a vantaggio dei leghisti. Salvini, come detto, per ora sta al gioco: “A livello nazionale non cambia nulla, il governo non è a rischio”. Preferisce prendere in giro il Pd: “Dalle politiche a oggi, su sei  consultazioni elettorali, la Lega vince sei a zero sul Pd. Anche in Sardegna, dopo Friuli, Molise, Trento e Bolzano e l’Abruzzo. I cittadini hanno scelto di far governare la Lega”. Attenzione a questa chiosa.

Parlando a Repubblica, Salvini fa sapere di non avere alcuna intenzione di tornare nel “vecchio” centrodestra: “Non succederà mai”. Del resto, adesso è un campione senza ingombranti presenze come quella di Berlusconi a fargli ombra. “Governiamo insieme nelle regioni, nei comuni. Ma finisce lì”. Tende la mano a Di Maio, come si fa con un compagno di squadra che sta vivendo un momento complicato: “Non mi sento più forte io, non deve sentirsi più debole Di Maio”. Meglio avere il nemico comune da sfottere: “Forse il M5S sperava in un risultato migliore, ma gli unici perdenti che stanno festeggiando sono quelli del Pd”.

In Basilicata, a fine mese, il centrodestra punta al cappotto. E dovrebbe farcela. Ma ormai si guarda soprattutto a Roma. Silvio Berlusconi ha le idee chiare in proposito, ma questa volta non usa carezze neanche per la Lega: “Al 12%, Forza Italia all’8%. E’ la dimostrazione che Salvini è stato ridimensionato e non è autosufficiente”. Sempre il Cavaliere: “Il centrodestra si conferma anche in Sardegna la maggioranza naturale degli italiani che, in tutte le tornate elettorali dopo il 5 maggio 2018, hanno premiato l’unità della coalizione. Sono soddisfatto, comincia una stagione nuova”.

Chi si lecca le ferite, comunque la si giri, è il M5S. Dal 40% di meno di un anno fa siamo intorno al 10%.  Beppe Grillo ammette: “Perché non c’è la mafia in Sardegna? Perché tre sardi hanno tre opinioni diverse sulla mafia. Sono gli effetti che vediamo di una politica da 20 anni sbagliata. Perché prima si pensa alla pecora e poi ai pastori. E’ un’autonomia che non ha più senso. La democrazia e la politica si stanno decentrando, ma non sanno cosa succede nella periferia. Forse non siamo all’altezza, forse siamo principianti come  dicono. Il Movimento è nato per dare uno strumento ai cittadini anche con Rousseau”.

Manca una voce, quella di Matteo Renzi: “Che i Cinquestelle abbiano un problema mi sembra evidente. Prima dovevano vincere in Molise, poi in Abruzzo, in Sardegna e in Basilicata. Io dico che arrivano terzi anche in Basilicata”.

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